fanini
   Anno XI 
Martedì 21 Luglio 2026
faniniivano
Ivano1
Ivano2
Ivano3
Ivano4
Ivano5
Ivano6
Ivano7
Ivano8

Scritto da Valter Nieri
Amore e Vita
20 Luglio 2026

Visite: 258

Jørgen Marcussen, primo capitolo di una storia iniziata oltre mezzo secolo fa. Il campione danese, insieme a Jesper Worre e Rolf Sørensen, è tra i candidati alla "Sfinge d'Oro" del Premio Fedeltà allo Sport 2026, in programma lunedì 12 ottobre e organizzato, da quest'anno, dal Cycling Team di Castellani con il supporto del comune di Capannori

Dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, segnati dalla vittoria di Jonas Vingegaard al Giro d'Italia 2026, il legame tra il ciclismo danese e l'Italia ha avuto un punto di riferimento ben preciso: Ivano Fanini. Una storia lunga oltre mezzo secolo, passata attraverso la maglia gialla indossata al Tour de France da Rolf Sørensen, le Classiche Monumento conquistate dal fuoriclasse di Copenaghen e i Tour de France vinti prima da Bjarne Riis e successivamente da Vingegaard (che ha vestito la prima maglia gialla anche a questo Tour).

Grazie anche alla collaborazione e ai rapporti costruiti con Ole Ritter, oltre 70 corridori danesi tra Junior e professionisti, ebbero la possibilità di trasferirsi in Italia, confrontarsi con un movimento ciclistico più competitivo e trovare quella fiducia che, all'epoca, difficilmente avrebbero ricevuto restando in Danimarca. Era un ciclismo profondamente diverso da quello attuale, vissuto con grande partecipazione popolare e animato da campioni capaci di conquistare l'attenzione e l'affetto dei tifosi.

In quel contesto si impose la personalità vulcanica di Ivano Fanini, dirigente destinato a lasciare un'impronta indelebile non soltanto nella storia dello sport lucchese, ma anche nel ciclismo mondiale. Presidente, proprietario e autentico motore delle proprie formazioni, Fanini si occupava personalmente della ricerca degli atleti, dei rapporti con gli sponsor, delle relazioni con le Federazioni e della costruzione tecnica e organizzativa delle squadre. Per diversi anni riuscì persino a schierare contemporaneamente due formazioni professionistiche, realizzando un'esperienza praticamente senza eguali nella storia del ciclismo.

Le sue squadre sono rimaste nel professionismo per ben 37 anni consecutivi, facendo di Fanini il dirigente più vincente della storia sportiva lucchese e uno dei più longevi e rappresentativi del ciclismo italiano e internazionale. Ivano Fanini è inoltre considerato il vero pioniere e fautore della globalizzazione del ciclismo professionistico mondiale, avendo tesserato atleti provenienti da ben 44 nazioni di tutti e cinque i continenti, in un periodo nel quale il ciclismo era ancora fortemente legato ai confini europei.

Quello con la Danimarca rappresenta uno dei capitoli più importanti di questa storia. Jesper Worre, Rolf Sørensen e Jørgen Marcussen furono tra i primi grandi corridori danesi giunti a Capannori e oggi sono candidati alla "Sfinge d'Oro" del Premio Fedeltà allo Sport 2026 ed il vincitore verrà deciso dai Soci Onorari del Premio che da quest' anno sarà organizzato dal Cycling Team presieduto da Pierluigi Castellani, già presidente provinciale F.C.I. e presentato dal suo fondatore Valter Nieri.

Il primo capitolo è dedicato proprio a Marcussen.

Jørgen Marcussen: le vittorie più importanti arrivarono con Fanini

Jørgen Marcussen occupa un posto particolare tra i numerosi corridori scandinavi che trovarono nelle formazioni Fanini l'ambiente ideale per crescere, affermarsi o rilanciare la propria carriera. Il suo percorso testimonia l'importanza del collegamento creatosi tra il ciclismo danese e quello italiano, nel quale Fanini assunse un ruolo determinante offrendo agli atleti non soltanto un contratto, ma anche stabilità, assistenza e fiducia.

A differenza di altri connazionali arrivati molto giovani alla corte di Fanini, il forte passista-scalatore danese approdò nelle sue squadre nella fase conclusiva della carriera. Furono però proprio quegli ultimi quattro anni a regalargli le più importanti vittorie in linea e alcune delle soddisfazioni più significative della sua lunga esperienza professionistica.

Marcussen possedeva un motore estremamente resistente, una notevole capacità di sostenere ritmi elevati e qualità da passista-scalatore che gli permettevano di difendersi anche sulle salite più impegnative. A penalizzarlo era soprattutto la mancanza di uno spunto particolarmente esplosivo negli ultimi chilometri. Dovette quindi attendere a lungo prima di conquistare una grande vittoria, pur ottenendo numerosi piazzamenti di prestigio.

Il risultato più importante arrivò nel 1978, al suo terzo anno da professionista, quando conquistò la medaglia di bronzo nel Campionato mondiale in linea disputato sul durissimo circuito tedesco del Nürburgring.

Il bronzo mondiale dietro Knetemann e Moser

Marcussen correva con la maglia della nazionale danese. La gara iridata, disputata sulla distanza di 273,7 chilometri, fu caratterizzata dall'azione dell'olandese Jan Raas. Al comando si formò un quartetto composto dallo stesso Raas, Gerrie Knetemann, Francesco Moser e Marcussen.

Nel finale Moser attaccò e soltanto Knetemann riuscì a rispondergli. I due si disputarono il titolo mondiale allo sprint, con l'olandese che precedette il campione italiano al fotofinish per pochi centimetri.

«Mi lanciai da solo all'inseguimento e, nell'ultimo giro, riuscii a recuperare circa quaranta secondi. Purtroppo era ormai troppo tardi: Knetemann e Moser si disputarono il titolo allo sprint. A me rimase comunque la grande soddisfazione della medaglia di bronzo».

Quel terzo posto consacrò Marcussen tra i migliori corridori della sua generazione, ma il danese dovette attendere ancora diversi anni per esprimere pienamente le proprie qualità nelle grandi corse in linea. La svolta arrivò con l'incontro con Ivano Fanini.

L'incontro con Fanini e gli anni più vittoriosi

Il rapporto tra Marcussen e Ivano Fanini cominciò nel 1986, quando il corridore danese aveva ormai 36 anni. A differenza di molti ciclisti cresciuti e affermatisi nelle formazioni del patron lucchese, fra i quali Rolf Sørensen, Marcussen arrivò alla Fanini quando molti ritenevano che la parte migliore della sua carriera fosse ormai alle spalle.

Fanini, invece, continuava a credere nelle sue qualità. Nonostante in molti gli sconsigliassero di puntare su un atleta considerato troppo avanti con gli anni, decise di offrirgli fiducia, tranquillità e una struttura nella quale potesse pensare esclusivamente ad allenarsi e correre. Fu una scommessa vinta da entrambi.

Con la Murella-Fanini, nel 1986, Marcussen conquistò finalmente la sua prima grande vittoria in linea imponendosi nel prestigioso Trofeo Matteotti. Sul traguardo precedette Pierino Gavazzi e Giambattista Baronchelli, che successivamente avrebbero indossato a loro volta la maglia delle squadre Fanini.

Quella vittoria rappresentò una liberazione e il meritato premio dopo tanti anni di sacrifici. Poco dopo Marcussen si ripeté nella propria terra, aggiudicandosi la quarta tappa del Post Danmark Rundt, il Giro di Danimarca. Fu un successo dal significato particolare: un corridore danese, rilanciato da una squadra italiana e dalla fiducia di Ivano Fanini, riusciva a imporsi davanti al pubblico del proprio Paese. Il rapporto fra Marcussen, Fanini e la Danimarca diventava così la rappresentazione concreta di un ponte sportivo costruito negli anni tra il movimento danese e le formazioni professionistiche italiane.

Nel 1987 il trionfo nella pre-mondiale dei record

Nel 1987 si verificò un episodio unico nella storia del ciclismo internazionale. Si disputava il secondo Premio Sanson, ultima prova indicativa in vista delle convocazioni per il Campionato mondiale di Villach, poi vinto dall'irlandese Stephen Roche davanti a Moreno Argentin.

In quella stagione Ivano Fanini schierava contemporaneamente due squadre professionistiche, la Pepsi-Fanini e la Remac-Fanini, che dominarono completamente la corsa occupando le prime quattro posizioni dell'ordine d'arrivo. A vincere fu Jørgen Marcussen, con la Pepsi-Fanini, davanti al compagno Roberto Gaggioli. Terzo si classificò Pierino Gavazzi, della Remac-Fanini, mentre il quarto posto andò al giovane talento danese Rolf Sørensen, anch'egli in maglia Remac-Fanini.

Marcussen, Gaggioli, Gavazzi e Sørensen: quattro corridori appartenenti a due squadre diverse, ma entrambe create, dirette e possedute da Ivano Fanini. Fu un risultato straordinario e difficilmente ripetibile, che sintetizzò la forza organizzativa raggiunta dal progetto Fanini e il peso assunto dal ciclismo danese all'interno delle sue formazioni. Il vincitore era Marcussen, simbolo della precedente generazione, mentre al quarto posto figurava Sørensen, destinato a diventare uno dei più importanti corridori scandinavi della propria epoca: due generazioni del ciclismo danese riunite sotto il nome di Ivano Fanini.

«Con Fanini trovai casa, serenità e fiducia»

Nel corso della carriera Marcussen cambiò squadra quasi ogni anno. L'unico dirigente che riuscì a convincerlo a rimanere per quattro stagioni consecutive fu Ivano Fanini.

«Quando correvo per le altre squadre tornavo spesso in Danimarca. Non avevo la possibilità di vivere tutto l'anno nello stesso luogo e i continui spostamenti rendevano più difficile trovare concentrazione e continuità. Fanini, invece, mi mise a disposizione una casa e mi permise di vivere stabilmente a Capannori. Per lui rappresentava certamente un costo maggiore, ma riusciva così a ottenere il meglio da me.

Per raggiungere una prestazione vincente servono tranquillità, concentrazione e continuità. Anche il miglior programma di allenamento può diventare meno efficace se un atleta è costretto a spostarsi continuamente da una nazione all'altra. Quando arrivai da Fanini nel 1986 avevo svolto un buon periodo di preparazione in Danimarca insieme al mio grande amico e compagno di squadra Rolf Sørensen, con il quale ancora oggi mi sento periodicamente. La tranquillità che mi trasmetteva Fanini fece la differenza: non mi caricava di pressioni inutili, credeva nelle mie possibilità e mi lasciava lavorare nel modo migliore».

La scelta di offrire a Marcussen una casa a Capannori rivela uno degli aspetti più importanti del metodo Fanini. Il corridore non veniva considerato soltanto per il rendimento in gara, ma come una persona che aveva bisogno di stabilità, fiducia e condizioni di vita adeguate per esprimere il proprio potenziale. Fu proprio questa serenità a consentire al danese, ormai nella fase conclusiva della carriera, di ottenere risultati inseguiti per molti anni.

«Fanini ha inciso tutto sullo sviluppo del ciclismo danese»

Quanto ha inciso Ivano Fanini sullo sviluppo e sull'affermazione internazionale del ciclismo danese? La risposta di Marcussen è netta:

«Tantissimo. Grazie a lui molti corridori danesi hanno avuto la possibilità di venire a correre in Italia, confrontarsi con un ciclismo di altissimo livello e ottenere grandi successi. Fanini è sempre stato un grande motivatore: sa capire gli atleti e riesce a far emergere il meglio da ogni corridore. È esattamente ciò che è successo anche a me».

Il contributo di Fanini al ciclismo danese non si limitò all'ingaggio di alcuni singoli campioni. Le sue squadre rappresentarono per anni una vera porta d'ingresso verso il professionismo italiano e internazionale. I corridori provenienti dalla Danimarca trovavano una struttura capace di accoglierli, sostenerli e valorizzarli, aiutandoli anche a superare le difficoltà linguistiche e culturali legate al trasferimento in un altro Paese.

Marcussen ne è uno degli esempi più significativi. Quando arrivò alla Murella-Fanini sembrava vicino alla conclusione della carriera. Fanini gli offrì invece una nuova opportunità e il danese rispose conquistando il Trofeo Matteotti, una tappa del Giro di Danimarca e la prestigiosa prova pre-mondiale del 1987.

Non è quindi casuale che tutte le vittorie in linea ottenute da Jørgen Marcussen tra i professionisti siano arrivate indossando una maglia Fanini. La sua storia rappresenta uno dei capitoli più autentici del lungo rapporto tra Ivano Fanini e il ciclismo danese: un legame nato oltre mezzo secolo fa a Capannori e capace di contribuire alla crescita internazionale di un intero movimento sportivo.

Pin It
  • Galleria:
mise11

RICERCA NEL SITO