Correre in Italia per diventare un campione del ciclismo. È quello che accadde a Soren Lilholt, ciclista danese di tante belle speranze ed anche lui come una miriade di suoi connazionali lanciato da Ivano Fanini, un luminare delle due ruote, uno fra i più grandi talent-scout italiani di tutti i tempi. Per Lilholt questo suo trasferimento segnò un cambiamento radicale della sua giovane età. Era il 1983 quando fece l' esordio al Giro della Lunigiana all' età di 18 anni. Fanini gli offrì alloggio e assistenza. Era sommerso da stress ed ansia di prestazione in età adolescenziale ma nello stesso tempo si faceva esperienza perché il ciclismo gli stava insegnando i valori dell' amicizia, della disciplina e della resilienza ed il rispetto per i compagni. Un Giro della Lunigiana che vide tra l' altro il trionfo della Fanini-Berti che piazzò due danesi nel podio: sul gradino più alto Alex Pedersen mentre terzo si classificò Rolf Sorensen.
"Fanini-ci dice telefonicamente- dalla sua casa di Copenaghen dove vive assieme a due figli di 38 e 33 anni in attesa della pensione (il 22 settembre compie 61 anni ndr)mi aiutò molto a decollare nel ciclismo. Un motivatore che mi esercitava una carica empatica ed educativa nello stesso tempo. Mi offriva un supporto importante mostrandomi vicinanza anche nei momenti di difficoltà. Con la nazionale danese ottenni a 18 anni dei risultati straordinari correndo con bicicletta Fanini, perchè il patron capannorese era anche sponsor della nazionale danese."
Tra l' altro proprio di recente ha rivisto con tante emozioni il suo storico patron ed i suoi successi incorniciati a distanza di 40 anni facendogli visita assieme alla sua attuale compagna al Museo di Lunata.
Quando correva Lilholt dimostrava di avere una intelligenza emotiva oltre che imprimere potenza sui pedali. Un 1983 da favola per lui perchè si impose a livello individuale in linea e nella cronosquadra assieme a Rolf Sorensen, Alex Pedersen e Kim Olsen a Wanganui in Nuova Zelanda. A contribuire a questi due titoli mondiali la squadra Fanini-Berti che lo ha lanciato nella sua prima esperienza all' estero e Ivano Fanini che credeva fortemente in lui e per la cronaca è stato l' unico nella storia del ciclismo danese ad aver vinto due titoli mondiali.
DA PROFESSIONISTA UNA VENTINA DI VITTORIE
Nel 1984 Ivano Fanini fonda la sua prima squadra professionistica Fanini-Wurer e cerca di convincere Lilholt a fare il grande passo anche se con soli 19 anni di età.
"Non accettai-risponde l' ex ciclista danese-in quanto non mi sentivo ancora pronto a passare professionista. Ero ancora troppo giovane e preferivo continuare a vincere nelle categorie dilettantistiche. Preferivo fare esperienza e completare la maturazione fisica, magari crescendo con calma in un ambiente protetto. A malincuore rinunciai alla proposta di Fanini distaccandomi da lui ma dopo aver ricevuto tanti insegnamenti che mi hanno consentito di gestire le prime importanti vittorie."
L' ingresso nelle categorie professionistiche avviene per lui due anni dopo, nel 1986 con la squadra francese Système U guidata da Cyrille Guimard e sponsorizzata dall' omonima catena di supermercati. L' anno successivo le sue prime vittorie fra le quali la classifica finale del Tour del Lussemburgo e la maglia verde indossata al Tour de France sia nel 1988 sia nel 1989 per cinque giorni totali e come primo danese a farlo nella storia. Quindi si impone nella gara in linea del campionato danese precedendo Bjarne Riis, anche lui scoperto da Fanini. Un 1988 magico per lui tanto che si impone anche in una tappa della Parigi-Nizza e nella prima e quarta tappa al Tour della Svezia. Diversi successi li ottenne in seguito con la squadra belga della Histor-Sigma fra i quali l' Harelbeke, la 3.a tappa alla Volta a la Comunitat Valenciana e la prima e quarta tappa al Tour of Britain. Una carriera chiusa però precocemente nel 1992 all' età di 27 anni. Come mai così presto?
"Ho sempre rifiutato il doping in un periodo dove diversi atleti venivano scoperti e sanzionati. Senza l' uso di sostanze illecite non ero più competitivo ed a quel punto ho preferito chiudere con il ciclismo dedicandomi a fare il commerciante import-export di prodotti per il ciclismo, telai di biciclette, scarpe ed altri articoli. L' ho fatto per 25 anni.
Ed ora?
"Faccio il preparatore atletico di diversi ciclisti ed anche il mental coaching. Sviluppare le proprie risorse interiori e superare i limiti psicologici aiuta molto a raggiungere obiettivi specifici."



