Venerdì 5 giugno, alle ore 19, presso OCRA Montalcino/Spazio per eventi, via Boldrini, 4, Montalcino (SI), vernissage di IL CORPO E L’IGNOTO, due sguardi sull’umano, tra medicina e rituale. Mostra fotografica di Marcella Marone Pittaluga ed Enzo Cei. Due visioni tra corpo, cura, spiritualità.
Marcella Marone Pittaluga nasce a New York nel 1964. Cresce a Torino, città che lascia nel 1988 per vivere tra Spagna, Francia, Svizzera, Stati Uniti e infine Cile, dove trascorre undici anni lavorando.
Oggi vive tra la Toscana e il Cile. La sua passione per la fotografia nasce alla fine degli anni Ottanta, quando il padre le regala una vecchia Nikon e un ingranditore Meopta. Nel 1992 lavora a Nizza con il fotografo Martinetti, sviluppando le sue prime fotografie in bianco e nero in camera oscura e lavorando anche sul colore. Nel 1995 frequenta a New York l’ICP – International Center of Photography, dove approfondisce il lavoro in bianco e nero, la street photography e le tecniche di
camera oscura. Durante gli anni trascorsi in Cile (1996–2005), con la fotografa Patty Novoa (Universidad Católica de Chile), approfondisce le tecniche di sviluppo del colore e del bianco e nero, realizzando ritratti su commissione a Santiago e collaborando con la progettista d’interni Jacqueline Domeyko nella creazione di ritratti artistici.
Con il ritorno in Italia inizia il passaggio dalla fotografia analogica al digitale, lavorando con grande attenzione allo sviluppo e alla stampa delle immagini, non più in camera oscura. Attraverso reportage e ritratti realizzati durante viaggi spesso affrontati in solitaria, ricerca un racconto intenso delle persone incontrate. Il centro della sua ricerca fotografica è il rapporto umano: la fotografia come relazione, ascolto e immersione nell’identità dell’altro. Nei suoi lavori emergono temi legati alla resilienza, alla speranza e alla straordinaria capacità dell’essere umano di continuare a creare e sorridere al di là del buio delle avversità. Enzo Cei nasce a Ghezzano (Pisa) in una famiglia di contadini, autodidatta negli anni Settanta, ha iniziato occuparsi di fotografia narrativa scegliendo eventi ordinari che diventano racconti profondamente radicati nel territorio di appartenenza. Per restare fedele ai fatti ha organizzato la propria attività senza adeguarsi alle leggi del mercato, sviluppando i suoi progetti per decenni, quando necessario. Nel lavoro, nelle tradizioni, nella sanità, nella vita sociale e nelle arti
trova idee e risorse per pubblicare i suoi libri, che cura personalmente affinché rispondano pienamente al loro obiettivo finale: informare attraverso i documenti. Il suo lavoro unisce relazioni umane e conoscenza dei fatti in una luce naturale totale; successivamente, procedure ripetute e ostinate di camera oscura trasmettono l’importanza delle idee contenute nelle sue fotografie. Così, Cei racconta il mondo dei trapianti. Cura e percorsi di persone che hanno affrontato tale esperienza e dei loro famigliari. Le sue fotografie sono il risultato di tre anni d’impegno con medici e infermieri, ovunque ci sia un donatore, nelle rianimazioni, nelle sale operatorie e nelle terapie intensive, fin nelle stesse case dei pazienti a respirare attese e nodi emotivi.



