Bene. O male a seconda dei punti di visti. Peer alcuni si è scongiurata una sorta di dittatura politico-giudiziaria, per altri si è persa la grande occasione. Non abbiamo seguito, personalmente, la campagna elettorale per questa consultazione referendaria. Del resto, con una trentina di processi per diffamazione sulle spalle in 15 anni di (dis)onorata carriera da direttore (ir)responsabile e altrettanti da dipendente di un quotidiano, ormai un minimo di esperienza sul campo ce la siamo fatta. In alcune circostanze siamo rimasti basidi per condanne manifestamente ingiuste e senza senso, in altre, invero pochissime, abbiamo ricevuto assoluzioni quando non ci avremmo scommesso sopra. Tutto ciò per dire che la Giustizia, quella nelle aule dei tribunali, è in certi casi una sorta di colpo di (s)fortuna e i giudici sono un po' come gli arbitri: agiscono in buonafede nella stragrande maggioranza dei casi, ma ci sta che talvolta la buonafede sia anche troppa. In realtà non abbiamo mai dubitato una sola volta della onestà intellettuale dei giudici chiamati a giudicarci. Piuttosto, semmai, della più o mano preparazione e capacità. Del resto accade ovunque che ci siano persone più preparate e caratterialmente dotate di altre. Ripeto, comunque, che siamo sempre a livello di tribunale e quindi ancora lontani dai gradi alti del panorama giudiziario dove si giocano le partite più impegnative e importanti. Non mi batterei la testa contro il muro, quindi, di fronte a questa sconfitta né tantomeno esulterei come fanno certi esponenti della Sinistra che solo a vederli viene l'itterizia. Purtroppo per il popolo che costituisce la maggioranza degli imputati nelle aule giudiziarie, un giudice è bravo e competente si assolve, l'opposto se condanna. Errore grandissimo. L'aula non è un campo di calcio e non vi si disputa una partita così come il giudice non è l'arbitro anche se, paradossalmente, è chiamato in un certo senso a ricoprirne il ruolo con la differenza che, al termine, emette un verdetto mentre il fischietto non ci pensa nemmeno. Nessun dramma, quindi, e nessuna esultazione anche se, immaginiamo, da oggi i soliti intellettuali e giornalisti invertebrati cominceranno una guerra che ha come obiettivo l'annientamento dell'altra parte, quella perdente ovviamente. Siamo governati da persone ridicole che del buonsenso non sanno cosa farsene. Noi, che abbiamo battagliato a lungo convinti che dall'esito degli scontri sarebbero dipese le sorti di questo Paese, abbiamo premuto l'interruttore e scelto di sederci sulla riva del fiume.



