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Scritto da Aldo Grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
01 Settembre 2026

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Chi segue i nostri quotidiani on line - Gazzette prima, Inluccaveritas poi - sa bene che essi sono stati, spesso, lo specchio di una vita che, inevitabilmente e visto il carattere di chi l'aveva vissuta, rappresentava inevitabilmente, il suo protagonista. Un po' per mania di centralità, un po' per convinzione, un po' per provocazione, sovente l'esistenza di chi scrive è finita sulle colonne di questi giornali. E non sempre, anzi, quasi mai, per notizie positive. Appena sbarcati a Lucca, nel 1989, trovammo tramite l'amico e maestro di giornalismo Fidia Gambetti, il primo editore disposto a credere in noi. Era Abramo Editore, di Catanzaro e il suo direttore editoriale Carlo Carlino ebbe da subito fiducia in noi al punto che nel 1990 venne stampato e pubblicato Autoritratto di una generazione. A gennaio del 2027, esattamente il 26, il giorno che precede la giornata della memoria, Piemme-Mondadori darà alle stampe l'ultimo libo scritto dal direttore (ir)responsabile di questa testata. Nessuna anticipazione, per scaramanzia ovviamente, ma se si fanno due conti sono trascorsi trentasette anni, una via davvero. L'ultima opera affronta il periodo storico che va dalla prima guerra mondiale alla fine della seconda e narra la storia di un uomo scomparso tragicamente al termine di un lungo viaggio attraverso il fascismo, come avrebbe detto Ruggero Zangrandi, in un campo di sterminio. Ormai conosciamo così bene il Ventennio che potrebbero chiamarci a tenere lezioni all'Università se non fosse che all'Università ci finiscono spesso solo quelli che hanno il fondoschiena protetto. Il contratto firmato con Piemme, uno dei tanti siglati in questa lunga esistenza pubblicistica, prevedeva la consegna del testo entro il 30 settembre 2026. Eravamo a marzo e avevamo tutto il tempo necessario se non fosse che qualcuno che avevamo accanto pensò bene non solo di relegarci a Castiglioncello in mezzo a cinghiali e lupi, ma anche di tradirci e abbandonarci. Per carità, chi è senza peccato scagli la prima pietra e noi di pietre dovremmo riceverne altro che lanciarle, ma è indubbio che il colpo fu dei più forti e la voglia di lavorare oltre a quella di scrivere libri, se ne andarono sostanzialmente a quel paese. Avevamo soltanto la compagnia di Leone, un magnifico esemplare di labrador e non potevamo, praticamente, rientrare a Lucca. Consiglio a tutti quelli che si trovano in situazioni di m...a: mai mollare, cercare sempre, dentro di sé, la forza per andare avanti volendosi bene. E chiedere aiuto. Noi lo abbiamo chiesto ad amici e amiche, a Lucca come a Roma e la loro vicinanza ci ha dato una spinta e una fiducia che non pensavamo fosse possibile ricevere. Ecco un altro segreto per chi sta soffrendo dentro di sé: non vergognatevi mai di chiedere aiuto. Mai. Il non farlo, spesso, può avere conseguenze devastanti. Il libro restava lì, con la documentazione necessaria sul tavolo, ma non c'era verso di riuscire a metterci le mani. Speranze, delusioni, amarezze, mortificazioni, umiliazioni, perplessità, dubbi, rabbia, c'era di tutto in quella casa sulla collina che domina il mare. E ogni giorni non si contavano le telefonate con chi, ammirevolmente, provava a dare quella scossa indispensabile per risvegliarsi. Ai primi di luglio, però, la situazione stava diventando drammatica. Il libro era l'ultimo dei pensieri e si rimandava ogni giorno a quello successivo. Una mattina, però, accadde quello che doveva accadere. Sulla nostra mail arrivò un messaggio inviatoci dalla editor della collana che ci ricordava come, al fine di poter pubblicare il 26 gennaio 2027, dovevamo assolutamente rispettare i termini previsti e, quindi, il 30 settembre. Non un giorno di più. Fu come se ci avessero dato uno schiaffo fortissimo. Ci accorgemmo, improvvisamente, che chi ci aveva massacrato, non avrebbe mai potuto impedirci di portare a termine la cosa per la quale abbiamo vissuto questa nostra esistenza ossia scrivere libri con tutte le più grosse case editrici nazionali. Ci sedemmo alla nostra fedele scrivania con, ai piedi, il labrador Leone anche lui abbandonato, ma fedele sin dall'inizio e fino all'ultimo. Scrivemmo la prima pagina e, poi, la seconda, la terza e via via le altre fino a quando, proprio ieri, abbiamo messo la parola fine dopo aver scritto l'epilogo. E' stata una sensazione incredibile, frutto di una autostima ritrovata al termine di un viaggio, come avrebbe scritto Louis Ferdinand Céline, au bout de la nuit, al termine della notte. Quanti sono coloro che, ogni giorno, per un motivo o per l'altro, si trovano immersi in una situazione analoga? E quanti quelli che, purtroppo, si lasciano andare e non reagiscono? Questione di carattere? Certo, ma non soltanto. Mai come oggi l'autore di queste righe è consapevole di quanto, in un mondo così freddo, ci sia bisogno di amici, quelli veri però, quelli che sono disposti a farsi in quattro e anche in otto pur di aiutarti. La solitudine è il peggior nemico in queste condizioni. Sono passati quasi quarant'anni di produzione letteraria ininterrotta. A chi dobbiamo essere grati? A noi (nessun riferimento nostalgico), ma non solo. A tutti quelli che ci hanno seguito e sono corsi in nostro aiuto quando ce n'era bisogno. Anche il protagonista del nostro ultimo libro aveva molti amici, ma, purtroppo, visse in una epoca dove l'amicizia non bastava a mantenersi in vita. Coraggioso, forte, libero, generoso, ma troppo incline a sfidare la sorte e il nemico. Fino a quando non fu catturato, imprigionato, torturato, deportato. L'Italia è sempre stato un paese di levantini, ma ha avuto nei suoi momenti più culminanti, minoranze che hanno mostrato di saper essere rivoluzionarie nel senso più ampio del termine. Questa caratteristica, che non ha colore politico, la stiamo annacquando e distruggendo annientando la nostra identità aprendo a cani e porci provenienti da tutti gli angoli del globo terracqueo. Fra 30-40 anni l'Italia come l'abbiamo conosciuta noi nel secolo scorso non esisterà più. E, sfortunatamente, nemmeno noi.

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