Mi è capitato di scriverlo qualche altra volta. Il Gruppo Valanga, il 29 agosto 1944, compì un atto di eroismo. Lo comandava un giovane studente, Leandro Puccetti.
Era successo che, durante un rastrellamento, un partigiano aveva incontrato un soldato tedesco e lo aveva ucciso. Da lì, come si sapeva, partì subito l’ordine di rappresaglia, che i tedeschi compivano ogni volta che un loro soldato era ucciso, chiunque lo avesse ucciso.
Leandro Puccetti sapeva bene tutto ciò, e cioè che il piccolo e vicino paese dell’Alpe di Sant’Antonio, una frazione di Molazzana, era in pericolo. Come successe a Sant’Anna di Stazzema, la rappresaglia si sarebbe scatenata sul paese facendo strage della popolazione incolpevole. Ma il Gruppo Valanga non si nascose. Leandro Puccetti e i suoi decisero di dichiararsi e attesero i tedeschi, che vennero. Fu una battaglia cruenta. Morirono in 19, compreso Leandro Puccetti, che, ferito gravemente, morì qualche giorno dopo. In ricordo del loro sacrificio fu eretta una cappella votiva e un sacrario sulle pendici del Monte Rovaio, nei pressi dell'Alpe di Sant'Antonio. La visitai, vi sono scritti tutti i nomi dei partigiani che nella battaglia persero la vita. Fu, il loro, un atto, oltre che coraggioso, di responsabilità. A Leandro Puccetti fu concessa la medaglia d’oro.
Invece di tutt’altro segno è l’attentato di via Rasella, a Roma, compiuto qualche mese prima, il 23 marzo 1944, che provocò la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, in cui furono uccisi con un colpo alla nuca ben 335 tra militari, ebrei, antifascisti e civili. C’è un film molto bello che ricorda i fatti e ha per interpreti Marcello Mastroianni e Richard Burton, “La rappresaglia”, del 1973, diretto da George Pan Cosmatos.
Il comportamento che tennero quei partigiani fu all’opposto di quello tenuto poi dal Gruppo Valanga.
I partigiani romani erano sicuri della rappresaglia, ma non si presentarono ai tedeschi quando l’annunciarono, lasciando morire, come conseguenza sicura, tanti innocenti. A mio giudizio, avrebbero dovuto presentarsi, onde evitare la strage annunciata. Non lo fecero e, per me, fu una colpa gravissima, La si giustifica dicendo che fu un atto di guerra, e dunque sono discolpati i fatti. No. Si sapeva che, in ogni caso, ci andavano di mezzo dei civili, e furono tanti, poiché i soldati tedeschi uccisi nell’attentato furono 32. Quei civili andavano salvati con l’unico modo in quel momento possibile: presentandosi, come autori dell’attentato, al comando tedesco. A differenza del gesto compiuto dal Gruppo Valanga, questa non fu affatto un’azione di guerra, ma l’origine consapevole e colpevole di una vera e propria carneficina.
Probabilmente Leandro Puccetti la pensò come me, e quando nell’agosto dello stesso anno, toccò a lui e al suo Gruppo di ricevere le minacce della rappresaglia, non si nascose e non si tirò indietro, ma, armi in pugno, si dichiarò e, con i suoi, li accolse sapendo della morte sicura a cui sarebbero andati incontro.



