A cinquant’anni dalla scomparsa, l’Arcidiocesi commemora il venerabile monsignor Enrico Bartoletti, arcivescovo di Lucca fino al 1973. Giovedì 5 marzo, alle ore 9, la Cattedrale di San Martino – che ne custodisce le spoglie – ospiterà la concelebrazione eucaristica in suo suffragio. Questa memoria è inserita nel programma per i 300 anni dell’Arcidiocesi.
Nato a Calenzano nel 1916, dopo il percorso seminarile iniziato nel 1927 e la specializzazione romana al Collegio Capranica, fu nominato vicerettore del seminario fiorentino di Montughi nel 1941 dove insegnava introduzione alla Sacra Scrittura nel corso di teologia: tra gli allievi c’era Lorenzo Milani. Guidò poi l'istituto anche come luogo di rifugio per gli ebrei, coordinato dal Cardinale arcivescovo Elia Dalla Costa. Il dopoguerra ne consolidò la statura umana e intellettuale, divenendo punto di riferimento spirituale di un vero e proprio cenacolo tra i cui protagonisti spiccavano: Giorgio La Pira, David Maria Turoldo, Ernesto Balducci, Divo Barsotti. Il suo legame con la Chiesa lucchese iniziò nel 1958 quando affiancò l’anziano arcivescovo Antonio Torrini fino a succedergli come arcivescovo titolare. Nel 1973 lasciò Lucca per l’incarico di Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei).
Bartoletti è unanimemente considerato una figura centrale nella Chiesa italiana della seconda metà del Novecento, in una fase delicata della vita sociale e politica e dei rapporti tra Stato e Chiesa. Si parla degli anni che videro susseguirsi la riforma del diritto di famiglia, il referendum per il divorzio, la crisi della Democrazia Cristiana, la dissoluzione dell'associazionismo cattolico tradizionale, per arrivare ai prodromi della questione dell'aborto. In questo contesto, Bartoletti ebbe un ruolo chiave nel rinnovamento ecclesiale secondo le direttive conciliari. Il Cardinale Carlo Maria Martini, infatti, lo definì «il traghettatore della Chiesa italiana sulle sponde del Concilio Vaticano II». Nei suoi anni in Cei (1973-1976), sostenne come azioni portanti della Chiesa: l’annuncio del Vangelo, la catechesi e la promozione umana. In particolare, concentrò la sua attenzione sulla collegialità tra i vescovi e rafforzò la Cei come organismo di comunione. Temi che oggi paiono anticipatori di quanto, dopo una lunga fase di stasi, l’approccio sinodale sta recuperando. Un’eredità raccolta oggi, tra gli altri, dal Cardinale Matteo Zuppi, attuale presidente della Cei, che ne ha lodato la sua «capacità di vivere la speranza incarnata».
Scomparso prematuramente a soli 59 anni il 5 marzo 1976, monsignor Bartoletti era legato da amicizia e collaborazione con Paolo VI. Ne è testimonianza il gesto di quest’ultimo alla morte di Bartoletti: il giorno successivo, il 6 marzo, il Papa si recò alla cappella della Cei per pregare davanti alla salma, lì esposta alla venerazione di vescovi, sacerdoti e fedeli. Il 21 novembre 2025, Leone XIV ha riconosciuto le virtù eroiche di Bartoletti, dichiarandolo ufficialmente venerabile, 18 anni dopo l’apertura della Causa di beatificazione, avvenuta a Lucca l’11 novembre del 2007. La concelebrazione eucaristica del 5 marzo è inserita nel programma delle celebrazioni per i 300 anni dell’Arcidiocesi, all’interno delle quali a Bartoletti è stato dedicato uno speciale percorso che si concluderà il 9 ottobre nel Salone del palazzo arcivescovile, con una giornata di studio e la presentazione del volume «La speranza non delude», raccolta delle sue omelie.



