Abbiamo appreso questa mattina, dalle pagine di un quotidiano locale, quel che già sapevamo da un un po' di tempo e cioè che l'Istituto Internazionale Barco fondato dal professor Giovanni Barco, a Ospedaletto, ha chiuso i battenti. Per quanto tempo non si sa, gli avvocati sono già al lavoro per cercare di far riaprire la sede al più presto. Ci sono pazienti in cura che hanno interrotto forzatamente la somministrazione del suo ossigeno poliatomico liquido così come ce ne sono altri che vedevano in questa terapia l'unica speranza per non doversi abbattere del tutto. Ma chi è Giovanni Barco? Noi lo abbiamo conosciuto tanto tempo fa, quando ancora aveva la sua sede a Pisa che, puntualmente, ogni giorno, dalla mattina alla sera, pullulava di gente che chiedeva a lui quello che altri non avevano saputo comprendere. Barco rappresentava non soltanto una speranza, ma anche qualcosa di più. Passava ore ed ore, anche fino alle tre di notte, a parlare con i suoi pazienti, a cercare di capire come poterli aiutare. Un benefattore dell'umanità? Forse, ma sicuramente un professionista con tutti i crismi del caso e non, come hanno voluto dipingerlo certi pseudo giornalisti o anche medici, una sorta di guru adorato e venerato. Noi abbiamo visto arrivare da Barco e non abbiamo potuto scriverlo, gente di ogni livello, perché quando non sai più a che santo rivolgerti, ci sta anche che un Barco qualsiasi possa essere l'ultimo tentativo per non finire nella disperazione. Rammentiamo una attrice di grande spessore artistico che avevamo visto in Tv nella rassegna dei Promessi Sposi del 1967 nei panni di Lucia Mondella con la regia di Sandro Bolchi e poi anche in A come Andromeda. Noi eravamo capitati per caso a Pisa ed eravamo passati a trovarlo. Quando stavamo per tornarcene a casa, ci telefonò chiedendoci se potevamo accompagnare una sua amica e grande attrice alla stazione ferroviaria di Pisa poiché stava per perdere il treno. Quando incontrammo Pitagora restammo basiti. Una bellissima donna nonostante l'età e di grande classe. Noi eravamo in moto, ma avevamo un solo casco e lei non sapeva come fare ad arrivare a Roma ed era disperata. La facemmo salire e partimmo a razzo verso la stazione dove arrivammo in tempo. Bellissime le parole dell'attrice durante il tragitto: "Mamma mia che bello, non so quanti anni erano che non salivo su una moto". Ma quella mattina, all'interno dell'istituto di Barco vedemmo anche un arcivescovo o un cardinale di colore venuto con tanto di auto di servizio con il lampeggiante sopra. All'interno il parente, a quanto pare, di un grosso personaggio politico la cui madre era in condizioni di salute disperate.
Tutto questo per dire che Giovanni Barco non era né è mai stato un millantatore. Anche noi ci siamo sottoposti alla sua cura per via di dolori al nervo sciatico che non ci facevano nemmeno alzare dal letto. Ebbene i dolori se ne sono andati e noi non abbiamo potuto fare altro che ringraziarlo. Barco è un uomo che ha dedicato tutta la sua vita e quella della moglie allo studio della medicina nel tentativo di trovare metodi innovatori capaci di risolvere le problematiche di salute più delicate. E' un uomo che trascorre almeno 18 delle ore di una giornata a studiare e a visitare mentre le altre sei prova a sognare nuove scoperte per i suoi pazienti. E' un medico umano, che riesce a trasmettere a chi va da lui la sensazione che la vita, in fondo, possa ancora riservare delle sorprese, in positivo. E' un uomo generoso, ingenuo, quasi un bimbo, che vive, spesso, in un'altra dimensione lontana anni luce dalle miserie umane.
Leggiamo che aveva medicinali scaduti e restiamo basiti. Lo accusano anche di irregolarità amministrative che, ci auguriamo, verranno chiarite. Ma su una cosa siamo disposti a mettere la mano sul fuoco senza il timore di finire come Gaio Muzio Scevola: il professor Giovanni Barco merita di poter esercitare la sua attività non foss'altro per tutte quelle persone che noi abbiamo viso, con i nostri occhi, guarire o anche solo stare meglio o anche soltanto tornare a sorridere. Non ci sono solo le cure palliative degli ospedali, ci sono anche uomini che trasmettono più di un arido e freddo apparecchio meccanico.
Forza Giovanni, noi siamo con te.



