Passeggiando sulle Mura di Lucca, quando arrivate al Baluardo San Salvatore, nei pressi di Porta Elisa, vedete delle torrette coperte da graticole e, davanti, un edificio, che ora è stato adibito, nel suo ampio sotterraneo, a sala per conferenze. Ve ne sono state già tenute molte, ed anche importanti.
Quell’edifico era la casa del boia di Lucca, un certo Tommaso Jona, chiamato dalla città ad eseguire le pene capitali. Le esecuzioni avvenivano a mezzo della ghigliottina e l’ultima fu eseguita il 29 luglio 1845 sugli spalti fuori Porta San Donato e riguardò 5 membri della “banda dei sette ladroni”, che operava sul territorio con rapine, aggressioni e omicidi.
I lucchesi non hanno mai gradito la presenza della ghigliottina, come pure le sentenze di morte.
La ghigliottina fu instaurata al tempo della dominazione napoleonica, ai primi dell’800, e quando il governo passò ai Borbone questi decisero di mantenerla.
Doveva essere ben lugubre lo spettacolo. Entrare in città attraverso la Porta San Donato e trovarsi eretto sugli spalti che la precedono il palco della ghigliottina, poteva dare piacere solo agli sciacalli e ai sadici. Ma quelli erano i tempi.
Immagino che quando fu soppressa, nel 1847, allorché il Ducato di Lucca fu incorporato nel Granducato di Toscana, i Lucchesi tirarono un sospiro di sollievo.
Riguardo alla banda dei sette ladroni, in realtà, ne furono ghigliottinati soltanto 5, poiché uno riuscì a fuggire e non lo si rintracciò più, e un altro scampò alla pena, con la motivazione che era troppo vecchio, ma destando il sospetto che fosse stato lui a denunciare il rifugio dei suoi complici. Da qui la grazia.
Da ragazzo mi affacciavo alle graticole dei pozzi che ancora oggi si vedono in bella vista poiché una leggenda diceva che il boia, una volta eseguite le decapitazioni, gettasse le teste dentro i pozzi, ed io, ingenuo, come del resto i miei compagni, sbirciavo sperando di vederne almeno una. In realtà quei pozzi in mattoni sono grandi camini di aerazione in muratura. Servivano cioè a far affluire e scambiare aria nei sotterranei. Lì non ci sono mai state teste di ghigliottinati. Non c’è da aver paura di vederne, dunque.
Piuttosto c’è da aver paura di una storia che ho sentito raccontare e che mi fa venire i brividi. Si dice che certe notti, quei condannati a morti, vaganti senza la loro testa, si muovano intorno alla casa alla ricerca del boia Tommaso Jona, per reclamare la restituzione della loro testa.
È, dunque, pericoloso passeggiare di notte da quelle parti, e invito i lucchesi a non farlo. Io, da quando mi raccontarono quella leggenda, l’ho creduta vera, e da quel posto ci passo, anzi ci passavo (dacché non mi muovo più da casa mia) solo di giorno.
(IA utilizzata su una foto di Tiziana Pergola, che ringrazio)
La casa del boia sulle Mura di Lucca
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cronaca
03 Ottobre 2026
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