misericordia
   Anno XI 
Sabato 25 Aprile 2026
mise
mise1
mise2
mise3
mise4
mise5
mise6
mise7
mise9
mise8
mise13

Scritto da aldo grandi
Cronaca
23 Aprile 2026

Visite: 351

Un'altra collaborazione, ma sempre e solo una collaborazione, nacque con l'Avanti diretto, all'epoca, da Antonio Ghirelli che era stato collega e amico di Ruggero Zangrandi. L'Avanti era il quotidiano del partito socialista italiano, non che avessimo particolari simpatie per la partitocrazia, ma scrivemmo a Ghirelli il quale, evidentemente, apprezzò visto che qualche giorno dopo ricevemmo una telefonata da uno dei redattori, Vito Raponi, che ci invitò in redazione e, poi, a collaborare. Venimmo a sapere che Ghirelli lo aveva chiamato e gli aveva detto di far collaborare quel ragazzo perché era uno che si raccomandava da sé. Così iniziammo a redigere articoli su eventi di storia per particolari ricorrenze. Retribuiti, quindi una piccola soddisfazione. Successivamente anche Paese Sera propose di occuparci della recensione di libri che dovevamo proporre. Il problema era che facevamo fatica a trovarli, qualche volta li acquistavamo, ma, soprattutto, avevamo la pessima abitudine di leggerli per poi scrivere, al massimo le cinque righe previste e più di una volta ci fu spiegato che era inutile sprecare tanto tempo a leggere i libri. 

Eravamo in una fase di stallo. Durante una vacanza lavorativa all'isola di Ponza, nell'estate del 1986, alcune delle interviste ai giovani dei Littoriali apparvero su Paese Sera, ma anche in questo caso non ci fu un seguito. Anche i fatti privati, a volte se non frequentemente, finiscono per condizionare, in positivo o in negativo, le aspirazioni professionali delle persone. A noi accadde. Eravamo sul finire del 1987. Ci eravamo laureati con il massimo dei voti e la lode con la famosa tesi su Francois Guizot. Adesso iniziavano i problemi. Che cosa avremmo fatto della nostra vita e della nostra passione di scrivere? Il professor Renzo De Felice, che curava una collana di testi per Bonacci Editore, ci propose di fare un libro sui giovani fascisti, ma non solo con le testimonianze, ma proprio un libro vero e proprio. Ringraziammo, ma non avevamo voglia e, forse, nemmeno la capacità. Ci barcamenavamo tra un lavoretto e l'altro, invero molto attivi e grintosi, agente immobiliare oppure cameriere la sera in un ristorante della Magliana. 

Un giorno, rientrando a casa, abitavamo sulla Via Cassia a La Storta dove ci eravamo trasferiti da Prati, mentre leggevamo il quotidiano Il Tempo acquistato dal genitore che aveva simpatie per Giorgio Almirante, notammo un annuncio in cui veniva bandito un concorso di avviamento alla professione giornalistica con le indicazioni su come partecipare. Era, poteva essere una chance, ma c'erano due intoppi: il primo, che la fidanzata e futura moglie era in dolce attesa e il secondo che a partire dal febbraio 1988 ero in servizio militare con l'Aeronautica, Car a Taranto, poi, presumibilmente, a Roma. Mettemmo da parte tutti gli eventuali ostacoli e decidemmo di partecipare. Inviammo così la documentazione. Era richiesto che, al momento di chiudere gli esami, si doveva essere già congedati e noi, in effetti, ci saremmo congedati qualche mese più tardi. 

Non ci pensammo e andammo avanti senza tante storie. Facemmo lo scritto, eravamo più di 700 candidati e l'editore Andrea Monti Riffeser aveva deciso di scegliersi i propri giornalisti suscitando le ire del sindacato. Superammo l'esame e venimmo ammessi agli orali. Una volta agli orali, ci fu anche chiesto, tra le altre cose, di che squadra fossimo e noi rispondemmo 'Fiorentina'. Una esplosione di risate perché uno dei commissari, Alberto Marcolin ex direttore de La Nazione, e che ci stava interrogando, era proprio un acceso tifoso viola. A fine colloquio, mentre stavamo andando via, a Bologna presso la sede di via Enrico Mattei, il direttore del personale Ferrauto ci corse dietro e, all'ascensore, ci domandò come avremmo fatto a fare il giornalista con un figlio in arrivo e probabili spostamenti. Gli rispondemmo che lui pensasse ad assumerci e noi avremmo pensato al resto.

Risultammo tra i 25 vincitori del bando e la notizia ci venne comunicata mediante telegramma e con nostra immensa gioia. La volontà e la costanza ci avevano premiato, non avevamo mai mollato, anche quando eravamo senza soldi o quasi per mantenere la famiglia e la suocera ci invitava a studiare per i concorsi pubblici che, invero, odiavamo. Ora si presentava la questione più ardua: come fare ad entrare in possesso del congedo militare da consegnare nei tempi richiesti, ma che non avevamo né potevamo avere essendo ancora all'inizio del servizio militare? Ci venne incontro Giovanni Spadolini il quale dispose erga omnes che in caso di nascita di un figlio, per chi si trovava sotto il servizio di leva, sarebbe scattato immediatamente il congedo. E così fu. Il 3 agosto nacque Alessio, ma il concorso era terminato più di un mese prima, quindi come fare? Al ministero dell'Aeronautica avevamo fatto amicizia in breve tempo, eravamo stati assegnati al centralino del comandante Proietti. E avevamo conosciuto parecchi ufficiali, tra i quali alcuni davvero simpatici e disponibili al punto che, su nostra richiesta, accettarono di anticipare la data del congedo di quel tanto che bastava per rientrare nei termini previsti.

Saremmo dovuti essere a Bologna per il dicembre 1988 e, con gli altri vincitori, partecipare alle lezioni tenute da giornalisti e da altri personaggi del mondo editoriale. Direttore della scuola era sempre Alberto Marcolin, fiorentino purosangue, persona di grande umanità. Eravamo al settimo cielo. cominciavamo la nostra avventura, saremmo diventati giornalisti. Un anno prima ci eravamo recati alla segreteria della facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza e mentre eravamo in fila, vedemmo una persona tirare fuori un tesserino rosso e mostrarlo alla dipendente dell'ufficio. Era il tesserino di giornalista, quello da professionisti. Ci eravamo chiesti se noi saremmo mai riusciti a fare altrettanto. Ora era arrivata l'occasione. Certo, dovevamo lasciare Roma e per noi era una tragedia, ma non potevamo gettare al vento questa opportunità che il destino ci aveva riservato.

Nella foto: a inizi anni Novanta un'immagine che ritrae insieme Aldo Grandi e i vertici del comando provinciale dei carabinieri tra cui il comandante Majorana, il capitano Musella, il tenente Arrigoni.

(4 - Continua)

Pin It
mise11
mise12
mise14
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

Sarà la discussione sul Rendiconto di gestione 2025, ad aprire la prossima seduta del consiglio comunale di…

Nei giorni scorsi ha preso il via il cantiere della nuova rotatoria di viale Europa – via Teresa…

Spazio disponibilie

Unire la cura del territorio alla libera espressione creativa. È questo l’obiettivo dell’evento “Domenica sul Fiume – Escursione…

Isabella Caposieno, Orecchiella Garfagnana, si è classificata al secondo posto assoluto ai campionati ialiani di maratona che si…

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Fratelli d'Italia Capannori esprime profondo cordoglio per la morte di Giulio Del Fiorentino. Un vero professionista ed un…

"Numerevolmente: piccole storie di grandi numeri". E' questo il titolo del nuovo appuntamento promosso dall'Università 50 &…

Sarà presentato "Radio Victory", un gioco di ruolo per rivivere l'esperienza di partigiani e partigiane durante la…

Rock psichedelico, hard blues e garage. Da questo intreccio di stili nasce il progetto Moonin Down, che sarà…

Spazio disponibilie

La scomparsa di Giulio Del Fiorentino , direttore di Noi Tv, giornalista, ma sopratutto una persona dal…

Apprendo con grande dispiacere della prematura scomparsa di Giulio del Fiorentino, Direttore di Noi Tv. Un giornalista preparato…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie