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Scritto da ilaria vietina
Cronaca
04 Ottobre 2026

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Ci sono numeri che non possono essere letti soltanto come dati amministrativi. A Lucca ci sono 1.046 alloggi di edilizia residenziale pubblica e 526 nuclei familiari in graduatoria. Ci sono 57 appartamenti pubblici vuoti, ma soltanto 14 sono pronti per essere assegnati. Dieci sono in ristrutturazione, 33 aspettano ancora di esserlo e per 25 di questi non ci sono neppure, al momento, i finanziamenti necessari.

Sono numeri che raccontano una città nella quale trovare una casa sta diventando sempre più difficile. Lo sanno le famiglie che aspettano un alloggio pubblico. Lo sanno i giovani che lavorano ma non riescono a costruire la propria autonomia. Lo sanno le coppie che vorrebbero iniziare una vita insieme, i genitori separati, gli anziani soli, i lavoratori con stipendi che non crescono quanto gli affitti. Lo sanno anche tante persone che cercano semplicemente un contratto di locazione stabile e scoprono che l'offerta di affitti a lungo termine è sempre più difficile da trovare a condizioni sostenibili e i prezzi delle abitazioni in vendita sono in costante aumento confermando la nostra città tra le più costose della regione.

La domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci è molto semplice: chi lavora, studia, cresce i propri figli a Lucca può ancora permettersi di vivere a Lucca?

È da questa domanda che deve partire una nuova politica per la casa. Perché la casa non può essere considerata soltanto un problema da affrontare quando diventa emergenza sociale. Abitare è un diritto. Significa avere un luogo nel quale costruire la propria vita, diventare autonomi, crescere una famiglia, invecchiare con serenità. Significa dignità, sicurezza, relazioni. Significa sentirsi parte di una comunità.

Per questo crediamo che Lucca debba mettere il diritto all'abitare tra le priorità della prossima stagione amministrativa. La prima responsabilità riguarda il patrimonio pubblico. Non possiamo accettare che, mentre centinaia di famiglie aspettano, esistano appartamenti ERP vuoti perché mancano le risorse per recuperarli. Occorre un programma pluriennale di manutenzione e recupero, con risorse certe, obiettivi annuali e tempi pubblicamente verificabili. Ogni appartamento pubblico recuperato non è soltanto un immobile restituito alla città: è una famiglia che può ricominciare.

Ma l'edilizia pubblica, da sola, non basta. Serve una politica capace di aumentare l'offerta di abitazioni accessibili, recuperando il patrimonio inutilizzato e favorendo il ritorno sul mercato degli affitti lunghi delle case oggi vuote o destinate ad altri utilizzi. Ma per farlo non bastano gli auspici: servono strumenti nuovi e una responsabilità pubblica più forte.

Pensiamo, ad esempio, a un rinnovato impegno, più determinato e incisivo, nel mettere intorno allo stesso tavolo proprietari e persone che cercano un'abitazione, agenzie immobiliari e Terzo settore. Un lavoro prezioso che faciliti l'incontro tra domanda e offerta, costruisca garanzie per i proprietari attraverso un fondo di copertura per eventuali morosità, accompagni gli inquilini e renda più conveniente e sicuro scegliere l'affitto stabile prevedendo premialità fiscale.

Vogliamo inoltre un fondo dedicato all'autonomia abitativa dei giovani, delle giovani coppie e delle giovani famiglie, che possa contribuire alle spese iniziali, alle garanzie richieste e al costo dell'affitto. Perché se vogliamo che i giovani restino a Lucca non possiamo limitarci a chiedere loro di farlo: dobbiamo creare le condizioni perché possano permetterselo. Trattenere e attrarre giovani significa prima di tutto consentire loro di costruire qui la propria vita.

E c'è una scelta che riguarda direttamente il futuro urbanistico della città. La rigenerazione dei grandi contenitori urbani non può rispondere soltanto a logiche commerciali, turistiche o immobiliari. Nei grandi interventi di recupero crediamo si debba prevedere quote di residenza accessibile, attraverso edilizia pubblica e sociale, affitti a canone calmierato e formule che consentano l'acquisto della prima casa attraverso mutui agevolati. Rigenerare una parte della città significa anche questo: restituirla alle persone che vogliono abitarla. Perché una città non si rigenera davvero se recupera gli edifici ma perde i suoi abitanti.

E serve continuità. Nel 2024 il contributo affitti non venne attivato; nel 2025 il Comune, dopo una determinata battaglia di tutto il centrosinistra, ha stanziato 500 mila euro di risorse proprie per ripristinarlo. Una politica così importante non può però dipendere, anno dopo anno, dall'emergenza o dalla disponibilità del momento. Il diritto all'abitare ha bisogno di programmazione, non di intermittenza.

Anche il turismo e gli affitti brevi devono entrare in questa riflessione. Non per costruire contrapposizioni, ma per governare i cambiamenti. Una città attrattiva è una ricchezza soltanto se continua a essere una città nella quale le persone possono vivere. Quando abitare stabilmente diventa più difficile, quando una casa rende più come alloggio turistico che come abitazione per una famiglia, l'amministrazione non può limitarsi a osservare il mercato: deve utilizzare gli strumenti disponibili per ricostruire un equilibrio tra economia turistica e diritto alla residenza.

La casa deve tornare al centro della politica cittadina. Siamo consapevoli che un Comune non può risolvere da solo una questione nazionale così grande, ma può scegliere da che parte cominciare: conoscere il patrimonio abitativo, recuperare quello pubblico, mobilitare quello privato inutilizzato, sostenere gli affitti stabili, utilizzare ogni possibilità normativa per governare quelli brevi, cercare risorse regionali, nazionali ed europee e costruire alleanze con proprietari, associazioni, terzo settore e parti sociali.

Soprattutto può assumersi una responsabilità: fare in modo che nessuno debba lasciare Lucca perché vivere a Lucca è diventato troppo costoso. Una casa non è soltanto quattro mura e un tetto. È il luogo nel quale chiudiamo la porta la sera sapendo di essere al sicuro. È dove crescono i figli, dove si custodiscono gli affetti, dove un giovane comincia finalmente la propria vita adulta. È autonomia e dignità. È vita.

Per questo la casa non può essere un'attesa. Deve diventare un diritto, e la politica cittadina deve tornare ad avere il coraggio di renderlo possibile.

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