Si rincorrono le voci... Si rincorrono le voci di un’imminente, prossima, dismissione del Museo del Risorgimento di Lucca dalla sua attuale sede in Palazzo Ducale per una - incerta - destinazione diversa. Altro l’Ente di riferimento, il Comune (?), altra la collocazione: qualcuno dice la Casa del Boia. Ora, a parte il cattivo gusto di riallestire il museo dell’identità nazionale in un luogo da secoli connotato in maniera negativa per non dire lugubre, tutta la vicenda recente del Museo lucchese appare contrassegnata dai soliti deprecabili modi dello spreco: di soldi, di tempo, di intelligenze, di entusiasmi… Per insipienza si sceglie di vanificare, non utilizzandola in tutta la sua pienezza, un’importante occasione culturale della città e per la città. Non è senza significato, dunque, in questo momento delicato, ripercorrere in breve la storia di questa istituzione culturale, ohimè, non adeguatamente utilizzata.
Una storia difficile.
Le premesse dell’attuale Museo del Risorgimento vanno cercate all’indomani della fine del primo conflitto mondiale, quando i reduci della città e della provincia, riuniti nella Federazione Provinciale Combattenti, si impegnarono nella raccolta dei materiali storici atti a documentare la partecipazione della comunità lucchese e dei suoi figli sia alle vicende del processo risorgimentale, sia al suo compimento negli anni del primo conflitto mondiale. Nel 1925, presso la fortificazione di Porta San Donato trovò la sua prima sede l’allora Museo della Guerra. Quattro anni più tardi, per iniziativa del Comune di Lucca, fu trasferito presso Villa Guinigi e solennemente inaugurato alla presenza di Costanzo Ciano, livornese ma anche un po’ lucchese perché proprietario di una villa a Ponte a Moriano, allora ministro delle Poste e delle Comunicazioni. Organizzato in quattro sale (I - Risorgimento 1821-1870 /II - L’epopea garibaldina /III - La Grande Guerra /IV - Marina e Aviazione più una quinta, mai ultimata, che avrebbe dovuto raccogliere i cimeli delle guerre coloniali), il museo rimase a Villa Guinigi sino al 1951, quando il passaggio di Villa Guinigi dal Comune alla Sovrintendenza alle Belle Arti e la mancanza di un luogo fisico adeguato a ospitare reperti e cimeli determinarono un lungo periodo di incuria e disinteresse protrattosi sino alla metà degli anni Ottanta.
Si deve alla paziente e amorevole cura del bersagliere Maurizio Baldini, a cui il museo è stato intitolato, se fu possibile non solo salvaguardare gran parte del materiale documentario sino a quel momento disperso o conservato in ambienti inadatti, ma anche operare per una, purtroppo effimera, riapertura del museo, avvenuta nel maggio 1989, nella sede del Cortile degli Svizzeri e con la denominazione affatto nuova di Museo del Risorgimento.
Un’iniziativa generosa promossa dall’Ancr di Lucca, ma ancora troppo isolata rispetto alla sensibilità degli Enti pubblici, alle forze della cultura cittadina, al senso comune diffuso.
Vent’anni dopo
Vent’anni più tardi, nel marzo 2013, evidentemente maturata una più elevata coscienza civile rispetto ai temi della memoria e della storia nazionale, come dimostrato dalle numerose manifestazioni a larga partecipazione popolare per i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’amministrazione provinciale di Lucca, grazie al contributo di diversi Enti e Fondazioni (dalla Regione Toscana alla Cassa di Risparmio di Lucca), riapre un museo finalmente a norma, accessibile e fruibile per tutti, organizzato secondo un percorso espositivo ragionato, materiali restaurati e soluzioni didattiche pensate anche per chi il nostro Risorgimento l’aveva dimenticato o non l’aveva mai conosciuto, attento alla storia delle donne e a quella locale.
Già all’indomani della sua inaugurazione il Museo del Risorgimento di Lucca ha sofferto per una cronica assenza di finanziamenti, di personale, di un’adeguata pubblicizzazione della propria offerta culturale… Difficoltà di non poca lena a cui il volontariato di alcuni pochi non è riuscito - e non poteva essere diversamente - a fornire risposte e soluzioni appropriate. Chi scrive, per essersi adoperato per oltre un quindicennio per la creazione di tale istituto e per il suo buon funzionamento, non può che esprimere tutti i sensi di una profonda amarezza… Del resto, per rendersi conto del disinteresse con cui le diverse amministrazioni che si sono succedute in Provincia hanno riguardato al MUR, sarebbe sufficiente uno sguardo sulle cifre stanziate in bilancio dalla inaugurazione a oggi…



