In questi giorni sui quotidiani locali ha avuto largo seguito la notizia della morte dell’ex provveditore agli studi di Lucca, Donatella Buonriposi.
Di lei ho un ottimo ricordo. Fra l’altro, conoscevo bene il padre che conduceva una piccola officina meccanica a Borgo Giannotti ed era mio cliente quando svolgevo le mansioni di direttore presso la Cassa di Risparmio di Lucca, oggi BPM. Anche il padre era una persona simpatica, affabile e gentile.
Devo alla Buonriposi e al compianto Giovanni Pierami la pubblicazione della prima edizione (poi ampliata su Amazon.it) del mio libro “Leggiamo insieme gli scrittori lucchesi”, edito nel 2008 da Maria Pacini Fazzi.
Se ne parlò in Comune, se finanziare l’opera o meno, ed ebbe tra i sostenitori favorevoli, oltre a Giovanni Pierami, proprio la Buonriposi, allora Assessore all’Istruzione. Il libro inizia infatti con una loro presentazione subito sotto lo stemma del Comune di Lucca, che fa da intestazione.
Ho letto i molti elogi che ha avuto (e ad essi aggiungo il mio) ed anche la commovente testimonianza della figlia Lucia.
Tuttavia, c’è una cosa che mi ha colpito: il continuo ricorrere ad una espressione che evoca la non dimenticanza della persona scomparsa. La dimenticanza, invece, è una caratteristica dell’umanità. Solo pochi fanno eccezione, quelli che davvero hanno contribuito a successi significativi e progressivi nei vari campi del sapere, compreso quello dell’arte. Il resto finisce nel dimenticatoio. Magari, non subito, e soprattutto resta durevole nel corso della vita dei familiari sopravvissuti, ma gli anni logorano i volti e i nomi. E a poco a poco il lento sbiadimento si trasforma in dimenticanza.
Finché vivrò ricorderò la passione con cui la Buonriposi appoggiò l’uscita del mio libro e non ho nulla da rimproverarle, se non una piccola debolezza, già ricordata da Aldo Grandi nel suo quotidiano on line In Lucca Veritas. Era il tempo in cui l’attuale Assessore al Turismo, l’ottimo Remo Santini (a lui devo la pubblicazione in fascicoli settimanali de La Nazione di alcune mie leggende) si era presentato alle elezioni come candidato a Sindaco della città. Lo avrei voluto Sindaco, avendone conosciuto le qualità di infaticabile operatore, pieno di interessi e di curiosità (lo sta dimostrando nel suo lavoro di Assessore), ma non ce la fece ad essere eletto, e solo per una manciata di voti. In quell’occasione, la Buonriposi, sempre nell’allineamento con il centrodestra, aveva però presentato una lista propria che raccolse non molti voti, ma proprio quelli che, senza di lei, sarebbero andati alla lista di Remo Santini, e lo avrebbero fatto vincere.
Mi sono domandato, e non ho mai capito, sul perché di questa sua scelta.



