Pur essendo cresciuto in un rione popolare come quello di Pelleria, dove a menar le mani era come bere un bicchiere di vino da “Giulio in Pelleria”, non ho mai fatto a cazzotti. Litigato sì, e se proprio dovevo farlo, avvinghiavo l’avversario e proponevo una specie di lotta. In questo modo spesso ce la facevo a vincere. Avevo, ed ho ancora, un’ossatura forte. Per esempio, ero imbattibile al dito di ferro. L’avversario ed io incrociavamo i nostri diti medi e si roteavano uno in un senso e uno nell’altro finché uno dei due cedeva.
A cazzotti, invece, non mi ci sono mai preso. Quando succedeva di poterlo fare, arrivava mio fratello maggiore Giuseppe, ed era lui a menar le mani. Quante volte mi ha protetto!
Eppure amo la boxe. Ai miei tempi era uno degli sport più seguiti. Nel rione capitava il campione italiano dei pesi medi e mediomassimi Ivano Fontana (1926 – 1993) che fu medaglia di bronzo, nei pesi medi, ai Giochi olimpici di Londra del 1948 e, divenuto professionista, fu campione d'Italia sia nei pesi medi sia nei mediomassimi.
Quando capitava al Bar Giulio (ora diventato un celebre ristorante lucchese: “Da Giulio”) tutti gli si faceva intorno. Era una personalità e in Pelleria non ne capitavano molte. Ci veniva perché frequentava la casa di una nota prostituta che abitava nel quartiere (anche per questo Pelleria godeva di cattiva fama). A proposito di questa casa, voglio raccontare quanto mi accadde il giorno che, con il parroco, si andò a benedire le case del rione. Si andò anche nella casa della prostituta. Ci aprì la sorella, più giovane, che sarebbe potuta andare in sposa a un ricco maragià, tanto era bella come una dea. Mentre il prete impartiva la benedizione si sentirono dei gridolini e ansimi provenire da una stanza chiusa, ovviamente una camera, e altrettanto ovviamente gridolini e ansimi d’amore. Il prete fece presto a benedire e a farci scendere in fretta le scale.
Al contrario di me, nel rione c’erano tanti picchiatori, tutti più grandi di età, ed anche bravi calciatori. Non si facevano mettere la mosca sul naso, e giù botte. Ce n’era uno, Lello, che aveva una tale forza che, quando lanciava la palla finita in fallo, era come tirasse un rigore. Un altro, Luciano, piuttosto bello e ricercato dalle donne, era un fumino. E a proposito di fumini ce n’era uno, di cui non ricordo il nome, che era proprio chiamato così, tanto era facilmente irritabile. Lui minacciava perfino col coltello.
La violenza non mi è mai piaciuta. Ho più volte litigato, anche da grande, ma piuttosto alzando la voce che menando le mani.
Si fa a cazzotti, spesso, per un nonnulla. Eppure, davvero un mistero, vedere fare a botte spesso piace, un piacere sadico.
Ho ricordato la boxe. Che piacere quando Marciano o Monzon o Benvenuti o Cassius Clay atterravano l’avversario. Un colpo secco, un diretto o un montante. Ci si alzava dalla sedia al Bar Giulio, e si applaudiva.
Non ho mai fatto a cazzotti
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cronaca
30 Settembre 2026
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