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Scritto da Redazione
Cultura
30 Giugno 2020

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La lettera che segue, inviata ai propri insegnanti, è di Khalid Dakir, studente dell’ITE “Carrara”, Indirizzo “Sistemi Informativi Aziendali”, recentemente diplomatosi con l’esito di 86/100. Il pubblico lo ha conosciuto nell’occasione di una intervista  a suo tempo recepita dalla stampa locale con il titolo Elogio dell’amicizia, ovvero la storia di Khalid e della sua classe.  Nel suo scritto, lo studente esamina in modo personale ed estraneo ad ogni facile retorica l’incidenza che la scuola ha esercitato sulla sua crescita.

Marina Giannarini

Cari Professori,

cinque anni fa, prima di iniziare questo mio percorso, non avevo la minima idea di quello che mi aspettava, non pensavo che la trafila scolastica portasse con sé dei piccoli, grandi stravolgimenti esistenziali.

Non nego che, prima di intraprendere questo cammino, avevo un po' di apprensione, perché ogni cosa nuova genera un sentimento di paura. I primi giorni sono stati di adattamento al nuovo “mondo”, successivamente, con la mia predisposizione allo studio ed alla relazione umana, è andato tutto bene.

Il biennio è stato il periodo di rodaggio, il bello è venuto dopo. Infatti, gli ultimi tre anni sono quelli che rimangono maggiormente impressi per la complessità degli argomenti affrontati e perché le relazioni interpersonali si intrecciano in maniera più profonda. Si incomincia anche a vedere che senso prende la nostra vita, soprattutto in base alle scelte compiute. È il periodo più stimolante, in quanto ci troviamo nella fase finale della crescita. Nel mio caso specifico tutto è amplificato perché, purtroppo o per fortuna, la mia condizione fisica non ha influito quasi per niente, se non in maniera positiva, sul mio percorso scolastico e, non meno importante, su quello personale. Questa mia condizione mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, dato che il mio modo di essere e di approcciarmi alla vita mi ha fatto scoprire in coloro con i quali entravo in contatto aspetti umani che non pensavo di trovare.

Mi riferisco ai miei compagni di classe, il cui punto di forza è la solidarietà, un valore che, difficile da trovare in casi come il mio, ci ha consentito di completarci a vicenda. Con loro ho condiviso momenti belli e momenti difficili, ma anche in quelli di difficoltà siamo rimasti uniti. Penso che il periodo atipico della DaD ci abbia tolto la possibilità di continuare a vivere ancora pienamente la nostra amicizia “in presenza”. Se dovessi racchiudere in una parola questo mio sentimento, non potrei farlo perché troppo ricco, profondo e sentito, frutto di un cammino in cui ho imparato a provare determinate sensazioni che prima non avvertivo in maniera così intensa. Spero di continuare questo invidiabile rapporto con loro anche dopo la fine del percorso scolastico, perché ha cambiato la mia visione di una vita un po' complicata. Tutto questo grazie anche ad un corpo docente preparatissimo che non ha come obiettivo principale l’insegnare e basta, bensì l’incoraggiare e stimolare la crescita interiore; io sono stato fortunato perché con alcuni docenti curricolari e di sostegno ho sviluppato una relazione empatica che mi ha aiutato non solo a maturare consapevolezze che prima non avevo, ma anche a studiare.

Sono sicuro che questo mio indelebile trascorso avrà delle inevitabili ripercussioni, positivamente parlando, sul mio futuro, a livello sia personale sia professionale. Dal punto di vista professionale, grazie alle consapevolezze maturate ho capito che l’ambizione non ha limiti di alcun genere, anzi, gli ostacoli sono solo stimoli che aiutano ad andare avanti e a progredire. Tuttavia, la mia gioia più grande non sarebbe tanto quella di avere un lavoro gratificante nel quale crescere e realizzarmi, quanto quella di arricchire la vita di chi mi sta accanto. Le persone diversamente abili, infatti, molto spesso hanno paura di dimostrare quello che valgono: io, questo, vorrei evitarlo. Spero di avere contribuito in qualche modo alla comunità alla quale appartengo e di essere ricordato per quello che sono, per la mia partecipazione attiva non solo al contesto scolastico, ma anche nelle relazioni interpersonali e spero di aver fatto passare il messaggio: “qualsiasi avversità la vita ti metta davanti, bisogna reagire con un sorriso”. Questo mio “viaggio” mi ha aiutato a capire, anche attraverso compagni-amici e docenti, che la mia condizione “speciale “è un valore aggiunto senza il quale non sarei quello che sono oggi.

Khalid

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