I più importanti musei del mondo custodiscono gelosamente opere e oggetti appartenenti alla corte napoleonica. Dipinti, ritratti ufficiali, scene storiche, sculture monumentali, abiti di corte, uniformi militari e gioielli testimoniano come l’arte fosse uno strumento per celebrare il potere e diffondere l’immagine dell’Impero.
Tra le più alte espressioni del potere, del simbolismo e del gusto neoclassico europeo, non possiamo che provare un senso di orgoglio nel sapere che uno dei nuclei più significativi è custodito nel cuore della Toscana, a Lucca. È infatti al Museo Nazionale di Palazzo Mansi che si conserva uno dei più preziosi capolavori della moda di corte napoleonica: l’abito di Elisa Bonaparte Baciocchi.
L’abito, ricongiunto al manto originale dopo oltre due secoli, rappresenta una testimonianza di inestimabile valore dell’eredità napoleonica. La sua conservazione e la sua riscoperta si devono agli instancabili studi di Renata Frediani, che ha dedicato anni di ricerca alla cultura napoleonica e alla storia della moda.
La competenza di Frediani è stata autorevolmente riconosciuta anche dalla giornalista internazionale e critica di moda Eva Desiderio che, dopo avere visitato la mostra Arte e Moda allestita dalla stessa Frediani presso Palazzo Bernardini a Lucca, e averne approfondito il lavoro, l’ha definita «una grande esperta dello stile Impero».
Nel 2018 la Frediani, dopo studi e ricerche, ricompose l’ensemble di corte di Elisa Baciocchi e ne ideò l’allestimento nella Sala dei Principi del Museo Nazionale di Lucca. Nel 2022 la ricerca d’archivio di Mauro Pardini ha fornito il documento che attesta l’appartenenza dell’ensemble a Elisa Bonaparte Baciocchi, confermando così gli studi e la ricostruzione storica dell’insieme condotti da Renata Frediani.
Nel dicembre 2025, il numero 31 della rivista Luk, edita dalla Fondazione Centro Studi sull’Arte della Fondazione Ragghianti, ha pubblicato i saggi dedicati alle indagini condotte da Renata Frediani e Mauro Pardini.
Il prezioso manufatto rispetta perfettamente il cerimoniale dell’Impero codificato nel 1805; nel paragrafo «Costume des princes français», ci mostra in modo inequivocabile quanto, seppur breve, il periodo napoleonico abbia rivoluzionato l’estetica di un’intera epoca, influenzando profondamente anche quelle successive. Le lamine d’argento, lucide e opache, ricamate a motivi di foglie piumate e motivi a palmetta su un delicato tulle di seta bianco, rappresentano pienamente lo stile Impero, che affonda le sue radici nella riscoperta dei motivi ornamentali dell’arte classica e dell’antico Egitto Le palmette ricamate non vengono usate solo come motivo decorativo, ma anche come simbolo di trionfo. Nel linguaggio neoclassico napoleonico rappresentano infatti il potere, l’equilibrio e la razionalità; celebrano la gloria imperiale, la classicità e l’autorità politica, richiamando la continuità con la Roma antica. Anche la silhouette femminile subisce una trasformazione radicale, apportando una vera e propria rivoluzione rispetto alla moda del Settecento. La linea della vita si innalza immediatamente sotto il seno, mentre la gonna lunga cade morbida e leggermente svasata, creando una figura slanciata e leggera che richiama l’eleganza delle colonne dell’architettura greca. Il corpo femminile assume una forma ideale, diventando espressione di armonia, forza, proporzione, ordine e autorità.
Questa straordinaria sintesi di simbolismo, alta sartorialità e rappresentazione del potere è oggi nuovamente visibile grazie al paziente lavoro di ricerca che ha consentito di ricongiungere l’abito al suo manto. La bordura della cornice del manto, di proprietà del Comune di Lucca, presenta una perfetta continuità con quella dell’abito, riproponendo lo stesso ricamo di foglie piumate che percorre l’intera decorazione, confermando così l’appartenenza dei due manufatti a un unico ensemble di corte.
Senza il lungo lavoro di ricerca condotto da Renata Frediani, oggi non potremmo ammirare nuovamente riunito questo ensemble appartenuto a Elisa Bonaparte Baciocchi. Il ricongiungimento dell’abito con il suo manto consente di comprendere nella sua interezza uno dei più importanti simboli del potere dell’epoca imperiale napoleonica
Il valore della scoperta è stato inoltre riconosciuto a livello nazionale da un saggio di Vittorio Sgarbi, pubblicato su Il Giornale il 2 agosto 2026, dedicato a Bernardino e Pietro Nocchi e al patrimonio napoleonico di Palazzo Mansi nel quale l’autore evidenzia il prestigio e la rarità dei manufatti riscoperti da Renata Frediani
Maria Vittoria del Rosso
L’autrice, laureata presso il Polimoda di Firenze, lavora nel settore della moda. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lucca, ha coltivato e approfondito la sua passione per la storia del costume e il design, interessi che da sempre accompagnano il suo percorso personale e professionale.



