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Scritto da Luciano Luciani
Cultura
27 Gennaio 2025

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A Mario Lena ho voluto bene come a un amico caro che assomigliava tanto a un fratello maggiore. Ne ammiravo la tenacia e la determinazione, la naturale autorevolezza e la curiosità intellettuale per tanti aspetti della cultura, in primis quella relativa al sapere fisico-matematico, che rielaborava da par suo. Per esempio, intrecciando in maniera originale e personalissima la cultura scientifica e quella umanistica, gettando, tra l’una e l’altra sponda, ponti al tempo stesso agili e robusti. Da dove veniva a Mario una tale visione del mondo e delle cose? In proposito avrei desiderato saperne di più. Chi era davvero Mario Lena? Quali le sue esperienze significative e formative? Quali gli incontri importanti che avevano connotato la sua esistenza? Non mancava occasione d’incontro con lui, in cui non gli ricordassi quanto sarebbe stata apprezzata, scritta in prima o in terza persona, una sua “storia di vita”, utile alla memoria della sua comunità e della sua generazione. Sorrideva e mi liquidava con un “prima o poi mi ci dedicherò” che corrispondeva a un gentile ma definitivo “mai”.
Ed è andata proprio così! Perché Mario Lena da più di trent’anni si era dedicato totalmente alla scrittura poetica, individuando in essa e nelle sue parole la forma più compiuta per dare testimonianza di sé e della sua storia di uomo e d’intellettuale. A me, invece, sarebbe piaciuto conoscere di più e meglio la sua vicenda politica di militante del Partito socialista, interlocutore di personaggi della levatura di un Giovanni Pieraccini, Antonio Giolitti, Tristano Codignola, capace e benvoluto amministratore, primo cittadino di Bagni di Lucca, nel decennio ’60-’70… Sapevo che Mario, sempre capace di “pensieri lunghi”, era stato un importante punto di riferimento politico, culturale e morale per una larga messe di giovani militanti, dirigenti, amministratori e che il suo ruolo educativo non si era limitato alla politica locale e regionale, ma si era allargato alla scuola: maestro elementare, direttore didattico, docente e organizzatore di corsi di aggiornamento per insegnanti,.. Mario Lena si era sempre adoperato, per l’intera sua esistenza professionale, a costruire una istituzione scolastica capace di metodi d’insegnamento più moderni, più democratici, più all’altezza dei tempi che cambiavano velocemente… Una passione, quella per l’insegnamento, che non l’ha mai abbandonato e che, ormai pensionato, lo ha visto promotore, organizzatore e docente in non so più quanti corsi per “studenti con i capelli bianchi”, i discenti “diversamente giovani” di quella benemerita esperienza culturale che va sotto il nome di Università della Terza età. Ma il suo ultimo grande amore, come già detto, da almeno tre decenni era la poesia, in questo supportato generosamente dalla casa editrice governata con mano e gusto sicuri da Maria Pacini Fazzi e dalla figlia Francesca. Versi, i suoi, mai banali spesso tesi nella non semplice operazione di trasferire nel lessico poetico, quello dell’armonia, della grazia, dell’incanto, complessi argomenti filosofici oppure importanti questioni scientifiche. Un’operazione che è piaciuta ai Lettori di lingua araba, storicamente vocata alla scienza. Infatti, nel 2019, per iniziativa del professor Issam Maryanni, docente di lingue alla Scuola Normale di Pisa, introduzione e traduzione a cura del poeta Mohammad Abuhashish, sono state tradotte in quella lingua ventisei poesie di Mario Lena, che ora sono parte integrante di Uomo solamente libro edito dalla casa editrice "Post Modernità" di Rabat (Marocco). Il volume, diffuso nei Paesi arabi, contiene una selezione dei testi di Lena, pubblicati sia in lingua italiana sia tradotti in arabo. Un prestigioso riconoscimento per la poesia di Lena, perché le traduzioni in arabo di opere della letteratura italiana sono piuttosto rare. 
Troppo lungo sarebbe solo l’elenco dei titoli della sua vasta produzione letteraria: rare le raccolte in prosa; frequenti i prosimetri; una consuetudine per lui le raccolte di versi che, con cadenza annuale, il poeta di Bagni di Lucca donava al suo pubblico ora nella platea e nei palchetti del Teatro Accademico, ora, soprattutto negli ultimi anni, nei bei locali restaurati del casinò Municipale della cittadina termale. Occasioni in cui un pubblico numeroso e affettuoso rendeva omaggio al suo Poeta e a un suo cittadino illustre. E Mario non li deludeva mai: nonostante, un anno dopo l’altro fossero sempre più evidenti i segni dell’età che avanzava, il maestro Lena, il sindaco Lena, Lena l’intellettuale, con la passione di sempre, leggeva i suoi testi e con la consueta acribia, con la competenza e la pazienza dell’antico uomo di scuola, li commentava e li spiegava. Ed era proprio lui, uomo di scienze raziocinante e logico, a spiegarci che la poesia non va indagata solo con la ragione, necessaria ma non sufficiente, ma, anche e soprattutto, colta coi sensi, delibata, assaporata… Per dirla con un acuto poeta contemporaneo, Franco Arminio, “presa a morsi, fatta a brandelli, per vedere se dentro c’è sangue o segatura”. E se una metafora più azzeccata di altre, più di altre ardita, scompagina, disordina l’ordine logico dei concetti e delle parole, allora va presa come stella polare perché ci permette d’intraprendere strade nuove e fino a quel momento sconosciute. Una lezione di coraggio e di libertà quella di Mario, svolta con coerenza e amorevole tenacia sino ai suoi ultimi giorni di vita. 

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