Link al video completo: https://youtu.be/qwCe7atM8iQ?si=kT7q2F4XAjNh4uz7
L’incontro con monsignor Filippo Ortenzi, metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, è partito da una domanda sulla sua vocazione. La risposta ci ha portati rapidamente molto lontano: agli apostoli, alla storia della Chiesa e al potere dei papi. Fin dalle prime battute ho capito che sarebbe stata una conversazione vivace, capace di aprire questioni sulle quali vale la pena fermarsi a riflettere.
Per il decimo appuntamento di In Voce Veritas volevo partire da lui: dal percorso che lo aveva condotto all’ortodossia. Ortenzi mi ha raccontato di essere stato attratto dalla religione fin da giovane e di essersi progressivamente allontanato dal cattolicesimo. Alla base di quella scelta, secondo le sue parole, c’è una distanza sempre più forte fra il cristianesimo delle origini e la Chiesa cattolica come si è sviluppata nei secoli. La sua critica è severa, a tratti tagliente, e attraversa questioni dottrinali e vicende storiche che non si possono liquidare in una battuta.
Ascoltarlo, però, mi ha permesso di porgli la domanda che tornava continuamente nei suoi racconti: quando una Chiesa acquista potere, che cosa succede al messaggio che dovrebbe custodire?
La fede e il potere
Ortenzi ha richiamato la Donazione di Costantino, le indulgenze, le condanne religiose e alcuni episodi della storia del papato per spiegare la propria posizione. Nella sua lettura, il problema nasce quando l’autorità spirituale cerca di governare anche la vita politica ed economica. Ne parla con convinzione, usando spesso toni polemici.
A un certo punto il discorso è arrivato persino a Galileo e a Giordano Bruno. Poi, passando dalla letteratura alla religione, Ortenzi ha evocato il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov: la scena immaginata da Dostoevskij in cui Cristo ritorna sulla terra e incontra un’autorità religiosa che non sa più che farsene di lui. Mi è venuto in mente anche Dario Fo, e gliel’ho detto. Quando un’intervista si muove così, da un secolo all’altro e da un libro all’altro, conviene ogni tanto fermarsi e ritrovare il filo. Il nostro era sempre lo stesso: il rapporto fra fede, istituzioni e persone.
Gli ho chiesto allora di raccontarmi meglio la Chiesa Ortodossa Italiana. Ortenzi ha spiegato che, nella sua visione, le Chiese ortodosse si organizzano attraverso i propri vescovi e i propri sinodi. Il metropolita, ha precisato, conserva il suo ruolo finché gode della fiducia del sinodo: se i vescovi non condividessero più il suo operato, potrebbero scegliere un’altra guida. Per chi è abituato ad associare una Chiesa alla figura di un unico capo, è un aspetto interessante da conoscere.
Mi interessava anche capire se le diverse Chiese ortodosse si incontrassero e procedessero insieme. Ortenzi ha risposto che i loro rapporti non sono sempre semplici e ha ricordato le tensioni fra alcune di esse sullo sfondo della guerra in Ucraina. Anche nel mondo religioso, insomma, le divisioni del presente arrivano fin dentro le relazioni istituzionali.
San Francesco e il pane condiviso
Fra le parti della conversazione che ho trovato più vicine alla vita quotidiana c’è stata quella dedicata ai francescani. Avevo notato un legame fra la Chiesa Ortodossa Italiana e alcune realtà di spiritualità francescana e ho chiesto a Ortenzi da dove nascesse. Mi ha parlato della povertà evangelica, della ricerca di una fede vissuta con semplicità e di persone provenienti dal mondo francescano che si sono avvicinate alla sua Chiesa.
Su San Francesco abbiamo avuto modo di vedere quanto le interpretazioni possano divergere. Ortenzi ne ha proposto una lettura legata soprattutto alla predicazione e alla fedeltà religiosa. Io ho riportato il discorso su ciò che, al di là delle differenze, può unire le persone: la pace e l’aiuto a chi è più fragile. Lui mi ha raccontato di un pranzo avuto con fra Giovanni Maria Maddamma, superiore generale della Fraternità di San Francesco, e dell’attività svolta a Stornarella, in provincia di Foggia, dove, secondo quanto riferisce, viene preparato e distribuito gratuitamente del pane a chi si rivolge alla fraternità.
In mezzo a tanti secoli di storia e a molte parole sul potere, quell’immagine è rimasta con me. Il pane si fa, si porta a qualcuno, si condivide. Anche chi ha idee diverse sulla Chiesa può comprendere il valore di un gesto del genere.
Che cosa dire ai giovani?
Gli ho posto poi una domanda sul presente, quello che incontriamo ogni giorno: i rapporti umani che si fanno più fragili, la solitudine, i ragazzi che passano molto tempo davanti agli schermi e talvolta faticano a trovare luoghi in cui parlare davvero. Quale ruolo può avere, in questo scenario, una comunità religiosa?
Ortenzi non ha finto che sia facile raggiungere i giovani. Ha parlato della distanza di molti di loro dalla fede e del movimento giovanile ortodosso Axios, nato per cercare un dialogo. Durante l’intervista ha insistito sulla scarsa conoscenza della tradizione cristiana. Io credo che alla domanda «che cosa sanno i ragazzi?» se ne debba affiancare un’altra: «che cosa hanno voglia di raccontarci?». Una Chiesa che vuole incontrarli deve anche trovare il tempo di ascoltarli, soprattutto quando le loro domande non assomigliano a quelle che si aspetta.
La guerra e le parole della pace
Sulla guerra in Ucraina, Ortenzi ha espresso una posizione netta. Ritiene che siano state perse occasioni per una soluzione diplomatica e vorrebbe per l’Italia un ruolo diverso da quello che, a suo giudizio, sta svolgendo. Gli ho chiesto se immaginasse un Paese neutrale. Mi ha risposto richiamando l’articolo 11 della Costituzione e il rifiuto della guerra.
Il posto delle donne
Verso la fine dell’incontro ho voluto affrontare un tema che mi interessava fin dall’inizio. Dopo aver parlato di papi, vescovi, sacerdoti e santi, gli ho chiesto: le donne che ruolo hanno nella Chiesa Ortodossa Italiana?
Ortenzi ha ricordato la presenza delle donne nei racconti evangelici, a cominciare da quelle che, secondo le scritture, per prime incontrarono Cristo risorto. Ha parlato poi del diaconato femminile nella tradizione cristiana e mi ha detto che, nella Chiesa Ortodossa Italiana, le donne possono essere ammesse come diaconesse. Secondo quanto riferisce, oggi sono circa una dozzina.
Era una risposta che volevo ascoltare, perché il posto riconosciuto alle donne racconta molto di una comunità religiosa: della sua memoria, certo, ma anche delle possibilità che offre nel presente.
Ci siamo salutati nel giorno in cui Lucca festeggia la Santa Croce, 14 settembre, ricorrenza cara anche alla tradizione ortodossa. Il nostro incontro ha attraversato molti temi, anche delicati e complessi. Ho fatto domande, qualche volta ho chiesto chiarimenti.
Monsignor Filippo Ortenzi ha portato a In Voce Veritas la forza delle sue convinzioni. Io ho portato la mia curiosità e le domande che ritenevo giusto fargli. Chi guarda la puntata potrà ascoltare entrambi e farsi una propria idea: è questo il senso di un incontro.
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