La seconda edizione di "PPP Pea Pound Pasolini. Tre irregolari del Novecento", realizzata dal Teatro del Giglio Giacomo Puccini con i patrocini del Ministero della Cultura e del Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, troverà il suo momento conclusivo con una tavola rotonda in programma martedì 3 marzo alle ore 17.30 nel foyer del Teatro del Giglio (ingresso libero e gratuito).
L'appuntamento, che giunge al termine di un percorso iniziato lo scorso novembre, e costellato di importanti traguardi – tra tutti, la visita del Ministro Alessandro Giuli alla mostra "Sacrum Inluminatio" e la presenza del nipote di Pound, Siegfried de Rachewiltz -, sarà l'occasione per approfondire ulteriormente il tema del sacro che è stato oggetto di questa seconda edizione della rassegna, dando voce a Giovanna Bellora, (presidente dell'Associazione Amici di Enrico Pea e pronipote dello scrittore), Roberta Capelli (Università degli Studi di Trento) e Francesca Tuscano (studiosa e critica letteraria). A moderare la conferenza sarà lo storico Luciano Luciani, per accompagnare il confronto tra le relatrici e il pubblico e tracciare in una sintesi critica delle tante tematiche affrontate in queste ultime settimane.
Il sacro in Enrico Pea, e nello specifico nella tragedia Giuda, sarà argomento dell'intervento di Giovanna Bellora. Opera teatrale in tre atti scritta da Enrico Pea, Giuda andò in scena per la prima volta nel 1918 al teatro all'aperto del Bosco Apuano, ed è stata nuovamente rappresentata, dopo ben 108 anni, al Teatro del Giglio nell'ambito di PPP lo scorso 31 gennaio, nell'interpretazione di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini. L'opera, giudicata blasfema dalla Chiesa cattolica all'indomani della prima rappresentazione, è il punto di partenza della riflessione sulle sacre scritture del Pea, ancora anarchico, che ha letto in Egitto la Bibbia del calvinista Diodati, anche lui lucchese ed emigrato. Se la Bibbia era per Pea, già in quegli anni, "il libro dei libri", la traduzione e la lingua del Diodati gli avevano offerto l'occasione di esercitare la fantasia dell'autodidatta, raccogliendo l'eredità dei racconti in essa contenuti per elaborare le proprie favole, come quella d Giuda, che nel 1918 nasceva dal desiderio di speculare su quel personaggio tanto odiato dalla Chiesa.
"Il tempio non è in vendita: Ezra Pound e l'economia del sacro" è il titolo dell'intervento di Roberta Cappelli, docente di Filologia e linguistica romanza all'Università di Trento e condirettrice del Centro di Ricerca Ezra Pound dell'Accademia di Merano. Nella produzione di Ezra Pound, il sacro si configura non come una religione precisa che presuppone la fede in una rivelazione unica, ma come una categoria ontologica, estetica e civile che coincide con la manifestazione di un ordine vitale immanente. Il sacro si esprime come intensità percettiva dell'immagine, continuità rituale della tradizione culturale e principio della giusta misura nelle strutture linguistiche, artistiche, politiche. La figura di intellettuale nella quale Pound si identifica è il garante delle forme simboliche capaci di trasmettere la bellezza della realtà nel tempo, contro la forza distruttrice e anti-creativa dell'usura che dissolve i presupposti stessi dell'esperienza sacrale.
Francesca Tuscano, studiosa e critica letteraria, ha pubblicato saggi sui rapporti tra cultura russa e cultura italiana, specialmente in Pasolini, Gobetti, Gramsci e Alvaro, sull'opera di Pasolini e di Alvaro, e la monografia "La Russia nella poesia di Pasolini". Il suo intervento, dedicato a "Pasolini e il sacro", prenderà in esame la definizione di sacro nell'opera e nella poetica di Pasolini partendo dal tema dell'identità, condizione esistenziale e politica, e da una breve riflessione su Medea, Teorema, Porcile e Il Vangelo secondo Matteo. Il sacro, in Pasolini, è una dimensione antropologica. Non coincide necessariamente con una fede religiosa, che invece appartiene alla storia. Se il Cristianesimo è una realtà storica, interna al mondo euro-asiatico, e ancora performante in senso sociale/artistico (Pasolini ha una visione marxista della religione), il sacro appartiene alla vita stessa, al suo essere, sincronicamente e diacronicamente (come afferma il Centauro in Medea). Il sacro è sempre barbaro, altro, rivoluzionario, antiborghese. Giunge al senso della vita perché non appartiene alle sue sovrastrutture (tra le quali c'è la religione), ma ne è struttura. La bellezza della vita, la sua inconsapevolezza (tutti i personaggi sacri di Pasolini sono vitali e inconsapevoli) appartengono al sacro.
Informazioni dettagliate su tutto il programma della seconda edizione della rassegna PPP sono consultabili su www.peapoundpasolini.it



