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Scritto da irene decorte
Cultura
05 Luglio 2024

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“Vietati i segreti” è stato il motto del secondo incontro di Lucca Summer Festival Talk, il nuovo format del festival che, attraverso domande serrate e audaci, scandaglia alcune delle personalità più interessanti del panorama italiano: protagonisti nella serata del 4 luglio sono stati i giornalisti e performer Andrea Scanzi e Veronica Gentili (reduce da una stagione trionfante a Le Iene), “punzecchiati” dalla conduttrice Rossella Brescia.

“Partiamo da sleepy Joe Biden e il tycoon Trump: chi preferite tra i due?” è stato l’inizio col botto di Brescia, prendendo alla sprovvista i due interrogati, che presto hanno però esordito con tutta la verve, l’ironia e l’analisi che ci si aspettava da loro.

“Io scelgo Biden: nella disperazione è meglio un uomo morto che un uomo vivo così- ha dichiarato Gentili, echeggiata da Scanzi che si è rammaricato che la scelta fosse tra un rincoglionito e un pazzo scatenato- Nei confronti di Biden c’è qualcosa di crudele, un po’ di accanimento voyeuristico sulla vecchiaia: è vero che è il presidente in carica, ma andare lì a guardare nel buco della serratura della sua prostata o di quanta sia la sua demenza senile è maniacale”.

La conversazione si è mantenuta sulla linea della politica estera, con il tema scottante delle elezioni francesi: “Non so dai ballottaggi cosa verrà fuori tecnicamente, ma le elezioni le ha già vinte l’estrema destra, come le ha vinte ovunque, quell’estrema destra che cinque o dieci anni fa era impossibile vedere vincente- ha affermato Scanzi- Chi sta a sinistra, se vuole cavarsela con poco, dice che gli elettori sbagliano, ma per capire il problema si deve andare più in profondità: il fatto è che le classi popolari si stanno spostando a destra”.

“Un elettore può scegliere quello che vuole, oppure quello che non vuole: si può votare nello stesso modo sia che si voglia qualcosa, sia che non lo si voglia. Se elettori eterogenei decidono che il loro punto d’incontro principale è andare contro Marine Le Pen, e questo li spinge a votare, ne hanno diritto: la democrazia è anche questo, e non ha niente di scandaloso”, ha dichiarato a sua volta Gentili.

Scanzi ha avuto modo di elaborare ulteriormente sul tema rispondendo alla domanda di uno spettatore che, citando Giorgio Gaber, ha chiesto cosa sia la destra e cosa la sinistra: “I valori della sinistra sono essere dalla parte dei deboli, un’equa ripartizione economica, essere tolleranti, democratici, non essere razzisti; ma a livello strettamente politico e non valoriale è molto più complicato, oggi siamo messi così male dal punto di vista politico che per essere di sinistra basta essere antifascisti, che è un po’ poco per dirsi di sinistra. Si dovrebbe tornare ad essere orgogliosamente di sinistra: l’idea che sia sufficiente essere al centro per vincere le elezioni è una cavolata, se hai un governo legittimamente di destra la risposta uguale e contraria deve essere sinceramente e concretamente a sinistra. Mi va bene fare una grande coalizione antifa perché altrimenti vince questo o quello, ma le alleanze devono farsi anche con dei valori veri condivisi, o il governo dura ben poco”.

Se Andrea Scanzi dovesse decidere di andare a cena con Giorgia Meloni o con Matteo Renzi, comunque, sceglierebbe la prima: “Le riconosco qualche dote politica, e in un caso l’ho conosciuta, nel 2018, ad un pranzo da alcuni amici comuni: ci sono delle foto mitologiche, che secondo me hanno un valore inestimabile- ha scherzato- Con Renzi non ci voglio prendere neanche un caffè. Ci siamo visti tre mesi fa, dopo che io ho scritto libri contro di Renzi, spettacoli, ho detto di tutto: c’è stata una scena bellissima, tipo scena western, in cui lui mi ha fissato per due minuti buoni e io ho fatto lo stesso”. Più neutrale, in virtù del suo lavoro da conduttrice che le impone una certa tendenza super partes, è stata Gentili: “La Meloni è molto simpatica, sa stare con la gente, ma ad esempio se mi danno un Club Mediterranee e devo chiamare qualcuno a gestirlo dico Renzi: dipende tutto dal contesto”.

E un impegno diretto in politica? È ben lontano dagli orizzonti di Veronica Gentili, nonostante la passione per l’argomento. “Mi piace moltissimo la politica, seguirla, analizzarla, parlarne, ma nella realtà dei fatti penso che a scendere in politica sarebbero solo grane che mi porterebbero via da un mestiere che amo molto”. Ben più netto è stato Scanzi: “Io non ho la passione della politica, ne parlo per lavoro e sono contento di farlo. Mi è stato chiesto tre volte di candidarmi, e io ho risposto di no con assoluta facilità: a tutti ho detto che io faccio un’altra cosa, lo scrittore, l’uomo di teatro, la persona libera, e se lo faccio bene è molto più importante di quello che fa un parlamentare”.

Entrambi i protagonisti della serata hanno avuto e hanno carriere ricche, anche nell’intrecciare in sé i due diversi poli dell’attività giornalistica e del mondo teatrale, seppure con traiettorie e percorsi diversi: “Io vengo da una carriera da attrice, cui poi si è aggiunto il tassello del giornalismo televisivo; due mondi apparentemente molto lontani, ma in realtà vicini: mi sono portata in eredità tante cose dal mio lavoro precedente- ha spiegato Gentili- Io ho sempre teorizzato, nella mia vita, che i compartimenti stagni rischiano di essere riduttivi per l’espressione della persona: tutto quello che è diverso è una ricchezza, io mi tengo vicine tutte le Veronica che sono stata in tutti i mestieri che ho avuto”.

“C’è molto pregiudizio quando sei un giornalista che fa anche teatro, cosa che faccio da 14 anni- ha aggiunto Scanzi- Io da piccolo volevo fare lo scrittore, l’ho sempre sognato: ancora oggi quando mi definisco giornalista non mi ci rivedo molto, anche se è quello che mi ha reso famoso e famigerato. Nel 2011 mi fu chiesto di raccontare Gaber a teatro: mi resi conto che a teatro ci stavo bene, e clamorosamente il pubblico veniva, e da allora ho questa carriera parallela. Io non sono mai stato uno che fa una cosa sola, uno specialista, ma piuttosto un tuttologo: solo in Italia l’eclettismo è una colpa”.

Attraverso le tematiche dell’odio sui social, dei sacrifici richiesti agli artisti e delle proposte indecenti ricevute nel corso delle rispettive carriere, il discorso è caduto sul movimento MeToo, nell’opinione di entrambi recante sia luci che ombre: “Dal punto di vista pratico, credo che sia servito- ha dichiarato Gentili- Scherzo con gli uomini di potere che certe cose che un tempo era figo fare, abusando del proprio ruolo di potere, ora non si possono proprio più fare: qualcosa è cambiato culturalmente. Poi, però, c’è stata la deriva dello pseudo-politicamente corretto, quasi una caccia alle streghe, fino al parossismo e al negativo. La modalità per cui la donna è un oggetto sacro da non avvicinare nemmeno non mi piace”.

L’ultima porzione dell’incontro è stata popolata da una serie di varie ed eventuali, messe in campo dall’incalzante Rossella Brescia e dall’ancora più incalzante pubblico: dalla possibilità di partecipare ad un reality (negata categoricamente da entrambi), a tematiche musicali (sia Scanzi che Gentili condurrebbero volentieri Sanremo, e il primo non snobberebbe nemmeno una partecipazione da cantante) e calcistiche.

“Io ho tanti difetti, tra cui il fatto che sono milanista: tra Pioli e Fonseca, sceglierei Pioli- ha dichiarato Scanzi rispondendo ad una domanda dal pubblico- Pioli l’ho conosciuto, so che è una bella persona, gli sono riconoscente perché ci ha fatto vincere uno scudetto quando eravamo la terza o quinta squadra, poi finito un certo ciclo è stato giusto che andasse via, ma chiamare Fonseca non è stata una grande idea. Spalletti sì o no? È indifendibile per quello che ha fatto agli europei. Gli voglio bene e non voglio infierire, capisco che non ha lasciato ora per non essere ricordato come l’allenatore di una nazionale pessima. So che è un ottimo allenatore; non l’ha mostrato”.

L’ultima domanda ha unito in sé due poli della vita e della carriera di Scanzi: quanto è cambiato, e sta cambiando, il mondo della musica, riguardo all’impegno politico? “È cambiato in peggio- ha esordito senza mezzi termini il giornalista- Ci sono degli artisti giovani che si schierano, ma domina più il mainstream: negli anni ’70 il cantautore era anche troppo impegnato, tanto che se uno non si schierava veniva etichettato anche a torto come un reazionario. Con il passare degli anni gli artisti hanno imparato a tenere famiglia, c’è stato un po’ di svilimento quantitativo, ma persone che ci provano ci sono ancora: all’ultimo festival di Sanremo qualcuno ha detto ad esempio stop al genocidio, che è poco ma è già tanto, ci vuole poco ad essere rivoluzionari. L’artista è l’anticorpo della società: rischia, si impegna, si getta nella mischia perché noi spettatori possiamo beneficiare del suo esempio. Altrimenti, non è un artista fino in fondo”.

Il terzo e ultimo incontro dei talk del Lucca Summer Festival si terrà lunedì 8 alle 21 sul palco in piazza Napoleone, con Marco Travaglio.

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