La crisi del reclutamento docenti
Per i precari anche il nuovo anno scolastico si apre nel segno dell'incertezza. La scuola italiana, da sempre pilastro fondamentale dell'educazione civica e del futuro della società, affronta una crisi senza precedenti nel reclutamento del personale docente. Due categorie, apparentemente distanti, si trovano oggi nel mirino e rischiano entrambe di essere spazzate via: i docenti idonei (cioè che hanno superato le prove concorsuali, ma senza rientrare nel numero dei vincitori) e i cosiddetti precari storici. Per ragioni diverse, sono minacciati da un sistema che sembra puntare a sostituirli con figure meno qualificate e più economiche.
La scuola non è un settore pubblico qualsiasi: è la base dell'impalcatura della società. Senza una formazione qualificata, non ci sono cittadini consapevoli, non c'è competitività economica, non c'è coesione sociale. Eppure, lo Stato continua a trattare la categoria insegnanti come un costo da contenere, anziché un investimento strategico. Stipendi bloccati, nomine incerte, contratti precari: la situazione è ormai insostenibile.
Il doppio canale di Pittoni: una proposta popolare ma che richiede compattezza
In questo scenario, l'on. Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e già presidente della Commissione Cultura al Senato, cerca spazio con una proposta che può cambiare tutto: il meccanismo di reclutamento a doppio canale. La sua idea è semplice ma rivoluzionaria: trasformare le attuali GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) in GPSR (Graduatorie Provinciali per le Supplenze e il Ruolo), creando un percorso che valorizzi sia gli idonei dei concorsi passati che i precari storici, riconoscendo finalmente l'esperienza che hanno maturata in anni di servizio.
Il problema? La proposta è al terzo stop su quattro e il tempo stringe. Nonostante le ripetute sollecitazioni degli interessati e quasi dell'intero fronte sindacale, il doppio canale procede con tempi che rischiano di superare la scadenza della legislatura e non solo per colpa dell'Europa. Il sospetto è che qualcuno dietro le quinte remi contro. Intanto ogni anno che passa senza una riforma strutturale del reclutamento significa centinaia di classi senza insegnante, migliaia di precari senza prospettive, e una qualità dell'istruzione che cala inesorabilmente.
I quiz a crocette: una trappola per i precari storici
Pittoni ha dubbi sul vero scopo della cadenza annuale dei concorsi per insegnanti inaugurata con il PNRR, così come voluto dal governo precedente d'intesa con l'Europa: «Vi siete mai chiesti che scopo abbia la cadenza annuale nei concorsi?», si domanda il senatore. «Il dubbio è che serva solo a imporre i veloci quiz a crocette, altrimenti non si sta nei tempi. E i quiz a crocette fanno il gioco di chi vuol far fuori i precari storici (dopo averli a lungo sfruttati per risparmiare) perché non valutano l'esperienza».
La sua analisi è lucida e spietata. I quiz a crocette, per definizione, non possono misurare competenze pedagogiche, capacità relazionali, creatività didattica o, tantomeno, anni di esperienza in classe. Misurano solo la velocità di risposta e la preparazione mnemonica. E chi ha trascorso anni a insegnare, a fronteggiare classi difficili, a preparare lezioni su misura per studenti con bisogni speciali, a innovare metodologicamente, risulta penalizzato da un sistema che non riconosce il valore del fare.
«Pure in passato i precari erano sfruttati, ma poi lo Stato li agevolava nella stabilizzazione», ricorda Pittoni. «Oggi, con i concorsi PNRR, siamo all'usa e getta. Dopo aver recuperato gli idonei — che con il PNRR erano stati letteralmente cancellati — ora vogliamo anche evitare tale "tradimento". A questo serve il meccanismo di reclutamento dei docenti a doppio canale in costruzione». Il rischio è infatti che pure questa categoria sia svenduta a un mercato del lavoro scolastico sempre più precario e competitivo al ribasso.
Idonei e precari storici: un fronte comune contro il degrado
La novità più interessante del ragionamento di Pittoni è la proposta di un fronte comune tra due categorie che spesso sono state in competizione: gli idonei dei concorsi e i precari storici. Sono ambedue nel mirino di chi punta ad assumere chi costa meno, sacrificando qualità ed esperienza sull'altare del risparmio a breve termine.
«Idonei e precari storici, le due categorie nel mirino di chi punta invece ad assumere chi costa meno, hanno tutto l'interesse a fare fronte comune», sottolinea Pittoni. È un appello alla ragion politica, ma anche alla solidarietà di classe: unire le forze per difendere un modello di scuola pubblica che non scenda a compromessi sulla qualità.
Scuola allo sbando: chi paga il prezzo più alto?
Mentre la politica tergiversa, chi paga il prezzo più alto sono gli studenti. Classi sovraffollate, insegnanti che cambiano a metà anno, supplenti improvvisati, specialisti che non arrivano: il quadro è drammatico. E non è un problema solo di quest'anno. Se il sistema di reclutamento non viene riformato in profondità, il collasso è solo questione di tempo.
La scuola italiana ha già pagato un prezzo altissimo durante la pandemia, con la didattica a distanza che ha peggiorato le disuguaglianze educative. Oggi, invece di investire per recuperare il terreno perduto, si continua a tagliare, a precarizzare, a svalutare il ruolo del docente. È una scelta politica, non una necessità economica: lo Stato ha le risorse, ma le destina ad altri settori, lasciando l'istruzione al fondo delle priorità. È una battaglia non solo tecnica, ma pure profondamente politica: si gioca qui il futuro della scuola pubblica italiana.
Cosa fare: unire le forze e combattere
La domanda che si pone Pittoni — e che dovrebbe porsi tutta la società civile — è semplice: «Come e cosa dobbiamo fare per impedire questo stillicidio e garantire un futuro formativo qualificato a uomini e donne del domani?» La risposta passa attraverso la mobilitazione unitaria.
«Unire le forze e combattere a fianco di chi lotta da anni per risolvere il problema», è l'appello finale di Pittoni. Una chiamata alle armi civili, che vede nel già presidente della commissione Cultura al Senato uno degli interlocutori più attivi e determinati. La sua proposta di doppio canale rappresenta un faro in un mare di indifferenza: un'idea concreta, tecnicamente realizzabile, politicamente sostenibile, che mette al centro il valore dell'esperienza e il diritto alla stabilità di chi ha dedicato la vita all'insegnamento.
Conclusioni: la scuola non può aspettare
L'inizio dell'anno scolastico 2026-2027 conferma una tendenza inquietante: la scuola italiana è sempre più precaria (le assunzioni non coprono neanche i pensionamenti), sottoorganizzata, sottofinanziata. E mentre la politica nazionale ed europea discute di cadenze concorsuali, quiz a crocette e risparmi di bilancio, milioni di studenti iniziano l'anno senza la certezza di avere davanti insegnanti qualificati, motivati, stabili.
L'on. Mario Pittoni ha messo sul tavolo una proposta seria: il doppio canale, le GPSR, il riconoscimento dell'esperienza (nella maggior parte degli altri Paesi pratica e teoria hanno pari dignità). Ora tocca alla politica e alla società tutta, decidere se accoglierla o lasciare che la scuola pubblica continui il suo lento declino. Il tempo stringe. E i ragazzi, quelli che dovrebbero essere il nostro futuro, non possono aspettare.



