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Scritto da Mariella Bonacci
Economia e lavoro
11 Agosto 2026

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Tra l'impatto dei concorsi PNRR, il nodo della continuità didattica e la polemica sulla NASpI, la parabola dei docenti storici della scuola italiana evidenzia il profondo distacco tra gli annunci elettorali e la quotidianità dei lavoratori.

 

Il nodo del reclutamento: la delusione del Decreto Primo Maggio

La scuola rappresenta da sempre il futuro di un Paese, ma la direzione intrapresa dal sistema scolastico italiano solleva interrogativi sempre più complessi. Con il cosiddetto Decreto Primo Maggio, l'ennesima occasione per stabilizzare il personale docente con anni di servizio alle spalle sembra essere sfumata, lasciando inalterata una condizione di strutturale incertezza.

Le misure introdotte, fortemente condizionate dai vincoli e dalle scadenze del PNRR, non solo non hanno sciolto il nodo del precariato storico, ma rischiano di averlo reso ancora più acuto. La struttura dei nuovi concorsi ha infatti favorito l'ingresso di giovani neolaureati a discapito di chi da anni garantisce il funzionamento degli istituti. Il risultato più immediato si riflette direttamente sugli studenti: la continuità didattica è stata nuovamente spezzata, privando le classi di figure di riferimento consolidate.

L'istituzione della figura dell'«idoneo» da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), in luogo di un piano straordinario di immissione in ruolo per chi vanta una pluriennale esperienza sul campo, segna una visibile discontinuità rispetto ai programmi elettorali della maggioranza, nei quali la stabilizzazione dei precari storici figurava tra le priorità dichiarate.

 

Le tempistiche della politica e l'assenza di volontà istituzionale

A fronte di un impianto legislativo che necessiterebbe di correttivi urgenti, il dibattito parlamentare sulla stabilizzazione dei docenti procede a rilento. Manca, all'apparenza, la determinazione politica nel calendarizzare ed esaminare con priorità i disegni di legge dedicati al settore.

Il contrasto appare evidente quando si paragonano i tempi necessari per la riforma delle norme sul reclutamento con la rapidità riscontrata nell'iter di altri provvedimenti, come le leggi elettorali. Dopo anni di mandato, la prospettiva di una soluzione definitiva per migliaia di insegnanti continua a rimanere incerta, alimentando il scontento di una categoria professionale costantemente in attesa.

 

La polemica sulla NASpI e la realtà della "vacanza contrattuale"

In questo contesto si inseriscono anche le recenti esternazioni di esponenti politici e figure pubbliche — tra cui il generale e deputato Roberto Vannacci — relative all'utilizzo della NASpI.

Le critiche rivolte all'ammortizzatore sociale spesso ignorano la natura stessa del rapporto di lavoro di migliaia di precari della scuola. Per circa 45 giorni l'anno, nell'intervallo compreso tra il termine delle attività didattiche e l'avvio del nuovo anno scolastico, la NASpI non costituisce una scelta o un privilegio, bensì l'unico strumento di sostentamento economico disponibile a fronte dell'interruzione contrattuale imposta dallo Stato.

A ciò si aggiunge un paradosso ulteriore: lo stesso Stato che non garantisce la continuità occupazionale impone agli insegnanti percorsi di formazione, lauree integrative e corsi di specializzazione a pagamento, i cui costi ricadono interamente sulle spalle dei lavoratori pur di mantenere il diritto a restare inseriti nelle graduatorie.

 

Una distanza da colmare con il Paese reale

La distanza tra le decisioni del palazzo e le dinamiche quotidiane di chi opera nella scuola — ma anche nella sanità, nel trasporto merci, nell'agricoltura, nel commercio e nell'industria — appare oggi quanto mai ampia.

Legiferare per la scuola e per il mondo del lavoro richiede una conoscenza diretta delle condizioni operative e dei sacrifici richiesti ai cittadini. Senza un confronto reale con le necessità primarie del Paese e senza interventi concreti che vadano oltre la propaganda, il rischio è quello di compromettere definitivamente la tenuta di uno dei pilastri fondamentali della società.

Io suggerirei a questi “nani” della politica di fare tre mesi, l’insegnate, il medico, l’operaio, il commerciante l’ifermiere e poi se ne parla. Scordavo l’autotrasportatore e il contadino. Senza di loro non si mangia. Siete dei poltronari e basta!!!

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