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Scritto da Redazione
L'evento
30 Maggio 2022

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A dì Primo 9mbre 1778
Argenti esistenti questo sudetto giorno dentro il Banco nello Stanzino Argenti in Lucca
.

Si apre così uno degli inventari di argenterie appartenenti alla famiglia Mansi, redatti tra il 1778 e il 1793 e rilegati in una filza che reca sulla copertina la scritta Antichi Inventari di Argenti, fondamentale riferimento per la ricostruzione della storia di alcuni straordinari capolavori in argento prodotti a Lucca alla fine del XVIII secolo.

Il prezioso manoscritto torna oggi a casa e sarà presentato al Museo nazionale di Palazzo Mansi con due caffettiere, una coppia di candelieri, un acquamanile e bacile ed un’alzata centrotavola donati e depositati in comodato al Museo negli ultimi anni insieme al volume curato da Antonella Capitanio, Argenti in Palazzo Mansi. Oggetti e documenti, Pisa, Astarte Edizioni 2022, martedì 7 giugno alle 16.

Interverranno Stefano Casciu e Giulia Coco (Direzione regionale musei della Toscana), Raffaele Domenici (Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca), Dora Liscia Bemporad (Università degli Studi di Firenze), Antonella Capitanio in un incontro per la stampa e il pubblico a ingresso libero.

Si tratta di manufatti fino ad oggi mai esposti al pubblico, allestiti in una delle sale degli Appartamenti Privati al piano nobile del Palazzo all’interno di una vetrina che evoca l’ “Armadio degli Argenti”, un tempo esistito a casa Mansi, realizzata da Acme04 grazie ai fondi Art Bonus erogati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Gli argenti esposti non sono appartenuti ai Mansi, il cui patrimonio artistico è oggi in gran parte disperso, ma sono comunque fondamentali per testimoniare un certo gusto e particolari scelte collezionistiche che guidarono nobili casate lucchesi tra Settecento e Ottocento, a cominciare dal centrotavola di Salvatore Strambi, databile al 1766, acquistato nel 2008 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dato in comodato a Palazzo Mansi poco dopo.

L’inventario generosamente donato al Museo da Antonella Capitanio, ci racconta, invece, di raffinati oggetti d’uso dalle varie fogge, sensibili al fascino dell’antico in voga a quel tempo, conservati in “armadi”, nella “camera del M. Luigi” o “presso il Sig. Raffaello”: la caffettiera “a tre Grilli” con decorazione a voluta, centinaia di stoviglie (piatti dalle varie forme e tipologie, posate, bacili e boccali) ma anche elementi di arredo, come le sculture che impreziosivano i serviti da tavola (
parterre), lucerne, paralumi e candelieri, specchi, vasetti e set da scrittura, rifiniti in argento ed esibiti come manifestazione di uno status symbol raggiunto dalla famiglia al pari degli opulenti affreschi barocchi nella Sala della Musica commissionati da Ottavio Mansi per le nozze del figlio Carlo con la nobile bolognese Eleonora Pepoli.

Emerge così una dimensione niente affatto provinciale che caratterizza l’oreficeria del tempo e che vedeva, a casa Mansi, la presenza di opere in gran parte prodotte a Lucca dai migliori argentieri, come lo Strambi, ma anche da manifatture “forestiere” e alla moda, come gli scaldavivande, le zuppiere e i candelieri torinesi registrati nell’Inventario.

Il volume Argenti in Palazzo Mansi, curato da Antonella Capitanio per Astarte Edizioni, è una lettura agile ma densa di informazioni e riferimenti e costituisce un tassello fondamentale in quel percorso di riscoperta, identificazione, tutela e valorizzazione dell’arte orafa del Sette e Ottocento a Lucca, che ebbe inizio nei tardi anni Settanta del secolo scorso, in concomitanza con la nascita del Museo di Palazzo Mansi, per merito di Clara Baracchini, prima direttrice di Palazzo Mansi, e Donata Devoti, al cui ricordo è dedicata l’iniziativa.

La capillare campagna fotografica e di schedatura, brillantemente coordinata dalle due storiche con la collaborazione di generazioni di studenti e ricercatori - tra i quali la stessa Capitanio - ha infatti permesso di recuperare la memoria di un patrimonio troppo spesso considerato “minore”, relegato alla destinazione d’uso quotidiano ma non per questo meno importante. Soprattutto per un museo come Palazzo Mansi, la cui vocazione è principalmente quella di essere testimonianza del vivere di una ricca famiglia di mercanti lucchesi la cui ascesa economica e sociale giunse fino al grado di nobiltà.

Protagonista del volume è anche l’altra importante donazione recentemente giunta al Museo, quella di Lino Ponti, sensibile collezionista che dal 2017 ha arricchito a più riprese le raccolte di Palazzo Mansi con alcuni argenti di manifattura lucchese che costituiscono il nucleo più consistente della nuova esposizione qui presentata. Un gruppo di elementi di serviti impiegati per uso privato e domestico ma anche “pubblico” e di rappresentanza, simili a quelli un tempo conservati in vari ambienti della dimora cittadina e nelle altre residenze di famiglia, da Segromigno a San Martino in Freddana.

Il volume si chiude con il saggio di Daria Gastone, che rende conto del suo lavoro di ricerca svolto lo scorso anno sulle opere provenienti dal fondo Ospedale di San Luca in stretta collaborazione con Regione Toscana, Università di Pisa e Musei nazionali di Lucca.
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