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Scritto da irene decorte
L'evento
25 Febbraio 2023

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Tra solennità e leggerezza, tra antico e moderno: questo l'equilibrio tenuto da Andrea Colombini che la sera del 24 febbraio, in occasione del "Gran Galà del Carnevale", ha diretto al prestigioso Teatro del Giglio un concerto ben strutturato, coinvolgente e capace di flettersi sia ad abbracciare in pieno l'atmosfera goliardica del Carnevale che a plasmarsi in momenti di commozione e contemplazione.

L'evento, che ha registrato il tutto esaurito, ha visto l'affluenza di persone provenienti da tutta Italia - tutti rigorosamente in maschera, come richiesto esplicitamente agli spettatori perché anche il pubblico stesso contribuisse a creare quell'atmosfera giocosa che ha contraddistinto la serata. Alcuni si sono veramente sbizzarriti: uno spettacolo già di per sé era vedere, prima che iniziasse il concerto vero e proprio, alcune dame settecentesche passare accanto a Joker, una coppia di alieni seduta accanto a Mary Poppins, il Sommo Poeta conversare con il Cappellaio Matto.

Gli spettatori non sono stati gli unici a divertirsi a mascherarsi: lo stesso direttore d'orchestra è salito sul palco con mantello e maschera da Darth Vader e, servendosi come bacchetta di una spada laser, ha inaugurato la serata guidando l'orchestra della Filarmonica di Lucca in una rendizione della "Marcia Imperiale" dalla saga di "Star Wars"; il concerto è stato così avviato all'insegna del divertimento e dello scherzo, senza però nulla togliere alla grande finezza della composizione, e all'eleganza con cui i musicisti l'anno colta.

Il tema cinematografico è stato proseguito per introdurre la prima dei molti ospiti della serata: l'attrice Marina Suma, che ha fatto da madrina della serata. "Parte del nostro vissuto e del nostro presente", l'ha definita enfaticamente Colombini. Non è mancato, alla fine della serata, un giocoso omaggio all'attrice e alla sua città di provenienza, Napoli, in una rendizione a chitarra e voce di "Reginella", eseguita dallo stesso Colombini con l'accompagnamento di Meme Lucarelli.

Quest'ultimo è comparso più volte durante la serata, dando prova di grande poliedricità: dopo aver mostrato di padroneggiare la chitarra elettrica sulle note di un vivace valzer, "Storielle del bosco viennese" di Johann Strauss figlio, si è cimentato con la chitarra acustica in un pezzo di grande malinconia e nostalgia- "Oblivion", del compositore argentino di origini lucchesi Astor Piazzolla. "Tiriamo la corda seria, per dirla con Pirandello- ha introdotto il pezzo Colombini- e dedichiamo questo brano a tutti quelli che non sono più con noi". Ma ha anche avuto modo di sperimentare con strumenti "alternativi" in due energiche polke, dall'incudine del "Feuerfest!" di Strauss padre al fischietto per il "Treno del Piacere" di Strauss figlio.

Questa la composizione prevalente del concerto, che è perlopiù stato caratterizzato da leggeri e piacevoli polke e valzer dei due Strauss. Grande spazio ha avuto anche "Il Pipistrello" di Strauss padre, che il direttore d'orchestra ha definito "la più bella operetta viennese", spiegando: "Anche quando sembra che avvenga una tragedia, è sempre una tragedia col sorriso". Di essa sono stati eseguiti tre brani: l'apertura, il valzer "Du und du" dal secondo atto, e un brano eseguito da Rachael Birthisel Stellacci, soprano australiana e altra ospite della serata. La soprano è poi tornata per eseguire "Les oiseaux dans la charmille" da "Les contes d'Hoffman" di Offenbach, meglio nota come "Aria della bambola", dando ancora prova delle stesse qualità con cui già aveva ammaliato il pubblico: una grande agilità vocale e buona padronanza delle dinamiche appaiate ad una notevole e carismatica vena comica.

È stata poi eseguita, sempre di Strauss Padre, la "Marcia di Radetzky", che si è resa protagonista di un momento particolare e significativo: è stato invitato sul palco un bambino che sogna di fare, da grande, il direttore d'orchestra, e gli è stata data l'occasione di provare a guidare l'orchestra sulla note di questa amatissima composizione. "Dare ai giovani possibilità che magari non hanno mai avuto e mai avranno è la cosa più bella, specialmente per chi lavora nel nostro settore;- ha affermato Colombini- è bene lasciare spazio ai giovani perché possano fare come noi, anzi, sicuramente meglio di noi".

Chiaro che, in uno scenario come Lucca, non poteva mancare qualcosa di Puccini: a questa necessità hanno sopperito gli altri due solisti della serata, la soprano olandese Josephine Hoogstraat e il tenore Giorgio Casciani, che hanno eseguito due celeberrime arie- rispettivamente "Vissi d'arte" e "Nessun Dorma". Quest'ultima, definita da Colombini il nostro "inno non ufficiale", è stata immediatamente seguita dall'"Inno di Mameli"- quello sì, ufficiale; così si è conclusa una segnata punteggiata da scoppi di coriandoli, battute e momenti giocosi, ma anche di musiche deliziose e a tratti profondamente commoventi.

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