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Scritto da Redazione
Piana
05 Giugno 2026

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Il copione è sempre lo stesso: aziende solide fondate da imprenditori locali capaci di creare lavoro e benessere vengono acquistate da multinazionali estere che arrivano in Italia, assorbono il know-how, imparano a gestire il ciclo produttivo dai nostri tecnici e poco dopo  chiudono gli stabilimenti per portare la produzione in Paesi nei quali il costo del lavoro è più basso, le tutele per i lavoratori quasi inesistenti con lo scopo di massimizzare i profitti dei proprietari a spese dei lavoratori.

E’ quanto afferma il consigliere comunale Domenico Caruso per il quale è necessario un impegno politico e istituzionale concreto a difesa dei 53 lavoratori che rischiano di perdere il posto a seguito della decisione della multinazionale austriaca Andritz di chiudere lo stabilimento di Marlia per delocalizzare la produzione in Slovenia.

Una scelta industriale inaccettabile che rappresenta un colpo durissimo per il tessuto economico e sociale della nostra comunità afferma il capogruppo di Noi Moderati per il quale si è di fronte all’ennesima operazione nella quale la logica del profitto immediato viene fatta prevalere sulla responsabilità sociale d'impresa.

Per questo motivo, spiega Caruso, non possiamo permettere che i 53 lavoratori di Marlia siano trattati come semplici voci di costo da tagliare su un foglio di calcolo poiché il lavoro non è merce ma dignità e stabilità per le famiglie e per l’intero territorio.

Per queste ragioni è necessario un consiglio comunale straordinario e aperto per stringersi attorno ai lavoratori, dare voce alle rappresentanze sindacali e costruire un fronte comune capace di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali.

Le istituzioni di Capannori non resteranno a guardare e l’obiettivo è quello di accendere i riflettori sulla vertenza per chiedere alla proprietà di fare un passo indietro, bloccare la procedura di licenziamento e delocalizzazione e pretendere il rispetto del territorio che ha permesso all’ azienda di Marlia di crescere e prosperare.

La battaglia per la difesa dei posti di lavoro della Andritz Novimpianti, conclude Caruso, è la battaglia di tutta la comunità di Capannori poiché il futuro industriale del nostro territorio non può essere sacrificato sull’altare dei profitti delle multinazionali che dimenticano l’art. 41 della Costituzione per il quale l’iniziativa economica privata è libera ma non può contrastare con la dignità umana.

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