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Giovedì 15 Ottobre 2026
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Scritto da Redazione
Piana
14 Ottobre 2026

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 L'appuntamento del FolkStudio Festival 2026 di sabato prossimo 17 ottobre parte già con un tutto esaurito, In questo terzo incontro con la musica d'autore dei previsti cinque sabato d'ottobre, evento promosso dall'Associazione per Lammari Aps con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Capannori, che si sta svolgendo al Teatro Artè con un notevole successo tra partecipazione, coinvolgimento e tanta musica è arrivato il momento di un altro grande artista della musica leggera italiana o meglio del cantautorato italiano, dopo il sold out con Eugenio Bennato, è la volta di Alberto Bertoli cantautore emiliano nato a Sassuolo nel 1980 e praticamente sotto il segno della musica. Per inciso figlio d'arte, anche se questa espressione piace poco all'artista in questione, suo padre Pierangelo Bertoli (scomparso all'età di 60 anni nel 2002), infatti, è stato uno dei più grandi autori ed interpreti di canzoni scritte in prima persona del mondo musicale e canoro dei cantautori, emozionando folle prima di ascoltatori radiofonici e poi anche dai concerti live, specialmente con i brani: A muso duro, Eppure soffia, Pescatore e Spunta la luna dal monte solo per citare alcuni dei suoi grandi successi, che sono veramente molti, e alcuni anche ripresi da cantanti famosi.
 
Tornado all'evento di sabato, Alberto Bertoli, già dalle ore 17, sarà presente sul palco del Teatro Arté ad una tavola rotonda approfondendo un interrogativo posto dagli stessi organizzatori del Folk Festiva e che riguarda tutti coloro che fanno, ascoltano e vivono la musica: Chi decide il futuro della musica?. Il cantautore ne dibatterà la questione assieme al bassista e componente del gruppo folk rock toscano Bandabardò Marco Bachi, al cantautore e critico teatrale Igor Vazzaz, moderatore sarà il musicista e ricercatore della canzone d'autore italiana Igor Santini. Un confronto aperto anche al pubblico, con l'obiettivo di raccogliere idee e contributi per costruire insieme un manifesto di Capannori, un documento pragmatico per promuovere la canzone d'autore sui territori, fuori dalle sole logiche commerciali.
 
A seguire alle ore 21 Alberto Bertoli tornerà di nuovo sul palco di Artè esibendosi con il concerto: Alberto Bertoli racconta e canta il papà Pierangelo dove l'artista sarà presentato, tra musica, parole e dialogo ancora da Igor Santini che duetterà con l'ospite della serata in alcuni pezzi musicali. L'evento pomeridiano e serale sono ad ingresso gratuito e libero.
 
Anche Alberto Bertoli, come è successo con Eugenio Bennato, ha rilasciato al Folk Studio Festival un'intervista conoscitiva in esclusiva.
 
Quali e come sono stati i suoi esordi musicali?
 
A.B. Io sono venuto su in una casa di musicisti, mio padre era lo era, quindi la mia passione per la musica ovviamente è stata diversamente proporzionata al fatto che abitassi in casa con mio padre. E' anche vero che avendo dei fratelli e non averli mai visti avvicinarsi alla musica probabilmente ubn qualcosa di personale c'è stato di sicuro. Ti posso dire che la musica è sicuramente sacrificio e se uno non ha questa passione e non ha questo spirito da sacrificare del tempo che può avere per andare a giocare al pallone o stare con gli amici o fare qualsiasi altra cosa diventa difficile diventare musicista. Senza impegno non si ottiene niente. Dal canto mio ho passato molta della mia infanzia e adolescenza nel cercare di migliorarmi e il processo è stato lungo e come si dice nessuno è nato imparato. Ho seguito e fatto insegnare da mio padre "in bottega" e così la strada è stata progressiva e lunga. Cominciato a 10 anni suonando la chitarra e poi a 16 iniziato a fare il cantante anche assieme a mio padre e poi nel 2004 ormai lui non c'era i primi concerti da professionista e infine le tournée nel 2009/2010.
 
Cosa significa per lei la musica?
 
A.B. Per me la musica è sempre stata una parte della mia vita molto importante. Ha sempre rappresentato una possibilità di sfogo, ma soprattutto di espressione. Dopodichè è diventata un lavoro. Un lavoro senza però perdere la dimensione ludica di piacere dell'ascolto di nuove uscite come delle vecchie uscite.
 
Essere figlio di Pierangelo Bertoli è un'eredità musicale difficile?
 
A.B. Sicuramente c'è una parte positiva e ovviamente anche una sua parte negativa. Ci sono cose più semplici come quelle di avere a che fare con una serie di persone o personaggi che fanno parte del corpo del lavoro. Quindi discografici, produttori, booking, che sanno già chi sei e tu sai come sono loro e come lavorano, questa è la parte dove sei semplificato. La parte dove sei più facilitato dunque è questa e diciamo che c'è anche una forma di rispetto nei confronti di tuo padre questa è la parte positiva. Quella negativa è ovviamente il confronto con una figura storica, il peso massimo dei cantautori e poi soprattutto l'aspettativa che ha il pubblico. Il pubblico si aspetta una certa cosa da te ancora prima di conoscerti e ancora prima di vederti, mentre quando un cantante è nuovo uno non si aspetta niente sta lì e ascolta quello che ha da dire questo ragazzo o questo signore è poi decide se gli va bene o no. Questo con noi figli d'arte, come dite voi, non funziona e non ha mai funzionato. Noi dobbiamo prima di tutto sempre confrontarci con la figura che è venute prima e poi anche con un po' di fortuna caso mai avere uno spazio per dire qualcosa di nostro.
 
Ricordi un aneddoto di quando hai iniziato con tuo padre?
 
A.B. Ne ho tanti, ma ti dico questo che mi porto dentro come ricordo. Lui voleva tenermi lontano da questo mondo perché diceva che era un mondo insicuro pieno di brutta gente e che sarebbe stato meglio mi trovassi un lavoro serio. Il che faceva abbastanza ridere detto da lui, però era quello che mi diceva.
 
A Capannori cosa porti nel tuo concerto?
 
A.B. Sarà una serata imperniata sulla storia sia di mio padre ma anche della mia. Uno scorcio identitario sia della mia carriera artistica e naturalmente di quella mio padre.
 
Che cosa ne pensi della scena rap, trap di questi tempi?
 
A.B. Io sono stato sempre molto aperto musicalmente, nel senso che, per fare un esempio, a me non piace la pizza e anche se sono tra quei pochi italiani a cui non piace però c'è spazio anche per me e nel mondo c'è spazio per tutti. Io ti posso dire che è un certo tipo di musica che non mi rappresenta e che faccio fatica ad appassionarmici, l'ascolto magari con orecchio curioso, ma poi non mi viene di tornare ad ascoltarla. Io credo che comunque la musica si sempre un organismo e come ogni organismo è in evoluzione. Il problema grosso è che noi invecchiamo, non è tanto che la musica peggiora, chi dice che peggiora in realtà è uno che sta dando un giudizio in base ai suoi gusti personali e tarati su una musica che comincia ad essere anziana. Comunque tra questi giovani che praticano questa nuova musica trovo che ci siano persone con talento.
 
Come è nato il Premio Pierangelo Bertoli?
 
A.B. Il premio nasce su consiglio del mio coordinatore artistico Riccardo Benini che mi propose questo progetto, visto che c'erano già altri premi come a De Andrè o Buscaglione e io gli diedi man forte e dopo una prova riuscita bene siamo oggi alla dodicesima edizione. Il Premio Pierangelo Bertoli è un riconoscimento del valore artistico e sociale dei cantautori italiani e inoltre vengono assegnati anche altri tre premi: A muso duro, Pert dirti t'amo, Italia d'oro.
 
Prospettive future?
 
A.B. Ho diversi progetti in essere, poi una collaborazione nuova che mi sta chiedendo un artista italiano per fare teatri insieme e che mi interessa molto, avrei pronti un paio di dischi e almeno uno vorrei registrarlo, e le tappe del tour per l'anno prossimo, come vedi siamo nel pieno dell'attività e moltissima carne al fuoco. Non posso dire di più perché sono ancora tutte cose da definire e calendarizzare. L'unica data certa che ho adesso in programma è l'anteprima del tour Alberto Bertoli e Mirko Casadei che si terrà il 30 ottobre a Grottammare (Ascoli Piceno). 
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