Una televisione accesa per riempire il silenzio, le giornate scandite dall'attesa, la sensazione di essere diventati un ingombro. E poi la rabbia, l'ironia, la voglia di riprendersi il proprio posto nel mondo. Parte da queste vite La guerra dei vecchi, lo spettacolo a ingresso libero in programma domenica (27 settembre) alle 21 all'auditorium Vincenzo Da Massa Carrara di Porcari.
Proposto da VIII Laboratorio con la regia di Andrea Berti, la pièce porta in scena Francesco Bargi, Graziella Bertini, Vezio Bianchi, Benedetta Cafissi, Rossella De Luca e Tiziano Rovai. Al centro, il rapporto fra tre generazioni e una domanda che le attraversa tutte: quale spazio riserva agli anziani una società che misura il valore delle persone attraverso la produttività, la velocità e l'apparenza?
Il tema è affrontato alternando ironia e denuncia: dalle stanze domestiche alle case di riposo, affiorano solitudini e ricordi. Intorno si muove un mondo spesso distratto: giovani assorbiti dalla vita online, adulti incapaci di riconoscere la fragilità di chi è loro accanto.
L'iniziativa coinvolge anche il Centro diurno anziani Il Girasole, la cooperativa Iris che lo gestisce e l'Associazione Alzheimer Lucca, che ha sede proprio a Porcari, all'interno del centro diurno. Una partecipazione che lega la proposta teatrale all'impegno quotidiano sul territorio per la cura degli anziani e il sostegno alle loro famiglie.
"L'isolamento degli anziani è una questione sociale, che richiede risposte pubbliche e una responsabilità collettiva – commenta l'assessora alla cultura e al sociale, Eleonora Lamandini –. In una società che misura il valore delle persone su quanto producono o consumano, difendere il diritto a una vecchiaia dignitosa significa garantire servizi accessibili, sostenere le famiglie e contrastare le disuguaglianze. Cultura e politiche sociali si incontrano in questo spettacolo che rappresenta un invito ad ascoltare gli anziani nei loro desideri e nelle loro rivendicazioni".
La regia punta sull'essenzialità: una scena spoglia affida agli interpreti, alla parola e al corpo il compito di dare forma alle storie. Con il procedere dello spettacolo, la fragilità diventa una spinta alla rivolta: i simboli della vecchiaia si trasformano negli strumenti di una mobilitazione per la dignità, il diritto di essere presenti e di contare ancora. La memoria e il 'tempo lento' acquistano così un significato collettivo e diventano valori da rivendicare in un presente che sembra aver perso la capacità di fermarsi.



