E' stato l'ultimo viaggio, quello più breve, ma, paradossalmente, anche più lungo, di un amico che era anche un collega, ma, soprattutto e come lo chiamavamo sempre, un figlio putativo. In realtà all'inizio, metà anni Novanta, era lui che ci guidava, molto più giovane, a riprendere in mano la nostra vita dopo una litigiosissima separazione. Lui che era uno dei ragazzi più ammirati di qella generazione, bello, simpatico, pieno di vita, malato di sport, vero e proprio dongiovanni. Noi eravamo cresciuti sui libri, lui in mezzo alla strada nel senso più nobile del termine. Abitava a Capannori, nella stessa casa dei genitori, insieme a papà Nicolao dopo la morte della mamma Amalia. Innamorato della caccia, amava anche i cani che alla caccia lo seguivano produttivamente.
Alle 13.30 la nostra auto è già parcheggiata in piazza della chiesa, all'ombra, due passi dall'ingresso. La mente va ai migliori anni della nostra vita e con noi, a ripetercelo all'infinito sono amici che, con lui, hanno vissuto quel periodo, da Riccardino Nardi, il re delle barzellette, a Massimiliano del ristorante Il Borghetto di Nozzano. L'assessore al comune di Lucca Salvadore Bartolomei, tre anni in meno di Giulio, ricordava l'ammirazione straripante di quel gruppo di giovani verso Del Fiorentino al quale non mancava nulla, ragazze comprese. E poi c'è il fotografo Alessandro Tosi per tutti Mimmo, visibilmente commosso.
Era comparso un pomeriggio insieme ad un ragazzo che, come lui, giocava a calcio a buoni livelli, Massimo Barsotti e entrambi chiesero di poter collaborare alla Nazione. Furono messi a fare i tabellini della terza categoria e non era cosa da poco. Giulio, poi, divenne anche corrispondente da Capannori e chissà quante volte chi scrive lo prese a maleparole perché la mattina si svegliava tardi e arrivava in comune quando il corrispondente del Tirreno, all'epoca Pietro Barghigiani, era lì già da un'ora. Riuscì anche a farsi un contratto a termine per qualche mese all'indomani della morte di Alessandro Del Bianco, poi arrivò l'offerta di Noi Tv e non se la sentì di attendere alla Nazione per cui scelse la televisione dei Marcucci. E fece bene.
Sul piazzale della chiesa di Capannori ci sono davvero tutti. Ci sono i politici, destra o sinistra non importa, con i sindaci di Lucca e Capannori. Ci sono i colleghi, da quelli della sua Tv agli altri. Improvvisamente arriva lei, la moglie, Francesca Ridolfi, che gli è rimasta accanto fino in fondo, fino all'una di notte della giornata di mercoledì quando si è spento lentamente. L'avevamo accompagnata all'altare il giorno delle nozze e lei se lo ricorda e ce lo rammenta. Nello stesso modo la accompagniamo fino all'altare, questa volta, però, per un altro motivo di cui avremmo fatto volentieri a meno. In prima fila c'è Nicolao, con il quale abbiamo trascorso una infinità di serate a chiacchierare o a guardare le partite della Juventus di cui erano, pare e figlio, grandi sostenitori. Che cosa può esserci di peggio per un genitore che vedere morire un figlio? Anche se questo figlio, ormai, aveva un livello di sofferenza indicibile?
La chiesa si è riempita, comincia l'omelia. Il Signore, dicono, accoglierà la sua anima in cielo e forse sarà proprio così. Noi, però, facciamo molta, troppa fatica a pensare che Giulio, il nostro Giulio, non sarà più su questa terra.
Foto Alcide



