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Scritto da Redazione
Piana
01 Ottobre 2020

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15 infermieri sono da oggi (1° ottobre) un costante punto di riferimento, insieme ai medici di medicina generale, di circa 77mila cittadini residenti nella Piana di Lucca. E’ infatti partito il progetto pilota dell’infermiere di famiglia e di comunità nella Zona Distretto di Lucca della ASL Toscana nord ovest, rivolto in questa prima fase a tutta la popolazione di un territorio che comprende i comuni di Altopascio, Capannori, Montecarlo, Porcari e Villa Basilica. 

L’iniziativa, che verrà gradatamente estesa a tutti gli ambiti territoriali dell’Asl, è stata resa possibile dal lavoro integrato di più componenti aziendali: insieme alla Direzione Generale, che ha ritenuto fin dall’inizio il progetto strategico, il dipartimento delle Professioni Infermieristiche ed Ostetriche, il dipartimento della Medicina Generale ed i coordinatori di AFT interessate, il Dipartimento delle Cure primarie, unitamente alla direzione della Zona Distretto piana di Lucca.

I 15 infermieri, già operativi, hanno come sedi di riferimento le Case della salute di Marlia, Turchetto e San Leonardo in Treponzio  e la sede distrettuale di Capannori.

Viene quindi messa in atto una nuova modalità di presa in carico dei cittadini, attraverso un approccio infermieristico diverso, più olistico, così come richiamato dalla Regione Toscana nella delibera 597 del giugno 2018, che permette di creare una relazione davvero centrata sulla persona e sulla famiglia nella lettura della globalità dei loro bisogni, in sinergia con i medici di medicina generale e con gli altri professionisti della salute che operano nella rete territoriale. 

L’ambito domiciliare rappresenta infatti il contesto ideale in cui perseguire gli obiettivi di salute dei singoli e delle famiglie.

La nuova organizzazione, nel rispetto della territorialità e della prossimità, prevede che ad ogni singolo infermiere sia affidato un gruppo di popolazione ben identificato geograficamente, di cui egli può gestire i processi infermieristici in ambito familiare e in quello della comunità di riferimento, operando sempre in collaborazione con il medico di medicina generale ed il pediatra di libera scelta, il medico di comunità e l'équipe multiprofessionale nel suo complesso, per aiutare la cittadinanza a trovare le soluzioni alle varie problematiche.

Ogni assistito o familiare può quindi contare sulla presenza costante dell’infermiere di famiglia e comunità, un ulteriore punto di riferimento nell’ambito dell’assistenza territoriale, in grado di garantire anche l’accompagnamento e l’orientamento in tutta la rete di offerta sanitaria e sociale.

Nell’ambito del nuovo modello organizzativo, potranno essere sempre garantite, anche grazie al lavoro di équipe, attività pratiche come medicazioni avanzate, gestione dei cateteri venosi centrali e periferici, nutrizioni parenterali ed enterali, gestione storie, educazione all’utilizzo di presidi e ausili, educazione sanitaria sui corretti stili di vita , sostegno nelle attività di vita e accompagnamento al fine vita.

Con questo approccio innovativo, che si fonda sui concetti di territorialità, prossimità, proattività, equità e multiprofessionalità/multidisciplinarietà, si punta a rafforzare  il territorio, investendo sulle  competenze infermieristiche, trasversali ed avanzate, per soddisfare il fabbisogno quotidiano proprio all’interno dei contesti familiari, possibilmente senza il ricorso alle strutture sanitarie e sociali di altra natura.

L’obiettivo principale è dunque quello di sostenere ed indirizzare i cittadini all’accesso più appropriato dei servizi sanitari e sociosanitari territoriali 

Il vero valore aggiunto è poi quello del rapporto stretto che si instaura, insieme ai medici di medicina generale, con le famiglie, creando anche i presupposti per un’azione educativa destinata a sviluppare le capacità di autocura e di adattamento dei pazienti e della famiglia alla malattia cronica, favorendo anche la permanenza della persona al proprio domicilio.

Nei prossimi mesi l’Asl estenderà questa nuova organizzazione anche agli altri ambiti territoriali aziendali, in maniera da farla diventare entro breve un modello omogeneo al servizio dei cittadini.

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