Il Comune di Porcari non arretra sul futuro impianto di Salanetti dopo il rigetto dell'appello da parte del Consiglio di Stato e torna a chiedere risposte sui costi, sui finanziamenti e sulla sostenibilità economica e ambientale del progetto.
"Prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto il nostro appello. La sentenza conferma la legittimità dell'autorizzazione regionale. Ma la sostenibilità concreta del futuro impianto a Salanetti, i suoi costi e i risultati che sarà capace di ottenere restano punti interrogativi aperti sui quali continuiamo a chiedere risposte. RetiAmbiente, nel merito, tuttavia continua a glissare".
Prosegue l'amministrazione: "Sul mercato dei materiali ricavati dai pannolini, il ragionamento dei giudici è chiaro: la sua esistenza è già stata valutata positivamente dal decreto ministeriale del 2019. Per autorizzare l'impianto, quindi, non occorre avere già sottoscritto contratti vincolanti con chi acquisterà quei materiali. È un presupposto ritenuto sufficiente sul piano giuridico. Sul piano industriale ed economico, però, resta da capire chi comprerà la cellulosa e gli altri materiali prodotti proprio a Salanetti, in quali quantità, con quali caratteristiche e a quale prezzo".
"La stessa sentenza, e questo ci preme evidenziarlo, richiama un obbligo significativo: dopo il primo anno di attività, il gestore dovrà documentare l'effettiva commercializzazione dei materiali ottenuti dai Pap, indicando contratti conclusi e quantità cedute. Questo significa – dice il Comune di Porcari – che i risultati dovranno essere verificati nel funzionamento reale dell'impianto. E se quegli obiettivi, come crediamo, non saranno centrati, cosa accadrà? Diciamo 'signori, abbiamo scherzato, ci dispiace per i 15 milioni di soldi pubblici spesi'?"
"C'è poi un altro passaggio della sentenza che merita attenzione: le frazioni non conformi o prive di domanda di mercato dovranno essere gestite come rifiuti. Nessuno pretende che un processo di recupero non produca alcuno scarto. Ma, prima di impegnare risorse in un progetto presentato come esempio di economia circolare 'rifiuti zero', è doveroso sapere quanto materiale potrà essere effettivamente reimpiegato e quanto resterà rifiuto, dove sarà portato e quanto costerà gestirlo".
"Un decreto stabilisce le condizioni per riconoscere i materiali recuperati come prodotti, ma il bilancio ambientale ed economico di questo impianto – osserva l'amministrazione di Porcari - dipenderà dai risultati concreti e misurabili".
"Le nostre preoccupazioni, inoltre, riguardano aspetti che la ricostruzione del procedimento contenuta nella sentenza richiama espressamente: rischio idraulico, odori, spazi di deposito e destinazione dei materiali. Sono questioni affrontate attraverso prescrizioni che i giudici hanno ritenuto legittime e il cui rispetto dovrà essere puntualmente verificato, se il progetto sarà realizzato".
"Oggi l'impianto non c'è ancora. Scaduti i termini del Pnrr, manca un quadro certo e pubblico dei finanziamenti che dovrebbero sostenerlo. Chiediamo quindi che siano chiariti, con dati trasparenti, la copertura finanziaria, il costo aggiornato e le prospettive economiche dell'operazione. Il rigetto del ricorso – conclude l'amministrazione comunale – non esaurisce la responsabilità politica di chi propone questo investimento, né la nostra volontà ferma di tutelare Porcari".


