Anno XI 
Domenica 26 Luglio 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
06 Novembre 2024

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Gentile direttore, 
una nuova epidemia sta investendo la sanità italiana: una forma virulenta e perniciosa che però, chissà perché, sta destando poca preoccupazione sociale. Eppure si tratta di una grave insidia per l'intero Sistema Sanitario e per tutti coloro che se ne servono, ancora più pericolosa del Covid 19 che pure tanti lutti e disagi ha provocato al Belpaese. Un caso nuovo e finora sconosciuto di morbo ferale che non ha origini microbiologiche ma solo di... natura politica e polemica!! Una patologia "chiacchierologica" insomma che, all'apparenza, può anche essere scambiata per una tesi filosofica e morale ma che alla fine si mostra nella sua vera essenza: un semplice mendacio, inteso nella sua forma etimologica più insidiosa, vale a dire quella dell'inganno calcolato e fuorviante. Quest'ultimo proposto come strumento di lotta per salvaguardare la cosiddetta "Sanità Pubblica" laddove per "Sanità Pubblica" i polemisti intendendo quella a gestione statale in regime di monopolio. Di quale menzogna stiamo parlando? Semplice: di quella che si propina alla pubblica opinione nel momento in cui, qualora non sia lo Stato ma un privato a gestire l'apparato sanitario, questi viene tacciato di non avere le caratteristiche di "servizio pubblico" ma di agire solo per un volgare intento lucrativo!! Tuttavia così non è a dispetto delle continue e ripetute calunnie che ancora oggi vengono mosse da taluni  politici contro la libera iniziativa privata e la salutare concorrenza a solo vantaggio del malato. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: un servizio è pubblico quando è accessibile a tutti i cittadini e gratuito per coloro che ne hanno diritto per legge. Quella stessa legge che pure viene varata dal Parlamento e quindi dai rappresentanti del popolo sovrano scelti attraverso il libero voto dentro un sistema di istituzioni democratiche costituzionalmente previste. Ora, il corollario di quella  menzogna propalata sulla natura del servizio pubblico, è che laddove ci sia un profitto venga automaticamente meno la superiore etica dei fini che deve ispirare chi opera nel campo della prevenzione e cura delle malattie!! In pratica: si confonde ad arte il profitto dell'imprenditore - che è sacro come il salario del dipendente e di ogni altro prestatore d'opera - con il profittatore, lasciando intendere che chi realizzi un guadagno in sanità sia dotato di un'infima caratura morale e agisca con il solo scopo di "fare soldi" sulle cure che eroga!! Come se poi coloro che operano nel comparto a gestione statale fossero mossi unicamente da nobili moti filantropici e da puro disinteresse e non fossero regolarmente e giustamente retribuiti anche loro per le opere che prestano dentro il SSN!! Insomma: pur di cancellare ogni forma di competizione e di concorrenza si calunniano sia gli scopi (ed i leggimi interessi) dell'imprenditore, sia degli operatori stessi del comparto privato, che sono migliaia ed erogano senza liste di attesa milioni di prestazioni. Orbene, se la competizione è auspicata dagli stessi soggetti critici in altri settori, come fattore che favorisca gli utenti di quei servizi, (pensiamo a trasporti, energia, telefonia e telematica, autostrade, navigazione ed attività portuali, assicurazioni, banche, ecc.) per quale motivo in sanità la concorrenza si trasforma in un fattore negativo ed esecrabile e non in un'ulteriore possibilità di accedere ai servizi in condizioni di maggior favore? Eppure sia  la legge nazionale che quella europea sanciscono che ogni cittadino possa esercitare il diritto di libera scelta del medico e del luogo di cura. Che scelta sarebbe se c’è un monopolista che disponendo di tutti i mezzi stabilisce tutti i servizi? Scelta impossibile laddove manchi la presenza di un (altro) sistema concorrenziale a quello a gestione pubblica. Nel caso della sanità, le strutture private sono ammesse ad erogare prestazioni solamente se "accreditate" vale a dire solo se in possesso di verificati requisiti organizzativi, strutturali, strumentali e di personale. In tal caso, per le leggi e per gli accertamenti ed i controlli dello Stato, tali strutture sono in grado di poter operare agendo con il medesimo "know-how" e le stesse qualità di servizi dell'analogo comparto a gestione statale!! Quel che induce, quindi, il mendacio delle prefiche che gridano allo scandalo di una minaccia alla sanità pubblica è solamente un pregiudizio ideologico che non ha nulla da spartire con gli scopi ed i compiti del servizio reso al malato, né di quella presunta superiorità  dei fini che si attribuisce al monopolio statale della Sanità. In un epoca in cui i liberali spuntano come funghi in tutte le forze politiche, ecco che il rigurgito statalista si mantiene sempre vivo ed efficiente!! In queste ore alla gogna mediatica è finito esposto Marcello Gemmato, farmacista, sottosegretario alla Salute, perché in possesso di quote di un poliambulatorio privato-privato (non accreditato,  con   il SSN e non concorrente con il medesimo). Fatto del tutto legittimo ed alla luce del sole. Eppure, a fronte di tutto ciò, invece di preoccuparsi e scandalizzarsi delle liste d'attesa chilometriche presenti nel comparto statale, c'è chi preferisce indignarsi perché i malati sono costretti a pagarsi le prestazioni di tasca propria, come se lo scandalo risiedesse nel fatto che c'è chi quelle prestazioni, in fondo, è in grado di offrirle velocemente !! A tariffe predeterminate e senza liste di attesa, e senza oneri a carico dello Stato per tenere efficienti le strutture medesime. Meno male, direi!!  E tuttavia, i guasti, le manchevolezze e le lungaggini sono ormai le cifre distintive  di una sanità statale che peraltro  ingoia oltre 130 miliardi di euro ogni anno, non dovrebbero scatenare un processo al comparto privato bensì a quel gran "carrozzone", spesso politicizzato, e come tale gestito per altre finalità, che è il famoso "servizio pubblico". Ma vedremo mai quel fausto giorno?

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