Anno XI 
Lunedì 27 Luglio 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
23 Aprile 2025

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Come il sugo di pecora, la pecora bollita e la zuppa gallurese, buona … ma sostanzialmente indigesta, sta per essere servita in tavola la solita pietanza che, come la pastiera napoletana, ha mille ricette. Tutte ottime e migliori delle altre.

Ecco a voi, quindi, nella sua zuppiera fumante di lacrimogeni, il 25 Aprile!

Da una parte sarà incartato e infazzolettato di rosso, con tutto ciò ch’è attualmente il positivo per quella fazione. Magari, in ossequio alla cultura woke e al politically correct, scopriremo che un terzo dei Padri della Patria andati in montagna contro l’invasore nazi-fascista erano d’etnia africana e un terzo LGBTQ+, pur non avendo questi ultimi fatto outing. Ma vanno scusati, non erano tempi allora, bisogna contestualizzare!

Dall’altra ci sarà un arcipelago di differenti proposte, sulla scorta di variegati atteggiamenti.

Per chi – con nessun discernimento – ha abbracciato le tesi repubblichine, quei partigiani eran tutti briganti e delinquenti. Alla fine non è manco colpa loro: per decenni nessuno aveva ammesso che nelle formazioni di patrioti vi fosse un sacco di gente che aveva cucito le stellette a 5 punte al bavero per professione, quindi c’è stato chi per reazione ha esagerato nelle definizioni “contro”, abbracciando le tesi di Salò.

Altri tenteranno di dire che bisogna giungere alla pacificazione, non comprendendo che il panorama politico italiano, in cui tanto s’è discettato d’inclusione, non ha mai pensato d’includere nel 25 Aprile chi non abbia il fazzoletto rosso. Non a caso dall’A.N.P.I. pian piano son fuoriusciti gran parte di coloro che s’ispiravano alle formazioni socialiste (Matteotti), democristiane (Giustizia e Libertà) o addirittura “autonome”. Già, le ultime, quelle peggiori, zeppe di militari di professione e magari pure monarchici.

Un tempo provavo anche fastidio. Quando alle celebrazioni a Livorno partecipavo in uniforme, e dovevo sopportare impalato sull’attenti o il presentat-arm chi mi gridava “Ora e sempre resistenza!”, o chi non si avvicinava al palco delle autorità al monumento ai Caduti, ma andava solo a deporre la corona ai “partigiani” Caduti. Quella rabbia nel gridarci addosso infastidiva, manco fossi stato alla testa di una Brigata Nera. E infastidiva quel monumento livornese con 10 nomi di medaglie d’Oro della Resistenza, 6 dei quali militari di professione, dei quali veniva tenuto nascosto lo status di quand’erano in vita.

Oggi va bene così, anzi, continuino.

In uno scenario politico dove tutti vogliono proteggere l’ambiente, e sempre tutti vogliono la pace, e migliorare la sanità, beh alla fine, solo da una parte c’è rispetto per chi, in armi, serve e difende la Patria e il suo ordine. Una volta non era così, e poteva anche starci qualche confusione. Oggi invece la situazione è limpida. Da un lato chi ti condanna a prescindere, se indossi l’uniforme. Vicenda “Ramy” docet.

Da un lato chi nega i valori di base di chi indossa l’uniforme, che restano una Bandiera e delle genti da difendere.

Da un lato chi vorrebbe la gazzarra e il disordine diffusi, fra RdC, bandiere arcobaleno, sussidi e bonus a fondo perduto. Che qualcuno pagherà. Già, e se gli chiedi “Chi?” risponde che mica può pensare a tutto lui… ha concepito la genialata, qualcun altro la concretizzerà appieno.

Quindi, mi va bene così. E neppure spero che un giorno si ricordi – tutti – che questa Repubblica e questa Libertà ce le hanno donate (rigorosamente in ordine alfabetico) comunisti, cristiano-cattolici, liberali, militari alla macchia, monarchici, repubblicani e socialisti.

Mi sta bene che qualcuno arruoli nel fronte resistenziale pure Papa Francesco, che forse non è stato il top, almeno al confronto degli ultimi predecessori. Contestualizzando e decontestualizzando ciò che ha detto a piacimento, in base alla convenienza. Ed eliminando semplicemente ciò che ha detto e risulta loro scomodo.

Alla fine fra arrabbiature isteriche, forzature della realtà storica, distorsioni di concetti realmente espressi, quella parte muove come un barcone che, autonomamente, ha affondato il motore per farsi passare per naufrago, in attesa di non so quale ONG.

E mi piace, nella mia libertà, ringraziare i partigiani, quelli veri, quelli prima del 25 aprile, quelli che volevano un’Italia libera, e non semplicemente dare una mano di vernice rossa alla dittatura del ventennio. Quelli che non hanno fucilato i vinti per vendicare i propri morti uccisi barbaramente, dimostrando di non cedere alla barbarie e mantenere l’onore.

Peccato non ce ne siano più molti, e ancor di più peccato che non li si sia fatti studiare a scuola.

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