Anno XI 
Sabato 25 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
25 Febbraio 2023

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Siamo ormai arrivati a un “caso” di portata nazionale. La lezione del 16 febbraio scorso tenuta dallo storico Eric Gobetti ha scatenato un putiferio difficilmente pronosticabile, anche se la tematica che è stata trattata è una delle più “scottanti” del panorama nazionale degli ultimi vent’anni: il massacro delle fobie e il conseguente esodo giuliano-dalmata.

Gobetti, autore dell’ormai famoso “E allora le foibe?”, era stato invitato dall’Anpi per una conferenza (a cui hanno partecipato anche numerose scuole) per discutere di questi delicati e tragici eventi avvenuti sul fronte orientale italiano al termine del secondo conflitto mondiale.

Le intenzioni dell’incontro sembravano le migliori, ma le “foibe” sono una tematica storica così intrisa di propaganda politica che è davvero difficile discuterne in termini neutri in scenari esterni alle accademie e alle facoltà di storia.

Molto spesso la tragedia resta sullo sfondo, mentre gli schieramenti e l’opinione pubblica si fanno la “guerra” per i particolari.

In merito alla spinosa questione sono voluti intervenire anche coloro che sono forse i più indicati a dire la loro (perlomeno da un punto di vista morale): i membri dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd).

Con una nota ufficiale, diretta alle istituzioni scolastiche regionali e provinciali, alla politica lucchese e persino a singoli professori, l’Anvgd rimarca con forza come eventi di questo tipo non siano altro che strumenti di propaganda, pensata e supportata dall’Anpi, per sminuire e manipolare la storia dell’eccidio degli italiani nella regione istriana.

Il motivo? La presunta “difesa” dell’Anpi nei confronti dei regimi comunisti sopravvissuti fino al crollo del blocco sovietico ad inizio Anni 90: un atteggiamento che l’associazione dei partigiani ha più volte esternato, arrivando persino a non accettare la comparazione dei totalitarismi nazi-fascisti e comunisti.

“Il motivo dell’interesse dell’ANPI al controllo della nostra storia – sentenzia con forza l’Anvgd – è che noi rappresentiamo l’unica parte della popolazione di lingua italiana a rimanere al di là della cortina di ferro, e a poter testimoniare cosa significhi vivere sotto il regime totalitario comunista. Usando le parole del presidente Mattarella, la nostra sorte è stata quella di passare, direttamente, dall’oppressione nazista a quella comunista; ed ancora l’aggressività del nuovo regime comunista li costrinse, con il terrore e la persecuzione, ad abbandonare le proprie case. Chi non si integrava nel nuovo ordine totalitario spariva, inghiottito nel nulla”.

Giù le mani dal Giorno del ricordo, dunque, e ben venga una genuina commemorazione che esuli da ogni tipo di appartenenza politica. Il massacro avvenuto negli ex-territori italiani, a dispetto delle precedenti politiche del regime fascista nei confronti delle popolazioni slave, c’è stato eccome, ed è indubbio che la morte di migliaia di connazionali debba essere l’ennesimo monito delle atrocità della guerra e della follia delle politiche nazionaliste e totalitarie.

Anche l’incontro con Gobetti, per l’Anvgd, è stato senza ombra di dubbio un momento di propaganda (lo stesso storico viene tacciato di “giustificazionismo”): l’Anpi, che secondo l’Associazione altro non è che l’unione delle frange partigiane unicamente comuniste, non accetta che si dia la “colpa” dell’eccidio al regime “alleato” di Tito, e per questo vuole “controllare”, decidere e incidere sulla narrazione dell’eccidio col fine di svilirlo, rendendolo una semplice “situazione” riscontrabile in qualsiasi altra guerra.

“La nostra storia è quindi una denuncia dei crimini dell’oppressione comunista. Questo per Anpi e compagni – accusa l’Anvgd – è inaccettabile. Ora sono impegnati non più nell’ormai insostenibile tentativo di negare questa storia, ma piuttosto nel manipolarla, giustificarla, ridurla a un dettaglio della storia europea. A questo scopo hanno utilizzato Eric Gobetti il 16 febbraio scorso a Lucca. Gobetti, che non è un negazionista, rientra per certi aspetti nella categoria dei giustificazionisti”.

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