Anno XI 
Venerdì 24 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
30 Gennaio 2021

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Il consiglio comunale di Lucca ha conferito la cittadinanza onoraria a tre donne che hanno subito, a livelli diversi, le peggiori conseguenze derivate dal periodo più buio dell'intera storia dell'umanità, la seconda guerra mondiale.

Al termine termine di quella guerra sono stati dichiarati dei vincitori e dei vinti, ma in realtà il vero grande risultato finale è stato solo morte, sofferenza e distruzione. Caratteristiche trasversali ad ogni forma di guerra, anche a quelle che ancora oggi nel mondo continuano, purtroppo, ad imperversare.

Le guerre sono state fatte, e si fanno, per molteplici motivi andando a ricercare le più svariate giustificazioni ma, personalmente, non riesco mai a trovarne una valida per cui si possa dire: non c'era altra possibilità, era rimasta l'unica strada da seguire, non c'era altra scelta.

Ma non è della guerra e delle sue atroci conseguenze di cui voglio scrivere, ma dell'abuso che si fa di questa parola, come di molte altre, e dell'errore che si commette quando si utilizza quel sostantivo per descrivere ad esempio ciò che è avvenuto in questo ultimo anno, contraddistinto inequivocabilmente dal Covid e dalle sue conseguenze.

In questi giorni nei quali si celebrano le giornate legate alla Memoria e al Ricordo e si riflette sui fatti orribili di quei tristi anni, forse in tutti noi risultano ancora più evidenti le drammaticità di quel periodo anche perché, per fortuna, abbiamo la possibilità di viverle indirettamente, ancora attraverso il racconto di alcune preziose testimonianze viventi.

Chiedo quindi di fare molta attenzione all'utilizzo delle parole quando si vuole descrivere una situazione, un luogo o una persona. Anche riguardo al periodo che stiamo vivendo, che ha la triste caratteristica di farci vivere la realtà con molti limiti (ma non certo paraganobili a quelli imposti dalle leggi razziali fasciste del 1938), che avrà gravi conseguenze economiche per moltissime attività, persone e famiglie (ma non credo che possano essere paragonabili alle distruzioni subite in tempo di guerra), che porterà conseguenze psicologiche su tutti noi, ma, soprattutto, probabilmente, sui più piccoli e i più deboli, ma mai e poi mai potranno essere paragonabili alle conseguenze psicologiche vissute da chi è sopravvissuto ad un campo di sterminio, usiamo parole adeguate.

Penso che l'attenzione al linguaggio sia estremamente necessaria e importante non tanto per un "bon ton" che faccia da cornice alle nostre relazioni sociali, ai nostri incontri e alle chiacchiere nelle nostre serate, ma quanto perché penso che potrà, nel lungo termine, trasformare le modalità con le quali analizziamo le circostanze, le dinamiche e le situazioni che incontriamo nei diversi contesti di vita rendendoci più attenti, più cauti, più sensibili ed equilibrati. Chissà, magari, un giorno forse dopo anni di attenzione alle parole, all'ascolto, allo studio e alla riflessione, potremo trovare una parola diversa a quella che, ad un certo momento, potrebbe sembrare l'unica possibile: guerra.

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