Emma Bonino, storica esponente radicale, è stata una delle figure più influenti e controverse della politica italiana. La sua morte, avvenuta l’11 settembre 2026, ha suscitato numerosi tributi, ma ha anche riaperto il confronto sulle idee che ha sostenuto durante la sua lunga carriera.
Il rispetto umano dovuto a una persona scomparsa non impedisce di valutarne criticamente l’azione politica. Ricordare Emma Bonino significa quindi considerare sia le sue battaglie per i diritti civili sia le posizioni economiche, sociali e internazionali che hanno incontrato una forte opposizione.
Lavoro e protezione sociale
Bonino e i Radicali sostennero il referendum del 2000 per abrogare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riducendo la tutela contro i licenziamenti illegittimi. Il referendum non fu respinto dal 66% degli elettori: non raggiunse il quorum, perché votò circa un terzo degli aventi diritto. Tra i votanti prevalsero comunque i contrari all’abrogazione.
Negli anni successivi, le tutele previste dall’articolo 18 furono ridimensionate prima dalla riforma Fornero del governo Monti e poi dal Jobs Act del governo Renzi.
I Radicali proposero inoltre una maggiore liberalizzazione dei contratti a termine e del lavoro a tempo parziale. I sostenitori presentavano queste misure come strumenti per rendere più dinamico il mercato del lavoro; i critici le consideravano invece un incentivo alla precarietà.
Un’altra proposta riguardava la fine del monopolio dell’INAIL nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, con l’apertura del settore agli operatori privati. Quel referendum, tuttavia, fu dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale e non arrivò al voto.
Anche in materia di sanità e previdenza, Bonino sostenne soluzioni più orientate al mercato, alla libertà individuale e alla riduzione dell’intervento pubblico. I suoi oppositori ritenevano che questa impostazione rischiasse di indebolire il Servizio sanitario nazionale, la previdenza pubblica e le tutele delle fasce sociali più fragili.
Queste posizioni delineavano un progetto nettamente liberale e liberista. In seguito, alcune riforme approvate dai governi Monti e Renzi si sono mosse nella stessa direzione, pur non potendo essere considerate una semplice attuazione del programma radicale.
Diritti civili e bioetica
Le battaglie di Bonino per la legalizzazione dell’aborto, il fine vita e l’autodeterminazione individuale hanno incontrato la ferma opposizione del mondo cattolico, dei movimenti pro-life e delle aree conservatrici.
Anche una parte della sinistra e del femminismo storico ne ha contestato la rappresentazione come protagonista quasi esclusiva della lotta che portò alla legge 194. Secondo questa critica, una narrazione troppo centrata sulla sua figura rischia di oscurare il contributo dei movimenti femministi e dei collettivi attivi in quegli anni.
Immigrazione e globalizzazione
Bonino difese il diritto d’asilo, l’accoglienza dei migranti e le organizzazioni impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo. Si oppose inoltre alle politiche dei cosiddetti “porti chiusi”. Per queste posizioni fu duramente contestata dalla destra sovranista, che la accusava di favorire un’immigrazione priva di controllo. Espressioni come “taxi del mare”, tuttavia, appartengono al linguaggio della polemica politica e non costituiscono una descrizione neutrale dei fatti.
Europa e politica internazionale
L’europeismo fu uno dei punti centrali della sua identità politica. Bonino sostenne un’Europa più integrata e federale, insieme a una politica estera fortemente atlantista e interventista.
I suoi sostenitori vedevano in questa linea una difesa della cooperazione europea, dei diritti umani e dell’ordine internazionale. I critici la giudicavano invece troppo vicina alle istituzioni di Bruxelles, poco attenta alla sovranità nazionale e favorevole a scelte militari controverse. Definirla “guerrafondaia” esprime un giudizio politico, non un fatto: per un articolo chiaro è più corretto parlare di orientamento interventista o atlantista, indicando le decisioni concrete contestate.
Leadership e consenso
Nel corso degli anni, Bonino è stata descritta da alcuni avversari come poco incline al compromesso e sprezzante verso le opinioni altrui. Si tratta però di valutazioni personali, che richiedono attribuzioni e fonti precise.
Negli ultimi anni della sua carriera le è stata inoltre contestata la distanza tra la sua notevole autorevolezza pubblica e il limitato consenso elettorale dell’area radicale e di +Europa. Secondo questa lettura critica, la sua leadership non è riuscita a costruire una forza politica ampia e stabile.
Un’eredità controversa
Il confronto con l’eredità politica di Emma Bonino permette infine di andare oltre la sua figura .
Le differenze che abbiamo ricordato non riguardano soltanto singole battaglie o singole riforme: rimandano a due diverse concezioni della società, dello Stato e della libertà.
Una concezione pone al centro soprattutto l’individuo, l’estensione dei diritti individuali, il mercato, l’integrazione sovranazionale e il progressivo trasferimento di competenze dalle Nazioni alle istituzioni europee. È una visione che ha avuto in Emma Bonino una delle interpreti più riconoscibili della politica italiana.
La nostra prospettiva è differente. Crediamo che la libertà individuale abbia bisogno anche di una comunità politica capace di proteggerla; che i diritti debbano accompagnarsi alla responsabilità; che il mercato debba essere al servizio della società e non la società al servizio del mercato; che il lavoro e la produzione debbano tornare centrali; che lo Stato sociale non rappresenti un residuo del passato, ma uno degli strumenti attraverso i quali una Nazione tutela concretamente i propri cittadini.
Allo stesso modo, riteniamo che la cooperazione fra i popoli non debba comportare la rinuncia alla sovranità democratica. Vogliamo un'Italia aperta al mondo ma capace di decidere: sulla propria economia, sulla propria politica estera, sulla propria energia, sui propri confini e sul proprio modello sociale. Una Nazione che sappia innovare senza perdere la propria identità e costruire il futuro senza considerare inevitabile ogni trasformazione presentata come modernizzazione.
È precisamente su questo terreno che il confronto politico torna ad avere senso. Non nella demonizzazione dell'avversario e neppure nella sua celebrazione postuma, ma nella capacità di riconoscere le idee che hanno orientato una stagione e di proporne altre.
Perché chi sceglie di governare la cosa pubblica accetta anche questo: che la propria azione venga discussa, giudicata e consegnata alla storia. Vale per Emma Bonino e vale per chiunque assuma una responsabilità politica.
Il rispetto appartiene alla persona. Il giudizio appartiene alla politica e quello non muta con la morte di un protagonista.



