Anno XI 
Sabato 25 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
12 Aprile 2023

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Roberto Guidotti, ex consigliere del partito democratico, interviene con una riflessione sull’attuale momento storico ed economico della città.

La situazione che stiamo vivendo - esordisce - ci porta a riflettere e ad avere la convinzione che riguardo, i bisogni del mondo del lavoro, delle aziende e dei lavoratori non ci si possa fermare solo all'analisi dei numeri, che il buon lavoro e i vari interventi fatti nel passato, non siano ormai più sufficienti. C’è sicuramente bisogno di cambiare. Cambiamento che, dopo una profonda analisi, spetta obbligatoriamente alla politica e a tutte le altre componenti di un mondo, quello del lavoro che non è fatto solo di grandi aziende strutturate organizzate e rappresentate, ma anche di realtà micro, piccole e medie con proprie autonomie, proprie organizzazioni e con proprie rappresentanze che non sono e non devono essere considerate inferiori alle altre”.

"In questi anni mi è capitato di stare vicino a molti lavoratori che stavano vivendo il dramma della chiusura dell'azienda e del licenziamento, per questo so benissimo come ci si sente quando si perde il lavoro, quando la presenza di "buchi legislativi" consente a un qualsiasi imprenditore di spostare l'azienda dove vuole senza se e senza ma, quando si viene spogliati della propria dignità, quando si è costretti a comunicare ai propri cari che non si avrà più ciò che dava sicurezza e sostenibilità, quando si tocca il fondo e ci si sente inerti e soli. Allo stesso tempo è proprio in quel momento che si deve trovare una spinta per reagire, trovare soluzioni, vedere al domani con coraggio, fiducia e speranza”.

Il lavoro è una delle emergenze che la nostra società sta vivendo. Per questa ragione, sarebbe auspicabile investire con progetti specifici e risorse economiche, far crescere le imprese, garantire alle stesse una modifica del carico fiscale, del credito e del costo del lavoro. Non perseguire l'adozione di decreti legge inutili che non creano occupazione e non fanno prevalere la drammaticità dei problemi del Paese. C'è bisogno di una classe politica che recuperi valori e passione, come quella che animava i suoi predecessori, i Padri della Repubblica, coloro che di fronte ai problemi del Paese, hanno saputo mettere da parte le contrapposizioni per il bene comune”.

E allora a mio parere il governo, la politica nazionale, ma soprattutto la politica locale, devono cambiare atteggiamento, cambiare prospettiva. C'è un bisogno estremo di mettere in campo energie e strumenti per un nuovo percorso. Un percorso che deve passare sicuramente dalla tutela di tutti i lavoratori in primis, per poi arrivare a vagliare tutte le possibili soluzioni inserendo anche nuove opportunità che creino sviluppo, nuova imprenditorialità, partecipazione. La politica locale dovrebbe avere più coraggio. Uscire dalle stanze, riappropriarsi del contatto con le persone che incarnano la realtà produttiva, tornare a guardarle negli occhi, ascoltare le loro richieste di aiuto. Le aziende sono in difficoltà, ma molti imprenditori, anche della nostra provincia, sono disposti a fare di tutto, di tutto per non farle morire. Si tratta di adottare un'indispensabile elasticità nei confronti dell'economia reale e locale, un attento monitoraggio della vita delle varie aziende, un dialogo sincero e continuo, in modo da costituire un concreto supporto verso il rilancio e non solo una forma di protezione; un segnale di fiducia e ottimismo e per affermare che è possibile - grazie a questa auspicata collaborazione e integrazione tra aziende e Istituzioni del territorio - uscire dalla crisi attraverso soluzioni, orientamenti e scelte che il tessuto economico locale, in tali condizioni, è capace di elaborare e di proporre. Insomma, una collaborazione che vada oltre le necessità contingenti, consapevole della necessità di porre al centro della vita sociale le persone, uomini e donne portatori di valori, ideali, aspettative e bisogni che chiedono la possibilità di confrontarsi e di esprimersi. Tutto questo rappresenta, per noi, la differenza etica tra profitto e futuro, mai come oggi drammaticamente in contrapposizione”.

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