Anno XI 
Mercoledì 22 Luglio 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
16 Marzo 2026

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Chi ha avuto modo di leggere le gesta di don Chisciotte della Mancia, il personaggio inventato dallo spagnolo Miguel de Cervantes, ricorderà che una delle gesta più note del coraggioso e strampalato cavaliere fu quella di caricare, lancia in resta, i mulini a vento.

Un gesto folle sotto il profilo razionale, ma compiuto dal mitico e stralunato Cavaliere spagnolo perché apparsi ai suoi occhi e alla sua mente immaginifica come giganti che si stagliavano all’orizzonte e  da sfidare per poter misurare fino in fondo il proprio coraggio. Quella della lotta ai mulini a vento è divenuta patrimonio del linguaggio comune, una frase idiomatica,  modo di dire utilizzato  allorquando qualcuno si accinge ad una impari quanto inutile lotta che non porterà frutti concreti né le soluzioni desiderate.

Chi non è in sella ad un destriero di nome Ronzinante, ancorché emaciato dai forzati digiuni, non indossa armature né brandisce armi come Don Chisciotte, la lotta ai mulini a vento tenta di farla con le parole. In genere chi la intraprende lo fa utilizzando espedienti dialettici pur di infliggere un colpo decisivo alle pale che roteano sospinte dai venti. Se consideriamo che il personaggio di Cervantes gode dei servigi di uno scudiero, Sancho Panza, che cavalca un asino, il paradigma sorge spontaneo con la politica da Don Chisciotte che da mesi la sinistra mette in campo contro svariati mulini a vento. La Schlein, nella veste del dinoccolato Cavaliere de la Mancia, e Giuseppe Conte, nella veste di Sancho Panza, caricano a testa bassa tutto quel che si muove nel panorama politico italiano. Qualunque sia l’argomento, l’evento, l’accadimento, essi addebitano al Governo di Centrodestra di essere la causa di tutto: l’amicizia con Trump ed il suo contrario; la solidarietà all’Ucraina e la critica all’invio di armi ai suoi valorosi combattenti; l’insussistenza della politica dell’Unione Europea e quella degli stanziamenti per riarmare la Vecchia Europa; la critica all’antisemitismo contro gli ebrei, che rifiorisce ovunque, e l’adesione, senza se e senza ma, alle tesi filopalestinesi; l’opposizione preconcetta alla limitazione dei flussi migratori, in nome di un solidarismo senza confini, ed il lamento per il presunto fallimento delle politiche migratorie del governo. Ed ancora, la perpetua richiesta di fondi per la sanità “pubblica” (ossia del monopolio statale della medesima), pur avendo lasciato un buco di oltre un centinaio di miliardi di euro al governo Meloni in nome dei Redditi di cittadinanza e dei bonus edilizi; il mantra della povertà che avanza e non degli indici occupazionali e dell’economia che riprende, toccando risultati attesi da decenni. In ultimo il tema della sicurezza, che pare debba migliorare a prescindere dall’aumento dei poteri alle forze dell’ordine; la giustizia che non funziona e gli abusi dei pubblici ministeri e la contrarietà alla riforma di Carlo Nordio per separare le carriere e superare la spartizione correntista delle medesime. Insomma il motto del cosiddetto “campo largo” dovrebbe essere: “sempre e comunque contro chiunque”. E non poteva mancare neanche la rivendicazione del monopolio sul rilascio delle patenti di “sincero democratico”, l’imprimatur della “diversità morale” e di una superiore etica dei fini, innanzi a coloro che non si adeguano al mantra progressista del “politicamente corretto”,  così fino a sindacare isulle modalità di esercizio del diritto di satira che viene riconosciuto e tollerato limitatamente  ai comici di area progressista, quelli per intenderci che beffeggiano Meloni ed il Governo. Cone nel caso ultimo, quanto recente, episodio che  assegna  al comico Andrea Pucci  una lettera scarlatta  per aver osato utilizzato  nelle sue gag ironiche  determinate espressioni, in quanto fascista  e omofobo. Lo stesso capita a Checco Zalone per il suo portato comico di stampo nazional popolare.  Insomma un reazionario ed isterico coro di fila che non ha aggancio con la tolleranza. Si stenta ad individuare uno straccio di proposta politica certo  alternativa ma fattibile. Si divaga anche sulle cose meno importanti con un’opposizione senza quartiere, una crociata manichea e preconcetta. Frana il costone a Niscemi, con tutte le case abusivamente assentite da decenni? Tutto quel che si riesce a dire e’ prendere i soldi che si dovrebbero utilizzare per il Ponte sullo Stretto,  per un impiego indeterminato. Non passa giorno che non si venga investiti da un profluvio di anatemi e di allarmi democratici, di minacce alla libertà ed alla democrazia, di scioperi cadenzati da mesi dalla Cgil, riavutasi dal torpore accondiscendente verso il governo durato un decennio. Che lo sfasciacarrozze lo faccia l’azzimato leader del M5S ci sta anche nel conto: questi non avendo altra prospettiva che elargire redditi e soldi ai propri clienti ed elettori, può pure permetterselo. Ma che lo faccia il Pd, che è il secondo partito italiano, che ha governato, per decenni, il Paese, con un suo progetto adeguato e concreto, rappresenta la sconfitta della sinistra che conta, ragiona e che intende candidarsi a  governare. Alla Schlein, che pure utilizza vecchi arnesi ideologici, non dovrebbe sfuggire la citazione marxiana: “il vento delle parole non fa macinare i mulini a vento della Storia”. Toccherebbe a quel partito la costruzione di un’alternativa concreta ed avveduta. La saggezza di quanti pensano di essere movimento di lotta e di governo a sinistra senza illudersi che il vento delle parole cambi la storia politica in Italia.

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