Anno XI 
Sabato 25 Luglio 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
12 Luglio 2024

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Lo ammetto: sono sempre stato un po' critico con Francesco, con la vocazione che il Papa gesuita ha mostrato, nel corso del suo pontificato, nel voler ridurre ai minimi termini l'aura santa del Vicario di Cristo in Terra. Va bene: trovo giustissimo pensare ai poveri come fa lui. E' Gesù stesso d'altronde che ce lo insegna. Tuttavia il mondo intero non può certo essere immaginato solo ed esclusivamente come un'immensa... favelas pervaso com'è da una miriade di fenomeni politici, economici e sociali globalizzati che non possono certo essere né dimenticati né esclusi. Per altro parliamo pur sempre di problematiche sociali che semmai toccherebbe ai leader politici ed ai capi di Stato affrontare,  non certo al vertice della Chiesa cattolica ed ai suoi fedeli!! Costoro all'opposto, dovrebbe attenersi a dettami millenari ed a precetti inderogabili dei  Vangeli. Fare il "possibilista" è conciliante, ovvero parlare con levità di argomenti straordinari come fa Bergoglio, al massimo può piacere agli "atei devoti", a quelli cioè che applaudono solo quando vengono tollerati ed accettati i propri punti di vista. Accettando il soglio di Pietro, Francesco ha scelto di guidare la Chiesa secondo la visione sudamericana del mondo che gli è più consona: quella promanata dalla teologia socialisteggiante della liberazione coniata da don Helder Camara, vescovo di Recife. A mio giudizio, invece, meglio avrebbe fatto Bergoglio a camminare nel solco tracciato dal suo dotto predecessore, Joseph Ratzinger e del discorso da questi pronunciato a Ratisbona: quello basato sulla peculiarità del cristianesimo e sui precetti di civiltà in esso contenuti, sulle radici che hanno influenzato ed ispirato le costituzioni liberali e democratiche dei paesi occidentali. Senza il cristianesimo sarebbe stato difficile edificare Stati che guardano alle libertà ed alla dignità dell'uomo come soggetto principale al quale destinare i frutti della buona politica. Ed allora è sbagliato ritenere il capitalismo una sorta di jattura come fanno i seguaci di don Camara, il profitto (quello onestamente prodotto dal lavoro e dalla impresa) come espressione dello sfruttamento e la stessa proprietà privata quasi come un furto!! A fronte di tutto ciò e dato a Cesare quel che è di Cesare, mi sento anche di dire con forza, che Francesco si è presentato ai recenti lavori della 50esima Settimana sociale dei cattolici italiani, proferendo parole condivisibili che hanno colto nel segno la necessità che i cattolici non debbano più delegare ad altri la propria azione politica impegnandosi, all'opposto, per tornare a farsi valere ed identificare per quello che dicono e per quello che propongono. Ora proprio alla luce di questo assunto, la domanda da porsi è la seguente: ammesso che i cattolici debbano tornare ad essere protagonisti in politica, in che modo devono  farlo? Per fare cosa se la stessa dottrina sociale della Chiesa rischia di essere malamente interpretata come "socialisteggiante" ed affine a quella di una certa sinistra moderata? Per capirci: nel suo intervento, Francesco ha citato Moro e La Pira ed ha fatto bene ma ha purtroppo dimenticato i laici Alcide De Gasperi e Guido Gonella, ed il sacerdote don Luigi Sturzo, cui va, in gran parte ascritta la nascita del popolarismo liberale incartato nel celebre appello "ai liberi ed ai forti" che il prete di Caltagirone emanò come manifesto dei valori dei cattolici in politica. Erano tempi quelli per duri e puri non certo per gli eterni cacciatori di poltrone ministeriali venuti in seguito per trasformare quel partito in un'accolita di persone che cedeva puntualmente sulle proprie ambizioni. Ora, quella che andrebbe rilanciata è l'impostazione originaria del cattolicesimo liberale, che non ha niente a che vedere con il socialismo ma che, anzi, si basa sul cattolicesimo sociale di Rosmini, Toniolo e Murri, non certo sulla "terza via" prefigurata dal pur capace ed onesto Enrico Berlinguer. Una vecchia boutade ideologica catto-comunista identificava in Gesù Cristo il primo socialista della storia del mondo, immemore del fatto che i precetti e le idee del Figlio di Dio sono scritti a caratteri cubitali nei Vangeli non certo nel Capitale di Marx ed Engels!! Tornando a noi: l'edificazione di un vero partito di cattolici, al momento, come esperimento, è già fallita sia con il declino della  Dc logorata dalle smanie di potere, sia nel rieditato partito popolare di Mino Martinazzoli e ancora più nel Pd ove sono confluiti i cattolici democratici (di sinistra). Questi ultimi seguaci di Giuseppe Dossetti hanno fatto da mosca cocchiera agli eredi del vecchio Pci. Se partito cattolico dovrà essere, come in parte ha auspicato anche il Papa, questi dovrà dunque rinascere dalle idee e dalle ceneri del movimento di don Sturzo, non da quelle mistificate in seguito dai suoi eredi per mera convenienza politica!! 

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