Anno XI 
Venerdì 23 Ottobre 2026

Scritto da Giancarlo Affatato
Politica
19 Giugno 2025

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"La guerra, ovvero la violenza rivoluzionaria, è la levatrice della Storia, la chiave di volta per determinare radicali cambiamenti politici economici e sociali". Così argomentava Karl Marx per sostenere il concetto che solo ribellandosi, solo arrivando allo scontro, gli sfruttati potevano distruggere la società e le istituzioni borghesi, vale a dire gli sfruttatori. Si tratta di un assunto ormai anacronistico, figlio di epoche passate. Tuttavia, si sa, in taluni frangenti il passato viene a soccorrere il presente conferendo alla Storia la patente di "maestra di vita". Da molto tempo filosofi, politici, economisti, uomini di Stato e di governo, dissertano attorno alla costituzione di un nuovo ordine mondiale, con nazioni guida diverse da quelle che sostanzialmente lo hanno finora governato. In primis è toccata agli Stati Uniti ed alla Russia dei Soviet, le due potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, misurarsi su questo argomento attraverso una lunga guerra di logoramento che fortunatamente non sfociò mai in un conflitto militare vero e proprio tra i due giganti, diluendosi in vari scontri locali - prevalentemente nel Sud Est Asiatico - i cui eserciti, fatta eccezione per la Cina maoista (il terzo incomodo), erano sostenuti ora da Washington ora da Mosca. Da allora molte cose sono cambiate sul versante orientale: decisiva, in tal senso, è stata la sconfitta storica del leninismo e del cosiddetto "socialismo reale", che ha visto la caduta dell'impero sovietico e la svolta economica liberale di Pechino che ha adottato un'economia di mercato sia pure controllata, sul piano politico, da una nomenclatura di stampo marxista. Parallelamente il mondo ha anche assistito alla crescita di altri colossi economici e militari come l'India e il Brasile. Insomma: siamo al cospetto dell’inizio di una mutazione radicale che, pur avendo scompaginato il vecchio ordine mondiale, non ne ha ancora edificato uno nuovo. Le guerre commerciali e la globalizzazione  economica hanno provocato altre frizioni tra le Nazioni e spesso queste sono sfociate in veri e propri contrasti anche di tipo militare. Per dirla tutta: una volta allargate le maglie del controllo, spariti gli antichi blocchi, ecco che si sono accessi i mai sopiti odi razziali, religiosi o territoriali ai quali nessuno ha potuto porre rimedio per mancanza dell'antica autorevolezza e capacità di dissuasione. Molteplici, dal Medio Oriente all'Ucraina, i focolai accesi dove non c'è scampo neanche per le popolazioni civili. In altri tempi i Russi non si sarebbero mai azzardati a fare politiche di annessione territoriale né gli Israeliani sarebbero andati oltre la rappresaglia per l'attacco subito da parte dai terroristi di Hamas, i veri padroni della Palestina. E che lo siano lo dimostra anche quel che sta venendo a galla in queste ore da un'indagine dell'Onu sull'utilizzo di molti degli aiuti umanitari utilizzati per sostenere le truppe di Hamas. In questo quadro a tinte fosche occorre ricordare anche la  perdurante violenza della jihad musulmana che ha  insanguinato a lungo  il Medio Oriente, per non dire delle perenni sfide lanciate dai regimi teocratici che utilizzano quella "guerra santa" come mezzo per annichilire gli "infedeli". E' questa la matrice dell’ultimo  episodio di guerra che ha visto l'attacco di Tel Aviv contro le installazioni e le fabbriche impegnate nel settore dell’energia atomica in Iran, ossia  nel paese del regime tirannico ed oscurantista degli ayatollah. La denuncia degli osservatori internazionali sul fatto che Teheran stesse deviando dal compito di utilizzare l'energia atomica per usi civili, preparandosi a ben altri impieghi (militari), ha fatto scattare l’azione preventiva dell'esercito con la stella di David. Si sprecheranno senz'altro le solite grida di protesta contro il sionismo e la volontà di Israele di essere la longa manus di altri, inconfessati, interessi. Gli irenici di casa nostra saranno ben contenti  di assimilare il regime dittatoriale dell'Iran ad un inerme paese aggredito, trascurando la voglia di quel regime  di procurarsi l’arma atomica, di armare Hamas, Hezbollah ed Uti contro Tel Aviv. Forse assisteremo  alla solita manfrina dei cortei  che confezioneranno l’idea che quella  di Israele altro non sia che una vialiacca aggressione senza motivo. Ma la verità affonda nella realtà ed oggi il caos è l'espressione di un interregno ancora indecifrabile, e la violenza l’esito del vuoto tra il vecchio ed il nuovo ordine mondiale.

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