Posso fermamente sostenere che tutta l’umanità le detesta, le tasse. Ci può essere qualche eccezione, ma rappresenta senza dubbio uno piccolo avamposto non destinato mai a crescere.
La sinistra, invece, le ha sempre amate. Quando vinceva le elezioni, grazie alle solite mendaci promesse che fanno tutti i partiti, la subitanea preoccupazione dei cittadini era puntualmente questa: Ora aumenteranno le tasse. E così, infatti, succedeva. Avevi voglia di protestare. Subito si levava la solita cricca dei giornaloni, sempre schierati a sinistra ormai da decenni (quand’ero giovane erano invece schierati a destra: cambiano le simpatie ma non cambiano gli interessi, soprattutto economici) che tentavano di convincere che ciò era necessario, che il nostro debito pubblico era salito alle stelle, che solo con l’aumento delle tasse si poteva procedere a realizzare qualche riforma. E i cittadini, quei pochi consenzienti e quei molti dissidenti, chinavano la testa e pagavano. Naturalmente il risultato era: niente delle riforme annunciate e solo poche minime cose, mentre la borsa famigliare doveva fare i conti non solo con l’aumento delle tasse, ma anche con il caro vita. Come sostengono uomini della sinistra di un tempo, come Marco Rizzo e Fausto Bertinotti, ormai non si sa più quale categoria di cittadini rappresenti la sinistra O forse sì, non certo i lavoratori, ormai accantonati bensì le avide élite che detengono le leve del potere.
Oggi il governo per la prima volta retto da una donna, Giorgia Meloni (la sinistra e le femministe dovrebbero esultare), che gode della mia simpatia e stima, ci fa sapere che finalmente toglierà qualche balzello e ridurrà le tasse. Ha già tolto il bollo sull’auto e ha annunciato che toglierà presto l’odioso canone RAI, ma soprattutto ritoccherà al ribasso le aliquote che gravano sulla classe media. Sono promesse da marinaio? No, perché intanto quella dell’eliminazione del bollo è una realtà che si concretizzerà nel 2027 e riguarda, se non tutti, la maggior parte degli automobilisti, proprio del ceto medio. Per il canone Rai, essendo ormai a fine anno, è questione di aspettare poco tempo per sapere che fine farà e se finalmente gli italiani ne saranno salvati. Io sono ottimista. Per quanto riguarda la riduzione delle tasse, essa è entrata nella manovra finanziaria in approntamento. Starà al Parlamento dire la sua, e vedremo come la sinistra si comporterà. Qualche brontolio sui due balzelli che saranno tolti si è già levato dalle opposizioni: “Non ce lo possiamo permettere. Siamo già fuori dei limiti imposti dall’Unione Europa; lo spread si sta rialzando.”. Insomma, chi pensa di fare manovre che diano respiro e fiato ai cittadini è criticato e ironizzato come se fosse fuori dalla realtà. Ma chi è fuori dalla realtà è da vedersi. Per me è la sinistra, la quale si è messa da tempo anche contro la costruzione del Ponte sullo Stretto che è, a mio avviso, un’opera colossale che porterà benefici non solo al Sud, ma a tutta l’Europa, accorciando la strada tra l’Est e il Sud del mondo in direzione del più produttivo Nord.
Certo, aiuterà anche la Cina, che già ci fa una concorrenza spietata, ma questo è il prezzo da pagare in una economia libera, secondo la quale chi fa costare meno il proprio prodotto, più vende, naturalmente a parità di qualità. Anche se, nel corso di una crisi, come quella che il mondo sta subendo da anni e sembra non riuscire a risolvere (anzi le guerre, tutte irragionevoli, vi portano il loro contributo negativo), pure le merci di più bassa qualità hanno il loro largo mercato e riescono a produrre guadagno.
Ma torniamo alla Meloni e al suo governo. La sinistra ne auspica la caduta al più presto, e fa di tutto per fargli lo sgambetto, cercando di mettere zizzania tra i componenti della maggioranza. Ma io spero che arrivi al 2027 e le nuove elezioni del prossimo anno confermino quella che ancora oggi è una tendenza confortata dai sondaggi, ossia: i cittadini danno ancora la loro fiducia al centrodestra. E a proposito di elezioni la sinistra sputa fuoco e fiamme sulla nuova legge elettorale, testé approvata dal Parlamento, mentre è invece una buona legge che mira ad assicurare la governabilità, tanto necessaria all’Italia quanto l’ossigeno all’uomo, e consentirà all’elettore di scegliere, salvo il capolista, tra gli altri candidati proposti, riprendendosi un diritto che gli era stato tolto. È male questo?
Le tasse, la legge elettorale e il governo Meloni
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Politica
10 Ottobre 2026
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