Anno XI 
Mercoledì 15 Aprile 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
27 Agosto 2025

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Lo sgombero del Leonkavallo giunge al termine di vicenda che ritengo unica al mondo, e purtroppo paradigmatica di quella che è la realtà italiana, da decenni. Non credo che in un paese civile – in quelli incivili li ammazzerebbero, o ucciderebbero chi prova a sloggiarli – venga concesso a una frangia di persone di creare un’area franca, ove le leggi dello Stato possano essere sovvertite da quelle che la comunità “alternativa” ritenga adeguate alle proprie esigenze. Lo “Stato nello Stato”, in barba, sia chiaro, alle necessità altrui.
A proposito, era quello che le comunità palestinesi hanno tentato di costruire in Giordania – da cui sono state allontanate nel “Settembre Nero” del 1970 – e Libano, ove hanno distrutto quella ch’era la Svizzera del Medio Oriente. Forse per questo i gruppi al centro di queste “esperienze collettive”, danno tutto questo supporto ai ProPal.
La mia riprovazione – sia chiaro – vale per i collettivi della sinistra, come per la destra estrema di CasaPound. A favore di quest’ultima solo il fatto che, visto che ciò era concesso alla parte opposta, perché non approfittarne? 
Tra l’altro, nel loro atteggiarsi in modo apodittico contro il capitalismo, hanno agevolato imprenditori che continuano a comprare e vendere le strutture occupate dagli “alternativi”: tanto sarà lo Stato che non li sgombera a pagare i danni per il mancato guadagno ricavabile da un edificio. Che per affittarlo richiederebbe investimenti cospicui. E lo Stato magari paga tardi, ma paga sicuro, male che vada con la compensazione tributaria.
In quanto alle società che erogano acqua, luce e gas, dov’è il problema? Renzi ha messo in bolletta una quota che pagano gli onesti, per coprire le bollette non pagate dai morosi, fra i quali chi crea i Centri Sociali d’ogni colore.
Spicca, nel marasma generale, il sindaco milanese Sala, che si offende in quanto “non informato”. Di che dovevano informarlo?
Non era gente per cui sorgeva l’obbligo di cercare un tetto.
Non aveva competenze, a meno che non fosse stato necessario chiedergli “truppe” di Polizia Locale per esigenze di ordine pubblico.
Se informato, assai probabilmente avrebbe immediatamente riferito all’eurodeputato Majorino & Co.: è in ostaggio dopo la recente vicenda giudiziario-edilizia. Nel qual caso avrebbe perduto la residua fiducia delle Istituzioni provinciali.
È finita la stagione del Questore Achille Serra, poi Prefetto e deputato per FI, che sdoganò il concetto di permettere il Leonka per circoscrivere il problema, e magari infiltrarlo. Strategia validissima, ma insensibile verso le esigenze di chi, risiedendo nell’area, poteva non gradire certe situazioni e – senza esagerare nelle pretese – chiedeva solo che le leggi italiane trovassero unanime applicazione. E eliminare il Leonka – e possibilmente le altre centinaia d’analoghe strutture – non ritengo equivalga a sopprimere la libertà. Rappresenta solo quanto si possa attendere un cittadino che paga le tasse, rispetta le regole, e viene correttamente perseguito se non rilascia lo scontrino fiscale, o schiamazza ad ore proibite.
E poi, finiamola con l’arte!
Dante, Manzoni, Ungaretti, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, Caravaggio & C. non ebbero bisogno di un Leonka per affermarsi. OK, d’accordo, non tutti son grandi artisti riconosciuti in vita, c’è chi viene scoperto come tale dopo la morte e intanto ha il diritto di esprimersi, crescere e affermarsi. Bene! E allora perché i più fortunati, quelli che fatturano un botto come Fedez, non gliela fittano loro la location per coltivare passioni di così alto spessore. Perché le spese le deve affrontare l’uomo medio, l’uomo … qualunque? Quello che, alla fine, è come la formica, e nel suo piccolo … s’incazza.

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