Anno XI 
Lunedì 27 Luglio 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
05 Gennaio 2025

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In queste ore i media locali ci informano circa le gesta di alto valore civico compiute da un ignoto cittadino napoletano il quale, a sua cura e spese, ha pensato bene di tingere di bianco i paletti di tutela pedonale del proprio quartiere. A quanto pare si tratta di un dirigente d'azienda cinquantenne, con un figlio piccolo. Costui la mattina presto, prima di andare al lavoro, indossa tuta e mascherina e si mette a riverniciare i dissuasori scrostati e arrugginiti lungo le strade del Vomero. Con pronta e fervida inventiva i napoletani di quel quartiere collinare gli hanno affibbiato il nomignolo di "mister White". E’ dato solo sapere che questo  “eroe” civico viene apprezzato innanzitutto in famiglia e che per l’opera prestata suo figlio si è detto orgoglioso. Non è il caso di spargere troppe lodi per non rischiare di ammantare questo semplice, anonimo ed eloquente gesto, di una bolsa retorica, trasformando un atto spontaneo in una tipica oleografia partenopea, ossia un discorso in cui gli effetti descritti si trasformano in modo convenzionale e banale. Cosa altro è stata, in fondo, Napoli nel tempo se non una descrizione oleografica convenzionale che si riassumeva nella citazione di essere un paradiso abitato da diavoli? Il luogo incantato nel quale il popolo lazzarone era incline ad arrangiarsi per sopperire a croniche carenze sociali, con l’uso della vivida intelligenza e della fervida improvvisazione per superare sia i disagi che i bisogni? Mister White è l’esatto contrario: il bravo vomerese che esce dai canonici schemi dell’indolente, dello scostumato, dell’incitante al degrado morale e sociale. Eppure è napoletano. Non somiglia ai tipi che compaiono nella filmografia classica (il vice sostituto portiere di Luciano De Crescenzo, per esempio). Somiglia semmai a qualche personaggio di Eduardo nelle commedie più tragiche. Somiglia, per intenderci, a Don Gennaro il protagonista di "Napoli Milionaria", il napoletano abituato a lavorare e vivere del frutto del sudore della propria fronte, che non si fa abbagliare da quello che lo circonda, dai compromessi morali, dall’atavico lamento per quello che le autorità non fanno! Il solerte dirigente d’azienda che, armato di vernice e pennello, fa la propria parte, non inveisce, non maledice né giustifica il degrado urbano solo perché a Napoli così si usa fare. All'opposto, lancia un messaggio chiaro e incontrovertibile: diamoci da fare, alleniamo la nostra coscienza civica con l’esempio e solo dopo, al massimo, potremo contestare il potere costituito. Perché l’esempio porta con sé il messaggio, suona come una pubblica vergogna per gli amministratori comunali o circoscrizionali, per tutti coloro che dovevano denunciare e provvedere. E suona come mortificazione pure nei confronti di quelli che se ne infischiano, quelli che  per oltre la metà degli aventi diritto, non si sono recati alle urne e per quel settantacinque percento che non ha votato al ballottaggio per scegliere il sindaco. In breve per tutti coloro che potevano fare e non hanno fatto a differenza di coloro che invece di puntare il dito contro le istituzioni si sono sbracciati le maniche. Questo esempio, invero ancora molto raro occorre dirlo, viene da un partenopeo non da un "maitre à penser" di fuori né tantomeno da uno dei tanti, soliti sociologi e politologi che dissertano sui mali di Napoli senza mai approdare ad una conclusione. E’ vero che è beato quel popolo che non ha bisogno di eroi perché i problemi si risolvono ordinariamente nel normale funzionamento degli apparati municipali, ma è altrettanto assurdo che un popolo continui ad idolatrare Diego Maradona erigendogli altari e graffiti murari, senza però mai trovare il tempo né un minimo di passione civica per far valere i propri diritti innanzi alla autorità!! E tuttavia non è solo il popolo, la gente comune, ad aver colpe quanto quella massa di egregi professionisti, presente in ogni ramo dello scibile umano. Sono loro a latitare! Quanti di questi, infatti  spendono i propri talenti per la collettività,  sporcandosi di lavoro le mani nel politico e nel sociale? Chi se non loro dovrebbe aprire bocca e protestare? Élite parassitarie sotto il profilo sociale, che, neghittose e sussiegose, aspettano attoniti un nuovo Masaniello!! Attendono insomma che la rivolta la facciano quelli che stentano a vivere decentemente. Bisognerebbe che mister White segnasse con la vernice le porte di lorsignori, al Vomero, a Posillipo e negli altri quartieri residenziali, per indicare dove vivano questi soggetti per additarli alla collettività. Tutto sommato anche questo sarebbe un gesto inutile perché quello che manca, in fondo, è la coscienza del colibrì. Il piccolo uccello che portava poche gocce d’acqua per spegnere l’incendio della foresta. A chi lo ammoniva che era ben poca cosa, il volatile rispondeva: "Ciascuno di voi animali faccia quel che deve e quel che può". Solo così l’incendio potrà essere domato.

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