Anno XI 
Domenica 13 Settembre 2026

Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Politica
12 Settembre 2026

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Il rione di Pelleria è venuto a casa nostra, a Montuolo. A trovare me, un vecchio abitante del rione (scegliamo se dire pelleriese o pelleriano) e mia moglie Raffaella. È stato l’8 settembre, nel giorno che si celebra la natività della Madonna e all’Eremo di Rupecava si tiene una secolare manifestazione religiosa.
Erano una ventina, hanno parcheggiato la macchina nel nostro boschetto e poi si sono accomodati alla lunga tavola imbandita sul nostro prato. La giornata è stata bella e generosa. Sono arrivati verso le 16,30. Alle 16 era arrivato Stefano Buralli del famoso Bar Stella, che ci ha portato salatini, mignon e una grossa torta su cui stava scritto W gli amici. Prima di andarsene ha voluto assaggiare le focaccine preparate da mia cognata Adriana, moglie di mio fratello Mario, infarcite con speck dell’Alto Adige che ogni anno non ci fa mancare mia cognata Graziella, vedova del mio fratello più grande, Giuseppe. Erano così buone che ne ha mangiate due!
Sono tutti miei compagni di fanciullezza e di giovinezza. C’era anche Neva, di 92 anni!, la vedova del barbiere di Pelleria Valeriano Giambastiani, detto “Nano” (abbreviativo del nome, poiché non era affatto un nano, anche se non di alta statura), che aveva la sua bottega davanti alle Carceri. 
Una rimpatriata, come si dice, durante la quale la conversazione non è mancata nel ricordare anche quei lontani anni trascorsi in felicità e allegria. Anni formativi per noi, assieme alla forza che la vita di un rione popolare come quello di Pelleria ha saputo infondere in tutti noi.
Voglio segnalare 3 donne eccezionali che, oltre a mia cognata Adriana, hanno aiutato nel corso di questa festa. Sono state uguali a come sono sempre: generose, instancabili, allegre, come quando operano nel rione del quale sono, insieme a Bruno, delle autentiche architravi: Iva, moglie di Bruno Galli, pensionato della Sip; Piera, sua sorella e vedova del tappezziere Giuseppe Del Mastro e Carla, moglie di Piero Tarchiani, artigiano tra i più noti per l’eccellenza dei lavori nel campo delle imbiancature e verniciature.
C’era Giuseppe Papeschi, “Beppe”, grande imprenditore, ora ritiratosi in pensione, il quale nella sua azienda che costruiva macchine per cartiere assunse tanti giovani di Pelleria in cerca di lavoro. Un benefattore.
Ho conosciuto Piera (una bambina quando noi s’era ragazzi) la figlia di Pietro Menesini, detto Pietrone, che gestiva il Bar La Patria (ora chiuso) vicino alle Carceri, fratello di don Rolando. Vista la sua possanza, era uno dei barellieri fissi quando ogni anno, il Giovedì Santo, si teneva la processione del “Gesù Inalberato”, che da Pelleria attraversava la città, accolta da un nugolo di gente festosa. C’erano Luana, ancora giovanile e ciarliera, e Luciana, sua sorella più grande, vedova di una leggenda di Pelleria Giuseppe Poggiani, detto “Pino”, che fu dirigente della Società Lanerossi, ed era il fratello maggiore di un'altra leggenda di Pelleria, Vincenzo Poggiani, arrivato a diventare Vice-Direttore Generale della Cassa di Risparmio di Lucca. La famiglia Poggiani era di origine senese.
E Giancarlo Bartoli, in pensione da insegnante, che fu sempre vicino, come lo è ora, al rione? E Paola, moglie di Danio Spinelli e sorella di Roberto Del Bianco (entrambi, Danio e Roberto, non in buona salute), l’ultimo dei quali fu il primo maestro di mio figlio Stefano, quando fece la Prima elementare a Montuolo. Per non dire di mio fratello Mario, pensionato, come la moglie Adriana, della Banca d’Italia, ed ora scrittore prolifico.
Ancora una volta mi sono sentito fortunato. Pelleria è nel mio cuore e lo resterà per sempre, come nel mio cuore resteranno tutti i gli amici e le amiche che, in quello stupendo rione (a torto denigrato) sono stati ragazzi e giovani insieme a me.
Ora veniamo al rione. Ne ho scritto in un libro, “Il rione di Pelleria”, che descrive la vita che vi si conduceva negli anni 50/60 del secolo scorso. Oggi lo si può definire un documento storico.
Pelleria è il rione, che, fra tutti, è rimasto pressoché inalterato. Altri non ci sono più o sono stati trasformati dalla modernità. La sua strada principale, via Pelleria (fa parte del rione anche via San Tommaso a cui è intestata la chiesa), ha ancora intatte le strutture delle antiche botteghe degli artigiani, dove si esercitavano vari mestieri: l’imbianchino (chi non ricorda il popolano Lapini?), il piccolo impresario edile, il cromatore di metalli, il falegname, il cardatore della lana, il vernicista, il cenciaiolo, e così via. Un tempo erano occupati anche dalle botteghe che conciavano le pelli (da cui Pelleria).
Visitando Pelleria e osservando quelle botteghe (alcune delle quali trasformate in parcheggi privati) si avverte il profumo di un tempo che è rimasto lì, incontaminato e resistente alle forzature degli uomini. Pare un miracolo, e forse lo è. Ho saputo che il Comune di Lucca, o qualche azienda turistica ha inserito la visita del rione di Pelleria tra gli itinerari da offrire ai visitatori di Lucca.
Non posso che lodare l’iniziativa, che dimostra attenzione, e quasi una venerazione, di quel passato che ha resistito al tempo e agli uomini.
Ho cercato presso l’IA qualche notizia sul rione di Pelleria, e sapete che cosa ne è uscito fuori? Che l’IA ha assorbito e ne dà, dunque, notizia, la leggenda che scrissi (contenuta nel mio: “Lucchesia bella e misteriosa. Storie e Leggende”) intitolata “La miracolosa fontana di Pelleria”. Ecco cosa scrive l’IA: “La leggenda della fontana: il rione è famoso per una leggenda legata a una sua antica fontana. Si diceva che la sua acqua donasse e mantenesse la bellezza, ma che il prodigio funzionasse solo per le donne nate nel rione.”. Proprio così.

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