Anno XI 
Martedì 28 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
02 Settembre 2025

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Ero giovane capitano quando ebbi l’onore, per due anni, di scortare il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. In un’occasione lo seguimmo ai Leoni d’Oro di Venezia, ove assistette alla proiezione – fuori concorso – di “Orfeo”. Il regista era lo svizzero Claude Goretta, la cui famiglia italica aveva creduto bene di svizzerizzare il cognome Goretti cambiandone la vocale finale.
A fianco a “Kossiga” era il grande critico cinematografico istituzionale, Gian Luigi Rondi, da Tirano (SO). 
Compresi perché l’opera fosse fuori concorso. S’ispirava al mito greco di Orfeo e Euridice. Lui, poeta e cantore antesignano di Omero, discese agli inferi per recuperare l’amata Euridice morta prematuramente. La storia ha più finali e uno prevede che Orfeo abbia cambiato gusti sessuali per non tradire la memoria dell’amata, e sia stato ucciso dalle donne degli uomini che riuscì a convincere delle nuove prospettive di vita, rimaste evidentemente prive di qualcosa. Credo fossero antesignane dei fasci di combattimento, ovviamente. 
Il film doveva esser costato due soldi. Una parte si svolgeva in barca a remi sul mare, quest’ultimo rappresentato da fogli e fogli spiegazzati di cellophane azzurro. L’altra frazione si sviluppava nell’Ade, il triste aldilà dei greci, rappresentato a sua volta da fogli e fogli spiegazzati di cellophane nero. All’intervallo eravamo rimasti Cossiga, noi della scorta, e altri due o tre. Pure G.L. Rondi s’era eclissato. Poi disse che l’aveva disturbato il gracchiare dei nostri walkie-talkie – a uno di noi s’era staccato il jack dell’auricolare e deliziò la platea con una improvvida chiamata di controllo – inconveniente che il buon Cossiga liquidò paternamente con un sorriso e quattro parole “Ssonno i mmiei Raggazzzi”, ma evidentemente non fu apprezzato dal Rondi. 
Oggi del film si parla pure su Wikypedia, e magari qualcuno potrebbe credere sia un capolavoro, ma v’assicuro che – al confronto – “La corazzata Potëmkin” diretta nel 1925 dal “Maestro” Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, come ricordava il mitico ragionier Fantozzi, era uno spasso.
A questo ho pensato nell’assistere, alcuni giorni fa, ai cineasti italici pro-Pal assiepatisi in quel di Venezia. Finito Bezos e il suo fantastiliardario matrimonio, sono in cerca, evidentemente, di altro per rompere i corbelli al prossimo. Questa volta invitando a boicottare attori e artisti ebrei, che a Gaza non hanno manco fatto un selfie. 
Immaginiamo cosa significhi per questi “artisti” convenuti in laguna, dover trascorrere ore in sale tendenti a svuotarsi, per assistere a mediocri film o – peggio ancora – aver lavorato a uno di questi mediocri film e vedere che in sala si resta malinconicamente da soli. 
E per questo spettacolo un po’ così – invito a leggere i vincitori degli ultimi 10 anni, beh, non è che abbiano lasciato tracce indelebili – perdersi la regata con Greta verso l’arresto certo, sul mare di Gaza, quello fatto d’acqua salata, non di cellophane azzurro. C’è di tutto e di più per far casino con striscioni e slogan e ritardare a prendere posto nelle poltroncine. Dove non puoi abbuffarti di pop-corn e coke – junk-food da proletari – e Venezia non è per i peones.  
Per non parlare dei rubinetti che progressivamente si van chiudendo, anemizzando i flussi senza fine di fondi, targati “MinCulPD”, per settore artistico fallimentare. Inutile girarci attorno, se gran parte delle pellicole non riportano a casa i soldi spesi per produrle, vuol dire che son dei flop che non dovevano essere prodotte. A proposito: smettiamola con l’arte da difendere! Se non si regalano colori e tele a pittori incapaci, e blocchi di marmo di Carrara a scalpellini inutili, non capisco perché si debba dar da vivere a chi ritiene di essere un artista del cinema, ma non riesce a convincere un dotto e inclito pubblico di tali sue qualità.
E allora si spiega tanto rosicamento, tale da trasformare una kermesse del bel mondo – del quale non m’interessa minimamente – in manifestazione di protesta. Insomma, il rilassato e radical-chic operaio medio del cinema, ne ha ben donde per irritarsi: se non trova un seggio, anche in un Consiglio Comunale, gli tocca mettersi a lavorare, non essendo sopravvissuto il RdC, la chimera evocata da Giuseppì. E il seggio si trova mettendosi in evidenza. 
Sempre a proposito, però, mi pare che siano un po’ indietro, i cineasti, come gran parte delle loro pellicole.
Non sanno che manifestare pro-Pal non basta, occorre anche celebrare i terroristi delle Brigate Rosse, come la Professoressa Donatella Di Cesare.

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