Anno XI 
Lunedì 28 Settembre 2026

Scritto da Francesca Ricci
Politica
28 Settembre 2026

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Link al video completo: https://www.youtube.com/watch?v=4x7qMKgO6mk

Si comincia con le sezioni elettorali da verificare e si finisce a parlare di un Paese in cui i partiti si riuniscono sempre meno, i leader contano sempre di più e molti cittadini, nel dubbio, il giorno delle elezioni restano a casa. La conversazione tra Mariella Bonacci e l’avvocato Massimiliano Baldini, nel dodicesimo appuntamento di In Voce Veritas, prende questa strada senza forzature: basta seguire le domande.

Per Baldini è la seconda intervista sul canale, dopo la quale il confronto con Bonacci diventa un appuntamento fisso. Lui porta la sua esperienza di avvocato e di uomo politico; lei lo lascia spiegare, poi lo ferma appena sente che un passaggio merita di essere tradotto nella lingua di chi avvocato non è. Ne nasce uno scambio vivace, con qualche disaccordo e nessuna voglia di far finta che le questioni complicate abbiano risposte facili.

Le elezioni non sono una partita di calcio

La notizia del giorno arriva da Viareggio: il TAR Toscana ha disposto verifiche sul procedimento elettorale in quattro sezioni, in seguito al ricorso della candidata sconfitta. Baldini invita a non trasformare la vicenda in una gara tra tifoserie. L’amministrazione resta in carica durante le verifiche; chi ha presentato ricorso esercita un diritto e chi difende il risultato ha diritto di farlo a sua volta.

Il punto, sostiene, è accertare che le regole siano state rispettate. Sembra una considerazione ovvia, finché non si ascolta il tono che spesso prendono le discussioni politiche: se una verifica favorisce la propria parte, è una battaglia per la legalità; se favorisce l’altra, diventa improvvisamente un fastidio. Baldini, che ha vissuto in prima persona un contenzioso elettorale, chiede di tenere il giudizio sospeso e lasciare che il procedimento faccia il suo corso.

La Bonacci lo segue, ma solo fino a un certo punto. Perché il funzionamento della giustizia solleva un’altra domanda, molto meno locale.

Il giudice decide. Poi un altro decide diversamente

«Com’è possibile?», chiede in sostanza Bonacci. Una sentenza dice una cosa, quella successiva può dirne un’altra: per chi cerca giustizia, dove sta la certezza?

Baldini spiega che i casi concreti sono complessi, le norme si intrecciano e i giudici possono valutare diversamente lo stesso elemento. I gradi di giudizio consentono di riesaminare una decisione. Si tratta di una spiegazione comprensibile; Mariella, però, insiste sulle conseguenze per le persone. Tra ricorsi, spese e attese, avere ragione alla fine può diventare un percorso estenuante, e l’ultima sentenza chiude la controversia, senza cancellare necessariamente ogni dubbio su come sia stata interpretata.

In questo passaggio l’intervista trova il suo ritmo migliore. Baldini conosce le procedure dall’interno. Bonacci continua a chiedersi come appaiano a chi le incontra per la prima volta, magari in un momento difficile.

Centosessanta voti, e tutti quelli che mancano

La conversazione torna poi al risultato elettorale. Baldini ricorda che la vittoria a Viareggio è arrivata con un margine di circa 160 voti, mentre l’affluenza è rimasta sotto la metà degli aventi diritto. Il margine ristretto spiega la tensione politica; l’astensione, invece, apre una domanda più grande.

Bonacci fa notare quanto sia difficile invitare i cittadini a partecipare quando poi assistono ad accordi che faticano a riconoscere. Baldini critica l’alleanza tra forze che per anni si erano trovate su fronti opposti e la descrive come una «fusione a freddo», è il suo giudizio politico, netto. Il problema posto da Mariella, tuttavia, va oltre quell’accordo: quanto può durare la fiducia di un elettore, se chi ha votato cambia strada senza spiegargli bene perché?

Baldini chiede ai partiti di prendere sul serio l’astensione e ai cittadini di non abbandonare la vita pubblica. Bonacci capisce l’invito, ma non offre scorciatoie a chi fa politica. Prima di domandare alle persone perché non votano, forse bisognerebbe ascoltare la risposta senza offendersi.

I partiti senza persone e i leader sempre in vetrina

Qui il confronto si allarga davvero. L’avvocato ricorda le riunioni di partito, le sezioni, il tempo speso a discutere prima di scegliere una linea. Bonacci pensa ai rappresentanti che si incontravano per strada, parlavano con gli abitanti di un quartiere e continuavano a farsi vedere anche lontano dalle elezioni. Nessuno idealizza il passato: le discussioni erano lunghe, le rivalità non mancavano e gli accordi si facevano anche allora. Però qualcuno, almeno, doveva affrontare una stanza piena di persone pronte a dissentire.

Oggi, osserva Baldini, molte decisioni maturano tra pochi dirigenti. Intanto la figura del leader occupa sempre più spazio: trascina i voti, orienta le candidature, a volte finisce addirittura per coincidere con il partito stesso. Bonacci rincara con una battuta che fa sorridere solo a metà: più che politici, certi protagonisti sembrano influencer. Funzionano benissimo finché attirano attenzione; resta da capire chi, nel frattempo, ascolti le persone.

La politica, dice la padrona di casa durante l’intervista, non si fa soltanto nelle istituzioni. La si incontra anche nelle scelte di ogni giorno, perfino andando a comprare il pane. Baldini, che continua a seguire le notizie del territorio prima di entrare nel suo studio legale, è d’accordo: lasciare un incarico non significa smettere di essere cittadini.

Forse è proprio questo il filo che tiene insieme un ricorso elettorale, le alleanze, i partiti e l’astensione. Le regole permettono di verificare un voto e i tribunali possono risolvere una controversia. Il rapporto con gli elettori, invece, si costruisce prima di chiedere il loro voto e si mantiene, soprattutto, dopo averlo ottenuto.

Link al video completo: https://www.youtube.com/watch?v=4x7qMKgO6mk

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