I gruppi di maggioranza respingono con fermezza le accuse di scarsa trasparenza rivolte all’amministrazione in merito alla decisione di discutere in seduta segreta la mozione riguardante un assessore comunale. Non c’è stata alcuna volontà di sottrarre qualcosa alla città, né tantomeno di impedire il confronto politico. C’è stata semplicemente l’applicazione delle regole.
Il parere espresso dal Segretario generale del Comune è estremamente chiaro: lo Statuto stabilisce come principio generale la pubblicità delle sedute, ma il Regolamento consiliare prevede espressamente la possibilità della seduta segreta in situazioni particolari. Nel caso in questione, la mozione chiede ai consiglieri di esprimere valutazioni sulle qualità, sui comportamenti e sull’adeguatezza personale e istituzionale di una singola persona. Il Segretario generale richiama inoltre due pareri del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, secondo i quali la pubblicità può essere derogata quando si affrontano questioni riguardanti singole persone e sussiste un’effettiva esigenza di riservatezza, nonché quando il Consiglio è chiamato a formulare apprezzamenti o giudizi discrezionali sulle qualità o sugli atti di una persona.
Per questo riteniamo del tutto strumentale rappresentare la seduta segreta come un espediente per nascondere qualcosa. E consideriamo ancora più grave che il confronto politico possa degenerare fino ad arrivare ad accuse e parole come “delinquenti”, come si è sentito urlare in aula. Il dissenso, anche durissimo, è legittimo. La delegittimazione personale e l’insulto non possono invece sostituire il confronto sui fatti e sulle regole.
C’è poi un limite che, per noi, dovrebbe essere condiviso da tutti: il dolore delle famiglie e la scomparsa di giovani vite non possono diventare strumenti della contrapposizione politica. Vicende umane così dolorose meritano rispetto, misura e responsabilità. Utilizzarle per alimentare uno scontro che riguarda altri fatti, altre responsabilità e altre valutazioni significa sovrapporre piani che devono restare distinti. Quei ragazzi e il dolore delle loro famiglie non hanno nulla a che vedere con una battaglia politica sulla permanenza o meno di un assessore in Giunta.
La maggioranza non intende sottrarsi a nessun confronto. Lo farà nelle sedi previste, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie posizioni, ma senza accettare che il rispetto di una disposizione regolamentare venga trasformato nell’accusa di voler mettere il silenziatore al Consiglio comunale.
Va ricordato, inoltre, un altro elemento istituzionale essenziale. La mozione può legittimamente esprimere una valutazione politica del Consiglio, ma il rapporto fiduciario dell’assessore è con il sindaco, che lo nomina e al quale l'ordinamento attribuisce il potere di revoca. Il Consiglio può dunque esprimere la propria posizione politica, ma il voto su una mozione non si sostituisce alle prerogative che la legge attribuisce al sindaco. E proprio perché non abbiamo nulla da nascondere, riteniamo importante che siano conosciute le ragioni della scelta compiuta: non una decisione presa per convenienza politica, ma un'indicazione fondata sul Regolamento comunale e supportata dai richiami del Segretario generale ai pareri del Ministero dell’Interno e alla giurisprudenza. La Commissione Capigruppo si è peraltro espressa nel senso dello svolgimento in forma segreta della parte della seduta dedicata alla mozione.
La trasparenza non significa ignorare le regole. Significa rispettarle, spiegare le proprie decisioni e assumersene pubblicamente la responsabilità. È esattamente ciò che questa maggioranza sta facendo.
Seduta segreta, la maggioranza: "Le regole si rispettano anche quando non fanno comodo"
Scritto da Redazione
Viareggio
21 Settembre 2026
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