Anno XI 
Giovedì 23 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
22 Gennaio 2026

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Un tempo lo staff politico di un parlamentare si dedicava a consigliare le mosse da eseguire e a tenergli l’agenda degli impegni. Oggi, in tempi di sovrabbondanza d’informazioni, una cospicua pattuglia di portaborse trascorre il tempo a scoprire cosa abbia detto un giorno il nemico di turno. Il tutto nell’assunto che sia vietato rivedere le proprie posizioni, e magari che, detta una MINKIATA, sia per sempre. Come il diamante. La caccia alla frase dell’avversario serve anche per impiegarla – decontestualizzata o privata di altri elementi dialogici fondamentali – per far dire il contrario di ciò che aveva sostenuto in realtà. Per cui sarebbe saggio non credere a nessuna accusa lanciata dai media. Se tutti lo facessero ci sarebbe meno bisogno di far disinformazione. Ma siccome nei “tutti” è elevata la percentuale di pesci pronti ad abboccare all’amo, inutile sperare.

Avviene così che si strombazzi che il dr. Gratteri – da un po’ innegabile alfiere del “NO” sulla separazione delle carriere – abbia un tempo proposto che al Consiglio Superiore della Magistratura si accedesse per estrazione a sorte. Ovvero ciò che oggi combatte con vigore.

Beh, dico, ma uno non può cambiare opinione? Come se la capacità di rivedere le proprie posizioni non sia un indice d’intelligenza e flessibilità. Solo i cretini rifiutano di farlo di fronte a delle evidenze, fermo restando che esse mai avranno valore assoluto. Per il semplice principio filosofico che vuole che l’unica verità assoluta sia che tutto è relativo. Per cui ci sta che un soggetto veda come fumo negli occhi separazione di carriere e estrazione a sorte dei membri del CSM. E che per un altro sia l’unica strada per avere una giustizia migliore.

Così il dr. Gratteri, attaccato dai “rinfacciatori seriali”, minaccia querele, e a mio parere ci perde. Cosa querela? Che qualcuno abbia travisato il suo antico pensiero? Che qualcuno dica che un tempo lui non la pensava come la pensa ora? E che dovrebbero fare gli eredi di Falcone allora? Denunciarlo per aver travisato, se non alterato radicalmente, il pensiero del grande – lui sicuramente, senza nulla togliere ad altri – magistrato, arruolandolo coattivamente nel fronte del NO?

Per questo, una volta raccolte le idee e tirate le somme, giungo ad alcune conclusioni.

PRIMO: Separare le carriere non risolve molto, ma l’estrazione a sorte dei membri dei 2 CSM sicuramente indebolisce le correnti ideologizzate della Magistratura. Entrambe le misure, tuttavia, non mettono un freno a frange che usano il notevole potere conferito dall’aver vinto un concorso, a favore dei propri referenti politici e delle proprie sacrosante idee. Che però dovrebbero soggiacere alla legge, e non far soggiacere questa alla loro vision.

SECONDO: Non interessa a nessuno il contenuto del quesito referendario. Il vero obbiettivo di ciascuno schieramento è far cadere l’esecutivo, o restare al governo. E questo non è negativo, ma normale.

TERZO: Il panorama internazionale ci dice che la separazione delle carriere non appartiene ai totalitarismi, e la storia conferma che un tempo la politica italiana, nella sua interezza, era a favore di tale riforma.

QUARTO: Considerato che il numero dei bites della nostra memoria è quello che è, e con l’età si peggiora, suggerisco di non perdere tempo a ricordare cosa dicano o abbiano detto Pinco & Pallino. Meglio concentrarsi su quale sia il proprio ideale d’Italia, oggi come mai divisa fra un modello di destra e uno di sinistra (rigorosamente in ordine alfabetico). E votare di conseguenza.

QUINTO: A fronte del fatto che in genere chi governa perde consensi, e che l’italiano sia elettore volubile, questo governo – ed è indiscusso il merito del PdC Meloni nel tenerlo unito – dai sondaggi ha riscontri positivi, cui si uniscono i risultati economici e la credibilità all’estero. Certo, si potrebbe far di meglio. Ma questo è normale e vale per tutti. Peraltro non è il topolino che si potrebbe apprestare a partorire il referendum che risolverà alcune discrasie della giustizia italiana. Che non le fanno bene e le hanno fatto perdere credibilità. Se in futuro l’elettore non vedrà altro, potrebbe “indispettirsi”.

SESTO: Da come si sono delineate posizioni e idee, ci sta che altre modifiche all’ordine siano in gestazione a destra. Una seria responsabilità disciplinare comprendente danni da pagare anche attraverso assicurazione, come avviene a medici e esercenti professioni sanitarie, per esempio. O procedure di selezione più accurate, finalizzate a scongiurare che invece di persone equilibrate e davvero equidistanti fra le parti, siano immessi nell’Ordine elementi che non possano proprio fare a meno d’essere influenzati dal proprio credo politico. Ritengo che anche a sinistra certi concetti siano condivisi. Ma c’è la forza per perseguirli?

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