Anno XI 
Mercoledì 30 Settembre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
30 Settembre 2026

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Al termine della recente tornata elettorale calabra, utile per assegnare il seggio rimasto vacante a seguito dell’elezione a Sindaco di Reggio di Francesco Cannizzaro (FI), abbiamo assistito al solito peana di vittoria generalizzato e, per questo, parzialmente immotivato. Fra le tante celebrazioni, a mio parere improvvide, una merita attenzione.

La secca vittoria del centro-destra, con il 51% per cento dei voti, ha fatto subito dire a Stefania Craxi, capo-gruppo al Senato di FI per grazia berluschide, che il CDX può andare avanti da solo, e non aver bisogno della stampella FN.  

Ovvio: l’astio generalizzato verso la nuova formazione “acchiappa parlamentari e consiglieri regionali d’altri” impone certi atteggiamenti, cui s’unisce una minore attenzione mediatica, che Vannacci deve conquistarsi a suon di entrate a gamba tesa su aborto e gonne, all’insegna del “purché parlino di noi”. Salvo poi ricorrere alle precisazioni, sperando di metterci la “pezza a colore”.

Passiamo ora alla dotta dissertazione della Stefi, “nata imparata” come si dice a Roma, per virtù di nascita … non so come si dica a Milano, ma ritengo vi sia analoga espressione per indicare gli unti dal Signore – o dal padre – che per grazia divina entrano in Parlamento, nulla avendo compiuto di commendevole prima.

Alle comunali il citato Cannizzaro s’era imposto con il 65,68% dei voti, anche se i votanti rappresentavano la sola città capoluogo, mentre questa volta si è espresso il 22% del popolo sovrano (?) della città metropolitana di Reggio, includente una settantina di altri piccoli comuni.

Stavolta il CDX ha spuntato il 51 e passa %, e FN circa l’11%: sommandoli siamo quasi ai valori delle comunali di Reggio

Beh, in regione a stragrande maggioranza di CDX, come dimostra la recente rielezione del presidente Occhiuto, pochi erano i dubbi che potesse esserci una sorprendente vittoria del CSX. Ma in ottica nazionale gli equilibri a destra non son mica così rassicuranti. Magari a Reggio e nel reggino si può far a meno di FN, ma stiamo parlando di una delle oltre 100 province della nostra bell’Italia. Altrove, ove la maggioranza di governo gode vantaggio minore, quando non è costretta a inseguire, perdere pezzi con FN non è poi così indolore.

Va da sé che la Stefi abbia cercato d’infinocchiare l’elettore – né dotto, né inclito – seguendo ragionamento che l’avvicina alle posizioni del dotto Bonaccini, che postula che l’elettore di destra sia un ignorante stupidotto.

Invece c’è da preoccuparsi eccome, fra Palazzo Chigi e i FabFour al governo. Comprensibile che FdI non voglia dare spazio a chi rafforzerebbe le posizioni della Lega su guerra in Ucraina e remigrazione. Che FI veda con terrore l’erosione fagocitante di FN sui suoi quadri, e la possibilità che in una coalizione debba cedere il 2° posto più o meno alla pari con la Lega, al terzo incomodo.

Che “Noi Moderati” faccia ciò che è: la succursale di FI.

Ma se nel 1927 le politiche vedessero il trionfo del Campo Largo, che si pappa il bonus di maggioranza, credo sia semplice ipotizzare gli sviluppi.

  1. Ridimensionamento di FdI, cui gli elettori potrebbero far pagare la débâcle, come fecero con Salvini e la Lega. Che facendo cadere il governo “Conte 1” regalarono quasi 4 anni di governo al PD, sconfitto alle politiche ma capace di accaparrarsi ministeri strategici.
  2. Esclusione dal governo per 15-20 anni del CDX e fine dei sogni di gloria.
  3. Presidente della Repubblica eletto fra 2028 e 2029, nella cerchia dei candidati individuati fra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. Con la possibilità Renzi riesca a dire la sua. Con l’occupazione della casella, governi tecnici assicurati qualora il Campo Largo si sfaldasse com’è logico accada.
  4. Possibile spinta a salire di FN, per via della rabbia dell’elettore di DX, una volta compreso quanto indicato sopra.
  5. Ricerca da parte di FI e “Lupetti” di riposizionarsi con Calenda e Renzi, perdendo però l’abitudine a stare al governo, sinora più o meno sempre garantita fra alleanze spurie e maggioranze di larghe intese, utili solo ad occupare poltrone.

Insomma, un suicidio politico di cui sarebbe arduo attribuire la colpa tutta a FN, atteso che si litiga e si fa la pace sempre in almeno due.

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