Anno XI 
Venerdì 24 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
15 Agosto 2021

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Uno striscione affisso sulla saracinesca del Caffè Di Simo per omaggiare la figura di Alfredo Caselli nel centenario della morte del mecenate amico di Puccini. È l’iniziativa del gruppo Difendere Lucca, che sottolinea l’assenza, ancora una volta, dell’amministrazione comunale guidata da Tambellini e Raspini di fronte a un evento di rilevante portata culturale e identitaria per Lucca: “dal Comune nessuna iniziativa, la povertà culturale di Palazzo Orsetti è disarmante”.

“Difendere Lucca ha deciso di fare uno striscione in memoria di Alfredo Caselli - dichiara in una nota il movimento - per rendere omaggio ad un grande lucchese, animatore della vita culturale cittadina a cavallo tra i due secoli precedenti e amico intimo di Giovanni Pascoli e Giacomo Puccini. Caselli, morto a San Pellegrino il 15 agosto del 1921, è stato anche il gestore e animatore del Caffè Caselli, il locale fondato dal padre Carlo, divenuto successivamente Di Simo, vergognosamente chiuso e sottratto sia ai lucchesi che ai visitatori ormai da anni”.

“Proprio per questo - prosegue la nota - abbiamo deciso di scegliere simbolicamente il Caffè Di Simo, perché riteniamo doveroso arrivare ad una sua riapertura in tempo per l’altro importantissimo centenario: quello della morte del maestro Puccini. A tal fine, invitiamo il Comune a prendere in considerazione la proposta del nostro consigliere Barsanti, che porterà la proposta di utilizzare i soldi arrivati alla Fondazione Puccini grazie all’accordo con Casa Ricordi, per sbloccare definitivamente il destino del glorioso locale e restituirlo alla città e al mondo”.

“Davanti a tutto ciò registriamo ancora una volta - conclude Difendere Lucca - l’inerzia e l’inadeguatezza della giunta Tambellini, la quale non solo non ha fatto niente in nove anni per il Di Simo, ma ha totalmente ignorato il ricordo di questo illustre concittadino. Una giunta la cui mediocre politica culturale ha addormentato la città, ha fatto fallire la candidatura a Capitale della Cultura 2024 e ha lasciato la cultura in mano ai "pasdaran” dell'assessore Vietina, che inventa festival ideologici e politicizzati ai quali la Fondazione, ormai soggetto politico vero e proprio, strizza l’occhio con i soliti finanziamenti. Un buio culturale dal quale dobbiamo far uscire la nostra città”.

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