Isola d’Elba, 26 febbraio 1815. Dopo dieci mesi di esilio imposti dal Trattato di Fontainebleau, Napoleone si imbarca sulla Inconstant e salpa verso la Francia. Ha inizio l’ultima fase della sua parabola politica: i Cento Giorni. Tornato al potere, tenta di rassicurare le potenze europee dichiarando il rispetto degli equilibri stabiliti dal Congresso di Vienna, ma la diffidenza delle monarchie restaurate è immediata e totale.
Il 18 giugno 1815, nella battaglia di Waterloo, Napoleone viene sconfitto dalle truppe prussiane, olandesi e britanniche, comandate da sir Arthr Wellesley primo duca di Wellington segnando la fine definitiva del suo potere. Dopo un vano tentativo del luglio 1815 di raggiungere gli Stati Uniti, si consegna agli inglesi. Inizia così il suo ultimo viaggio.
Trasportato prima a Plymouth a bordo della Bellerophon e poi, dal 7 agosto, verso la remota isola di Sant’Elena, viene confinato a Longwood House, dove trascorre gli ultimi anni in isolamento e sotto stretta sorveglianza. In questa condizione estrema prende forma il suo ultimo grande progetto politico e personale: la costruzione della memoria. Dettando le proprie riflessioni a Emmanuel de Las Cases e ad altri fedeli collaboratori, dà vita al Memoriale di Sant’Elena, un’opera che non è soltanto autobiografia, ma una precisa operazione di autorappresentazione storica. La sconfitta diventa destino, l’esilio testimonianza, la caduta una forma di grandezza.
La sua formazione aveva già orientato profondamente pensiero e azione: il legame con la madre, la disciplina interiore intesa come cultura della resistenza, e soprattutto la lettura degli autori antichi — in primo luogo Plutarco — che costituì per lui una guida morale e un modello di grandezza eroica.
Il 5 maggio 1821, a Longwood, Napoleone muore probabilmente a causa di un’ulcera allo stomaco. È sepolto sull’isola, nonostante il desiderio di riposare sulle rive della Senna. Solo nel 1840, grazie all’intervento di Luigi Filippo I, le sue spoglie vengono rimpatriate: a Parigi, con solenni cerimonie, il feretro attraversa la città fino all’Hôtel des Invalides, dove ancora oggi riposa sotto la cupola dorata.
È tuttavia a Sant’Elena che si compie la trasformazione più duratura: quella dell’uomo in mito. Privato del potere, Napoleone vince sul terreno della memoria, consegnando alla storia un’immagine destinata a superare la sua stessa esistenza A oltre due secoli dalla sua morte, la domanda di Alessandro Manzoni continua a interrogarci. Una certezza, però, rimane: Napoleone Bonaparte non fu soltanto generale e imperatore, ma uno dei principali artefici della modernità europea, capace di trasformare la propria vicenda in un’eredità storica e politica destinata a durare ben oltre il suo tempo.



